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Efficienza energetica: per le imprese italiane la sfida si sposta dall’intenzione all’esecuzione



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Uno studio di ABB rivela che il 66% delle aziende industriali italiane ha già investito in efficienza energetica, ma il progresso è frenato da lacune nell’esecuzione e responsabilità frammentate. Con l’energia che incide per il 24% sui costi operativi, la sfida si sposta dalla gestione dei picchi di prezzo alla stabilità strutturale. Per garantire la redditività, diventa quindi cruciale superare i limiti organizzativi e adottare una visione finanziaria basata sul costo totale di proprietà (TCO).

Pubblicato il 31 mar 2026



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Il 66% delle aziende leader nel settore industriale in Italia ha già investito in efficientamento energetico e un altro 33% ha in progetto di farlo entro i prossimi 12 mesi. Tuttavia, il progresso è sempre più frenato da lacune nell’esecuzione.

È quanto rileva un nuovo studio di ABB realizzato in collaborazione con Sapio Research e basato su un sondaggio fra 2.700 decisori senior in 15 Paesi e 15 settori industriali.

L’incidenza del costo dell’energia sui bilanci delle imprese

Il settore energetico incide profondamente sul bilancio delle imprese italiane, rappresentando mediamente il 24% delle spese operative totali.

Sebbene i mercati all’ingrosso abbiano superato la fase di emergenza acuta, oltre la metà delle aziende nazionali identifica nel rincaro energetico un ostacolo critico per la crescita economica.

Il focus della dirigenza industriale si è allontanato dalla risposta immediata alle impennate dei prezzi per concentrarsi sulla gestione di una volatilità di mercato ormai strutturale.

Il confronto con i dati internazionali evidenzia come l’Italia registri un peso dei costi energetici sostanzialmente in linea con la media globale del 25%.

La preoccupazione per la tenuta dei margini di profitto appare lievemente meno marcata rispetto al 59% registrato su scala mondiale.

Emerge tuttavia un ritardo significativo sul fronte dell’innovazione tecnologica, con un livello di preparazione digitale che si attesta al 59% contro il 67% della media estera.

La difficoltà di concretizzare gli investimenti

Il focus delle strategie aziendali si è spostato dall’astratta pianificazione alla concretezza dei risultati. In Italia la maturità tecnologica ha raggiunto il 59%, soglia che identifica le imprese già operative o pronte a integrare soluzioni digitali per il monitoraggio energetico.

Una predisposizione che non si traduce automaticamente in efficienza operativa a causa di una visione finanziaria parziale. Solo il 35% delle realtà nazionali adotta infatti il criterio del costo totale di proprietà (TCO) nelle decisioni di investimento, sebbene l’80% del campione riconosca in questo parametro la guida fondamentale per ogni acquisto.

La gestione dell’efficienza soffre inoltre di una frammentazione interna che coinvolge vertici societari, comparti operativi, uffici sostenibilità, manutenzione e area finanza. Manca una figura di coordinamento univoca che centralizzi le responsabilità.

“Gli ostacoli all’efficientamento energetico sono cambiati radicalmente”, spiega Michele Giuliano, Energy Efficiency business development manager in ABB.

“Il costo non è più l’ostacolo principale per molte organizzazioni nel mondo, essendo sceso dal 50% al 43% dal 2022. Ciò che frena le aziende ora sono silos organizzativi, lacune di competenze e mancanza di dati utilizzabili. Siamo giunti a un punto di svolta, che ci indica come la sfida sia aiutare le imprese a trasformare le intenzioni in esecuzione ripetibile”, aggiunge.

In Italia, gli ostacoli principali all’efficientamento energetico sono i costi (39%), il rischio potenziale di tempi morti e interruzioni (26%) e la carenza di risorse specializzate (27%).

Le rinnovabili da sole non bastano

Lo studio indica anche un rischio crescente di “compiacimento post-rinnovabili”. Fra le organizzazioni in Italia che sono passate a fonti di energia rinnovabili (35% del campione), il 29% segnala una ridotta attenzione all’efficienza energetica.

Sebbene l’energia verde riduca l’impronta carbonica, non influisce sui volumi di consumo, precludendo alle aziende la possibilità di ottenere risparmi strutturali e di proteggersi dalla volatilità dei mercati nel lungo periodo.

Le motivazioni che spingono le imprese italiane a investire nell’efficienza riguardano principalmente il contenimento dei costi (47%), la decarbonizzazione (33%) e l’adeguamento alle normative vigenti (30%).

La fase successiva della transizione industriale dipenderà dalla capacità operativa. Nonostante l’elevato attivismo, gli sforzi appaiono spesso superficiali e privi di un coordinamento strategico di ampio respiro.

“Per colmare queste lacune nell’esecuzione, ABB unisce la diagnostica all’ammodernamento mirato di sistemi motorizzati, strumenti di ottimizzazione mediante software, finanziamenti a risultato e servizi di gestione del ciclo di vita”, spiega Giuliano.

“L’analisi dell’energia a 360 gradi è un altro modo per aiutare le industrie a operare in modo più snello e pulito, trasformando iniziative isolate in guadagni di prestazioni costanti nel tempo”, aggiunge.

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