Istat: nel 2021 arriva la ripresa, ma sarà meno forte del previsto

L’Istat ha aggiornato le previsioni relative all’economia italiana sia per la chiusura del 2020 sia per il 2021, rivedendo al ribasso in entrambi i casi le stime di giugno.

In particolare il 2020 dovrebbe chiudersi con un calo dell’8,9% del Pil (era -8,6%), mentre il 2021 dovrebbe far registrare una crescita del 4% (era 4,6%).

Secondo l’Istituto, “l’attuale quadro previsivo risulta fortemente condizionato dall’evoluzione dell’emergenza sanitaria e dalla disponibilità e dalla tempistica di somministrazione del vaccino. Allo stesso tempo la definizione delle misure legate al Recovery and Resilience Facility Program potrebbero rappresentare un ulteriore e robusto stimolo agli investimenti”.

Che cosa sta succedendo all’economia italiana

Nel terzo trimestre il Pil italiano, analogamente a quello dei principali paesi europei, ha segnato una marcata ripresa (+15,9% rispetto al trimestre precedente), diffusa a tutti i principali settori economici. Il rimbalzo del valore aggiunto rispetto ai tre mesi precedenti ha assunto intensità elevate nell’industria in senso stretto (+30,4%) e nelle costruzioni (+45,9%), con risultati ampiamente positivi anche nel commercio, trasporto, alloggio e ristorazione (+25,6%). Il miglioramento dei ritmi produttivi non ha comunque permesso il recupero dei livelli pre-crisi.

A novembre tuttavia l’indice di fiducia delle imprese segna un deciso peggioramento (circa 10 punti in meno rispetto a ottobre) interrompendo la fase di recupero avviatasi a maggio.

Le informazioni disponibili per il quarto trimestre sarebbero coerenti con una diminuzione congiunturale del Pil, interrompendo il processo di recupero dell’attività avviatosi a partire da maggio.

In media d’anno il Pil segnerebbe un deciso calo rispetto al 2019 (-8,9%), influenzato dalla caduta della domanda interna che, al netto delle scorte, contribuirebbe negativamente per 7,5 punti percentuali e in misura minore, dalla domanda estera netta che fornirebbe un contributo negativo pari a 1,2 p.p. Anche le scorte fornirebbero un contributo negativo seppure limitato (-0,2 p.p.). Il progressivo rilascio delle misure di contenimento porterebbe a una ripresa dei ritmi produttivi a partire dai primi mesi del prossimo anno. Nel 2021 il Pil è previsto aumentare (+4,0%) sostenuto dal contributo della domanda interna al netto delle scorte (per 3,8 punti percentuali) e dalla domanda estera netta (per 0,3 punti percentuali).

In particolare nel 2020 la caduta del Pil sarà determinata prevalentemente dal calo della domanda interna al netto delle scorte (-7,5 punti percentuali); anche l’apporto della domanda estera netta e della variazione delle scorte risulterebbero negativi (rispettivamente -1,2 p.p. e -0,2 p.p.).

Nel 2021, il contributo della domanda interna tornerebbe positivo (+3,8 p.p.), cosi come quello della domanda estera netta (+0,3 p.p.) mentre le scorte fornirebbero un marginale contributo negativo (-0,1 p.p.).

Quanto ai consumi, l’evoluzione in termini reali della spesa privata (famiglie e Istituzioni sociali private) e quella degli investimenti registrerebbero una forte contrazione nell’anno corrente (rispettivamente -10,0% e -10,1% nel 2020) con un incremento del 4,5% e del 6,2% nel 2021; la spesa delle amministrazioni pubbliche aumenterebbe con intensità differenziate nei due anni (+2,0% e +0,1%).

Prospetto 1. Previsioni per l’economia italiana – Pil e principali componenti

2018 2019 2020 2021
Prodotto interno lordo 0,9 0,3 -8,9 4,0
Importazioni di beni e servizi fob 3,5 -0,6 -14,0 10,0
Esportazioni di beni e servizi fob 2,2 1,0 -16,4 10,2
DOMANDA INTERNA INCLUSE LE SCORTE 1,3 -0,1 -8,0 3,9
Spesa delle famiglie residenti e delle ISP 0,9 0,4 -10,0 4,5
Spesa delle AP 0,2 -0,2 2,0 0,1
Investimenti fissi lordi 3,1 1,6 -10,1 6,2
CONTRIBUTI ALLA CRESCITA DEL PIL        
Domanda interna (al netto della variazione delle scorte) 1,1 0,5 -7,5 3,8
Domanda estera netta -0,3 0,5 -1,2 0,3
Variazione delle scorte 0,1 -0,7 -0,2 -0,1
Deflatore della spesa delle famiglie residenti 1,0 0,5 0,0 0,6
Deflatore del prodotto interno lordo 1,0 0,7 1,1 0,8
Retribuzioni lorde per unità di lavoro dipendente 1,7 1,2 1,1 0,3
Unità di lavoro 0,7 0,2 -10,0 3,6
Tasso di disoccupazione 10,6 10,0 9,4 11,0
Saldo della bilancia dei beni e servizi / Pil (%) 2,4 3,1 3,0 3,4

Anni 2018-2021, valori concatenati per le componenti di domanda; variazioni percentuali sull’anno precedente e punti percentuali

Consumi e investimenti

Per quanto riguarda i consumi, dopo il marcato rallentamento della prima parte dell’anno, la spesa delle famiglie sul territorio economico ha segnato un deciso aumento congiunturale nel terzo trimestre (+15,0%) sostenuto dalla ripresa degli acquisti di beni durevoli e servizi (+46,8% e +16,4% rispettivamente). Anche considerando complessivamente i primi tre trimestri dell’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, la caduta della spesa per consumi (-10,6%) è il risultato della contrazione di quelli in beni durevoli, semidurevoli e dei servizi (rispettivamente -15,9%, -16,4% e -14,8%) e di quelli in beni non durevoli (-2,7%).

In questo contesto, la ripresa dei contagi è attesa influenzare negativamente i prossimi mesi anche se i provvedimenti varati dal Governo dovrebbero consentire una parziale tenuta dei redditi e un contenimento della disoccupazione. Tuttavia, i dati sulla fiducia di novembre mostrano un generalizzato peggioramento, che ha interessato con maggiore intensità le attese sulla situazione economica e sulla disoccupazione.

Per il 2020, si prevede un’ampia riduzione dei consumi dei privati in termini reali (-10,0%) accompagnata da un deciso aumento della propensione al risparmio. Nel prossimo anno la ripresa dei consumi sarà contenuta, condizionata dalla fase di transizione del recupero delle spese nei servizi e della progressiva riduzione dell’incertezza legata all’evoluzione del virus. Nel 2021, è prevista una ripresa della spesa delle famiglie (+4,5%).

In questo contesto, i consumi della PA sono attesi aumentare nel 2020 (+2,0%) per poi rimanere stabili nel 2021 (+0,1%).

Quanto agli investimenti, la forte crescita registrata nel terzo trimestre dagli investimenti (+31,3%), trainati dal marcato recupero di quelli in costruzione (+45,1%), non ha comunque compensato le perdite subite nei mesi precedenti (Figura 3). Il processo di accumulazione di capitale nei primi tre trimestri del 2020 ha registrato una decisa contrazione rispetto allo stesso periodo del 2019 (-9,8%), con una caduta più accentuata negli impianti, macchinari e armamenti (-14,5%) rispetto alle costruzioni (-9,8%) mentre gli investimenti in prodotti della proprietà intellettuale (ricerca e sviluppo e software) appaiono meno condizionati dall’evoluzione del ciclo economico (+0,6%).

L’aumento dell’incertezza e le aspettative future negative sui livelli di produzione hanno costretto le imprese a rivedere i propri piani di spesa in presenza di un basso grado di utilizzo degli impianti (68,4% la media del secondo e terzo trimestre 2020, in calo rispetto al 77% del 2019). Le difficoltà di finanziamento, seppure mitigate dai provvedimenti governativi, hanno costituito un ulteriore freno alle decisioni di investimento.

Nei prossimi mesi, la ripresa degli investimenti da parte delle imprese appare condizionata dalle scelte delle misure del Governo che, nel terzo trimestre, sembrano avere avuto un impatto favorevole per le costruzioni. Tuttavia, un deciso sostegno agli investimenti sia privati sia pubblici è atteso dalla definizione delle scelte legate al Recovery and Resilience Facility Program. In questo contesto per il 2020 si prevede una riduzione degli investimenti lordi fissi (-10,1%) seguita da una ripresa nell’anno successivo (+6,2%).

L’occupazione

L’andamento degli indicatori del mercato del lavoro è stato fortemente influenzato dai provvedimenti di parziale chiusura delle attività produttive, dall’adozione dello smart working, dalle misure di limitazione dei comportamenti sociali e dalle politiche realizzate a sostegno dell’occupazione, rendendo difficili le comparazioni internazionali.

In Italia l’insieme di questi eventi ha determinato una evoluzione ciclica delle ore lavorate nella settimana e del numero di occupati presenti nella settimana di riferimento, mentre l’occupazione e la disoccupazione hanno mostrato una maggiore persistenza, seppure in un contesto di riduzione dell’occupazione.

Nel biennio di previsione, il tasso di disoccupazione dovrebbe ridursi nell’anno corrente (9,4%) per poi aumentare in quello successivo in presenza di una ripresa dei ritmi produttivi (11,0%).

Nell’anno corrente la riduzione delle ULA, più intensa di quella del monte retributivo, determinerebbe un aumento delle retribuzioni lorde per unità di lavoro dipendente (+1,1%). L’effetto è atteso ridursi nel 2021 (+0,3%).

La situazione internazionale

La persistenza della pandemia – evidenzia l’Istat – “mette a rischio la ripresa economica”. Dopo la decisa ripresa dei ritmi produttivi e degli scambi commerciali durante i mesi estivi, le nuove misure di contenimento dei contagi, in risalita in quasi tutti i paesi, potrebbero incidere negativamente sulle prospettive economiche internazionali. Il riacutizzarsi della pandemia potrebbe determinare nel quarto trimestre una contrazione del Pil, seppure non paragonabile a quella registrata nella fase acuta della prima crisi sanitaria.

Gli scambi mondiali sono ancora sotto i livelli pre-covid (-7,2% la variazione tendenziale della media del periodo gennaio-settembre del commercio in volume di merci). Le attese per i prossimi mesi segnalano un rallentamento in linea con l’evoluzione del PMI global sui nuovi ordinativi all’export di ottobre. La Commissione europea per il 2020 prevede una decisa flessione delle importazioni di beni e servizi in volume (-10,2%).

I rischi associati allo scenario presentato sono prevalentemente al ribasso, legati all’incertezza sull’evoluzione dell’emergenza sanitaria e soprattutto sulla disponibilità e sulla tempistica di somministrazione di un vaccino.

Le previsioni della Commissione europea indicano per quest’anno una riduzione del Pil globale in termini reali (-4,3% dal +2,9% nel 2019) a sintesi di andamenti eterogenei tra aree e paesi: i mercati emergenti e in via di sviluppo dovrebbero segnare quest’anno una performance meno negativa rispetto a quella dei paesi avanzati e una ripresa più robusta il prossimo.

Dopo una prima metà dell’anno fortemente condizionata dalle misure di contenimento dei contagi, i dati macroeconomici relativi al terzo trimestre sono stati molto positivi in tutti i principali paesi. La forza della ripresa è stata superiore alle aspettative ma ancora insufficiente, con poche eccezioni, per il ritorno sui livelli pre-crisi. In Cina, dove le misure di fermo amministrativo si sono concluse prima, il Pil ha accelerato tra luglio e settembre (+4,9% la variazione congiunturale) rispetto all’inizio della ripresa registrato nel secondo trimestre (+3,2%). Gli indicatori anticipatori mantengono un orientamento positivo. A novembre, il settore manifatturiero cinese è cresciuto al ritmo più rapido degli ultimi tre anni.

Negli Stati Uniti, il Pil nel terzo trimestre è cresciuto del 7,4% rispetto al trimestre precedente (-9,0% nel secondo trimestre). Il rimbalzo è stato trainato dalla domanda interna e in particolare dai consumi che hanno beneficiato delle politiche di sostegno all’economia approvate dal governo. Le prospettive sono rese incerte dal peggioramento del quadro sanitario mentre l’avvio della nuova presidenza potrebbe costituire un elemento di maggiore stabilità.

Nell’area euro, il Pil nel terzo trimestre ha segnato un marcato rimbalzo congiunturale (+12,6% dopo il -11,8% del trimestre precedente). Nel dettaglio nazionale, il Pil tedesco è cresciuto dell’8,5% (-9,8% nel secondo trimestre), quello francese del 18,7% (-13,8% nel secondo trimestre) e quello spagnolo del 16,7% (-17,8% nel secondo trimestre). Le recenti previsioni di autunno della Commissione europea evidenziano per l’area dell’euro il deciso calo del Pil per quest’anno (-7,8%) mentre per il 2021 si prevede un rimbalzo (+4,2%) che risulterà ancora condizionato dagli effetti della diffusione del virus e delle relative misure di contenimento.

“La ripresa dei ritmi produttivi e dei consumi appare quindi legata ai tempi necessari alla diffusione del vaccino e alla implementazione delle azioni legate al Recovery and Resilience Facility Program“.

A novembre, si è interrotta la fase di miglioramento degli indici qualitativi riferiti all’area euro, iniziata a maggio: l’Economic sentiment indicator (ESI), elaborato dalla Commissione europea, per la prima volta in sei mesi ha registrato una flessione (-3,5). Il calo di fiducia ha riguardato in particolare il commercio al dettaglio, i servizi e i consumatori.

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