Supply Chain integrate, sostenibili e trasparenti: i vantaggi di un approccio data-driven per le aziende dell’agro-alimentare

Oltre 60 anni di esperienza, 25 siti produttivi in Italia, circa 9.000 dipendenti e 70 Paesi raggiunti nel 2020 con l’export dei prodotti dei suoi tre brand di riferimento (Veronesi, AIA, Negroni): sono alcuni dei numeri che descrivono il Gruppo Veronesi, importante gruppo italiano che opera nella filiera agro-alimentare.

Una realtà affermata dove gli investimenti in innovazione e la ricerca di modelli agili e sostenibili hanno avuto sempre un’importanza primaria.

“Il Gruppo Veronesi ha sempre creduto nell’informatizzazione e ha sempre investito nella tecnologia, da sempre ritenuta una leva importantissima per ottimizzare e automatizzare i processi”, spiega Lorenzo Didoné, CIO del gruppo.

Un approccio data-driven per una filiera integrata e trasparente

Una propensione all’innovazione che ha portato il gruppo a puntare già da tempo sulle tecnologie digitali e su un approccio alla gestione della produzione e della filiera basato sui dati.

“Si tratta di una scelta obbligata ormai, perché la digitalizzazione sta permeando in sempre più ambiti e quindi anche nella manifattura porta a ridefinire e ripensare le modalità non solo in cui si fa la parte digitale, ma anche la parte fisica”, aggiunge Didoné. 

Ed è quello che ha fatto il gruppo, sia all’interno dei suoi stabilimenti – dove ha implementato una produzione ispirata al principio “just in time” – che lungo tutta la sua filiera.

Una filiera particolarmente complessa – che parte dalla produzione dei mangimi sino alla trasformazione e distribuzione delle carni e dei salumi della tradizione gastronomica italiana –  dove le tecnologie digitali sono impiegate per integrare i singoli attori che costituiscono la Supply Chain del gruppo e assicurare la qualità e la trasparenza dei prodotti utilizzati ad ogni passaggio.

Un approccio data-driven che è ormai consolidato per una realtà affermata come il Gruppo Veronesi, ma che ha portato a vantaggi ed opportunità che tutte le aziende devono cogliere e che spinge a rivedere tutti i processi, sia quelli gestiti nella realtà fisica che quelli che già erano svolti in digitale.  

Per farlo occorre superare diversi ostacoli al cambiamento: oltre alla consapevolezza della necessità di realizzare, se ancora non lo si è fatto, il percorso di trasformazione digitale, adottare un approccio basato sui dati richiede anche di rinnovare o maturare le competenze – sia per utilizzare le tecnologie 4.0 che quelle competenze “soft” che permettono di partire dai dati per generare innovazione all’interno dell’azienda (come problem solving, creative thinking, etc.) – all’interno della forza lavoro, a partire dal management.

“Come tutti i percorsi, anche quello della digitalizzazione ha anche le sue criticità, una è quella di disponibilità di personale in grado di svolgere adeguatamente un compito di digitalizzazione dei processi che non è semplice”, spiega Didoné.

Ed è per questo che la trasformazione dell’azienda non può limitarsi alle tecnologie adottate, ma deve abbracciare anche i modelli organizzativi, a partire dal management e dall’approccio alla formazione dei dipendenti.

“Portare a termine, con successo, un percorso di trasformazione digitale richiede anche un cambiamento significativo dal punto di vista culturale, anche per poter sostenere il personale nel loro percorso di crescita e, al tempo stesse, creare quelle figure in grado di sostenere il percorso di digitalizzazione dell’azienda”, aggiunge.

L’impegno in materia di sostenibilità

Da alcuni anni il Gruppo ha avviato un percorso strutturato di rendicontazione dei principali risultati ottenuti in ambito sostenibilità.

Uno strumento strategico che aiuta l’azienda a comunicare in modo trasparente ai suoi stakeholder le performance del Gruppo rispetto alle tematiche rilevanti di sostenibilità economica, ambientale e sociale.

Un impegno che il Gruppo ha definito partendo da un’identificazione degli stakeholder interessati e che le ha permesso di sviluppare strategie di sostenibilità rivolte a tutti gli attori della sua Supply Chain.

A cominciare dai fornitori di materie prime, circa 204 aziende (il 62% italiane), quasi tutte (il 99%) in possesso di certificazioni attestanti il rispetto delle buone prassi di produzione e di sostenibilità.

Il 100% della soia italiana acquistata rispetta il Disciplinare Tecnico Produttivo 112, un protocollo elaborato con lo scopo di valorizzare la produzione, la lavorazione e la distribuzione di cereali e semi oleaginosi sostenibili e di origine nazionale, per il settore alimentare e mangimistico.

Nel 2019, inoltre, il Gruppo Veronesi è diventato il primo produttore nazionale ad aderire all’iniziativa europea promossa da Fefac (European Feed Manufactures’ Federation) per arrivare ad utilizzare il 100% della soia certificata sostenibile e deforestation free entro il 2025.

Un obiettivo che il Gruppo raggiungerà tramite l’acquisto di crediti RTRS (Round Table on Responsible Soy) e la completa adesione allo standard di sostenibilità statunitense SSAP (Soy Sustainability Assurance Protocol).

Traguardi che l’azienda ha affrontato con un approccio basato sulla responsabilizzazione degli attori della filiera, che devono aderire al Codice Etico del gruppo, che si basa sui seguenti valori:

  • il consumatore al centro. La soddisfazione del consumatore è per l’azienda un impegno quotidiano, che si declina anche nella sua capacità di anticipare le sue esigenze e i desideri
  • la passione per la qualità e la ricerca dell’eccellenza in ogni parte della filiera
  • l’innovazione, che si declina anche nel supporto alla digitalizzazione dei fornitori e alla formazione di tutti gli attori della filiera
  • lo spirito di gruppo
  • l’efficienza in ogni fase dei processi organizzativi e produttivi, dalla gestione della produzione secondo il principio “just in time” (produrre, quindi, in base agli ordini ricevuti), fino all’efficienza nella distribuzione. Efficienza che si declina anche lungo la direttiva della sostenibilità ambientale, con 200 mezzi alimentati a metano liquido (che diminuiscono le emissioni di monossido di azoto del 70%, di particolato del 99% e di CO2 del 15% rispetto al diesel) e con l’utilizzo di un “supertreno” che collega quattro dei sette mangimifici e che consente di trasportare l’equivalente di 75 camion e che permette di abbattere di oltre l’80% le emissioni di anidride carbonica a parità di quantità trasportata e di raddoppiare i quantitativi dei treni tradizionali
  • la sostenibilità, quindi non solo la volontà di affidarsi a fornitori che propongono modelli economici sostenibili nel tempo, ma che concretizzino questo impegno anche nel rispetto verso l’ambiente e le persone
  • la creazione di valore nel rispetto dell’etica nei rapporti economici e sociali
  • il benessere animale

La gestione dei dati e del gemello digitale: le sfide a cui guarda il gruppo

Un approccio basato quindi su digitalizzazione e sostenibilità che ha portato il gruppo a raggiungere 3,4 miliardi di fatturato nel 2021. Guardando alle sfide future, la gestione e l’utilizzo dei dati all’interno dei confini aziendali e lungo questa catena particolarmente articolata e complessa resta uno degli obiettivi principali.

In particolare, l’azienda sta puntando sulla tecnologia dei gemelli digitali per efficientare ulteriormente la gestione di tutti i processi. Tra i “temi caldi” in questo ambito vi è proprio la gestione dei Digital Twin, tema che diventerà sempre più importante per tutte le aziende, spiega Didoné.

“Essendo una grande azienda con 25 siti produttivi con tantissime linee di produzione diversificate e con tante macchine di diversi produttori integrate, noi riteniamo che il Digital Twin debba essere unitario e non possa non essere fatto direttamente da noi”, spiega.

“Dove si troverà il Digital Twin è un tema che potrebbe evolvere nel tempo, in funzione della disponibilità di tecnologie in grado di rispondere in tempo reale alle esigenze di fabbrica”, conclude.

Lorenzo Didonè, CIO gruppo Veronesi.

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Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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