Un vero data center e un sistema computazionale “monstre” dotato di schede GPU Nvidia L40, H100 e, soprattutto, 8 H200. È il cuore di Ipazia, il centro HPC del Competence Center Bi-Rex di Bologna. Un’infrastruttura che non è pensata per la ricerca accademica (per quello ci sono già DAMA, Leonardo e le infrastrutture di AI Factory), ma come uno strumento concreto per le imprese manifatturiere – PMI in testa – che hanno bisogno di potenza di calcolo per simulazioni avanzate, modelli di intelligenza artificiale e digital twin, senza però dover affrontare gli investimenti e la complessità tipici dell’adozione diretta.
L’infrastruttura è integrata nella Linea Pilota di Bi-Rex, il Competence Center con sede alla fondazione Golinelli di Bologna, e funziona sia come risorsa a disposizione dei progetti sviluppati nel centro, sia come servizio erogato a terzi in modalità pay-per-use. “Spesso in linea pilota facciamo attività che utilizzano molti dati industriali, soprattutto su simulazione e algoritmi di AI, in particolare modelli LLM”, spiega Stefano Cattorini, CEO di Bi-Rex. “A quel punto, anziché usare il cloud, usiamo il nostro data center. I dati rimangono all’azienda e i costi nascosti tipici del cloud – storage, software, garanzie di velocità – vengono eliminati”.
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Il modello: fee fissa, tutto incluso
Il principio che Bi-Rex ha deciso di adottare per Ipazia è improntato alla semplicità e alla trasparenza economica. Le imprese accedono al servizio sottoscrivendo uno dei tre pacchetti pay-per-use disponibili sul sito di Bi-Rex, con prezzi pubblici da 5.000 a 40.000 euro all inclusive (storage, traffico, supporto, manutenzione) e una struttura ad abbonamento. “L’azienda non paga il supercalcolo, lo storage e il software separatamente: paga una fee e ha tutto. È un modello Opex che offre un servizio completo, all-inclusive, pagando solo per le risorse usate”, sintetizza Cattorini.
Il confronto con il cloud è inevitabile, ma va inquadrato correttamente. Il cloud è spesso più economico a parità di voce di costo, ma quando si lavora con grandi volumi di dati e si richiedono garanzie di performance, i costi aggiuntivi per storage, software e banda possono rendere il totale difficile da prevedere e controllare. “Alla fine non hai quasi un controllo del tuo costo”, osserva Cattorini. L’offerta di Ipazia punta invece su un pricing chiaro e su costi prevedibili, con la sicurezza del dato come elemento aggiuntivo e non negoziabile.
Dal punto di vista tecnico, la gestione delle risorse si basa su un orchestratore di tipo Slurm, lo stesso utilizzato nei grandi centri di supercalcolo, con storage condiviso tra gli utenti. Un modello collaudato che garantisce efficienza nell’allocazione delle risorse e scalabilità.
Test before invest: la logica del punto di accesso
L’elemento che distingue Ipazia da altri servizi cloud è la sua collocazione all’interno di un ecosistema fisico e formativo. Il principio del “test before invest” significa che un’azienda può portare un caso d’uso reale – addestrare un algoritmo, fare una simulazione fluidodinamica, costruire un gemello digitale di una macchina o di un intero plant produttivo – e capire se e come quella tecnologia può funzionare nel proprio contesto prima di impegnarsi in investimenti infrastrutturali propri.
“Abbiamo visto che è il punto in cui le imprese cominciano a capire di cosa si tratta, se gli serve e che vantaggi gli porta”, dice Cattorini. “Poi, una volta che hai creato l’uso e visto che funziona, puoi pensare di scalare. Se ti rendi conto di aver bisogno di petaflop di capacità, ecco che c’è il modello più ampio, con il Tecnopolo, l’AI Factory, Leonardo…”
Bi-Rex è infatti parte del Tecnopolo di Bologna e dell’ecosistema di AI Factory che fa riferimento al centro Cineca, che ospita il supercomputer Leonardo. Ipazia funziona quindi come primo gradino di una scala che porta le imprese dalla sperimentazione alla produzione, con un accompagnamento che include anche pacchetti formativi – sia standard sia avanzati – per consolidare le competenze interne.
I casi d’uso coperti spaziano dalla progettazione avanzata e dalle simulazioni numeriche fino al digital twin, alla manutenzione predittiva, all’addestramento di modelli di AI generativa e alle applicazioni di computer vision. Un’azienda che voglia addestrare un modello in modo one-shot – senza necessità di accesso continuativo – è ugualmente benvenuta: “Il servizio nasce proprio con quell’obiettivo”, conferma Cattorini.
Il finanziamento e la scelta tecnologica
L’acquisto dell’infrastruttura è stato possibile grazie a un cofinanziamento PNRR. La gara per la fornitura chiave in mano è stata vinta da Var Group, che poteva contare su un vantaggio logistico: Bi-Rex disponeva già di un data center realizzato in precedenza insieme a Var/Lenovo, e l’integrazione del nuovo impianto di cooling dedicato ha abbattuto i costi marginali. Le schede GPU sono Nvidia, che rimane il riferimento di mercato per questo tipo di applicazioni.
Il nome Ipazia non è casuale. Matematica nata ad Alessandria d’Egitto nella tarda antichità, figlia di un matematico e figura di avanguardia intellettuale che pagò cara la sua eccezionalità, è stata scelta dal team come simbolo di innovazione – e come alternativa femminile rispetto ai nomi più noti dei grandi supercomputer europei, Leonardo in testa. “Uno dei ragazzi del team l’ha proposto e ci piaceva l’idea di un nome di donna”, racconta Cattorini.
Con Ipazia pienamente operativa Bi-Rex completa la propria Linea Pilota, che può ora offrire un percorso integrato dalla sperimentazione fisica alla gestione avanzata del dato, con la potenza di calcolo necessaria per affrontare le applicazioni industriali più complesse.




















