Competence Center, il Politecnico di Bari presenta il bando per Puglia e Campania

Politecnico di Bari

“Siamo in ritardo ma credo che i tempi siano comunque compatibili perché non stiamo creando un centro di competenza da zero ma partiamo dal fatto che una struttura simile, anche se con altri nomi, il politecnico di Bari l’ha già”. 

Eugenio Di Sciascio, Magnifico Rettore del Politecnico di Bari, ha concluso così l’incontro, organizzato con Confindustria e Regione Puglia, con la partecipazione delle altre università Pugliesi per la presentazione del bando per il  Progetto di istituzione del Centro di Competenza ad Alta Specializzazione nelle tecnologie “Industria 4.0”.

Un momento di confronto, che ha visto la partecipazione di numerose aziende, per fare il punto sulla situazione, spiegare gli obiettivi, chiarire i dubbi delle imprese che intendono partecipare al partenariato e delle piccole e medie imprese che, invece, usufruiranno dei servizi messi a punto dal Competence center.

La mission e il programma del Competence Center

Il Centro di Competenza ad alta specializzazione, è stato spiegato nel corso dell’incontro, si configura come un centro di servizi, costituito nella forma del partenariato pubblico-privato, finalizzato a favorire il trasferimento di soluzioni tecnologiche e l’innovazione nei processi, nei prodotti e nei modelli di business derivanti dallo sviluppo, adozione e diffusione delle tecnologie in ambito 4.0, in coerenza con il quadro degli interventi del Piano nazionale Industria 4.0.

“Questi centri sono una grande scommessa – ha spiegato Di Sciascio – perché dovranno, essere, così come nella volontà del Mise e delle Università, un motore di innovazione per il sistema paese. Noi abbiamo deciso di puntare su un’iniziativa multiregionale perché siamo partiti dall’idea di realizzare una cosa concreta, che possa sostenersi sulle proprie gambe mettendo a sistema le attività dei due territori”.


In campo, quindi, 8 università, con la Federico II di Napoli come capofila del progetto e il Politecnico di Bari come riferimento per la Puglia, ma anche partnership istituzionali con le due Regioni. “Noi ci aspettiamo almeno 10 partner privati che, preferibilmente, potrebbero crescere anche a 15 manifestazioni di interesse – ha sottolineato Di Sciascio – ma l’idea è che, a partire dal nucleo fondante, ci sia poi la massima apertura a ulteriori collaborazioni, sia con enti pubblici che con altri privati. Il soggetto ideale per avviare il partenariato è una grande azienda che ha capacità di produrre servizi e prodotti in linea con i temi di Impresa 4.0”.

L’impegno delle istituzioni e delle imprese

A scommettere su questo centro è stata, da subito, la Regione Puglia, che affianca l’iniziativa e che ha sostenuto l’importanza di fare un fronte compatto con la Campania. “I nostri avversari sono forti e aggressivi perché sanno che si gioca una partita importante – ha spiegato Domenico Laforgia, direttore del dipartimento sviluppo economico della Regione Puglia – e per questo abbiamo fatto un accordo paritetico con la Campania, necessario per comporre la squadra. La cordata l’abbiamo costruita ora gli imprenditori ci devono sostenere”. 

E un appello al mondo dell’impresa arriva anche da Confindustria, che non farà parte della compagine di fondazione del Competence Center ma che ha, comunque, un ruolo strategico. “Dobbiamo correre perché i tempi sono stretti”, ha spiegato Domenico De Bartolomeo, presidente regionale di Confindustria Puglia, che ha ricordato come gli ultimi dati sulle imprese siano stati particolarmente positivi. “Il check in delle imprese del mezzogiorno ci fa ben sperare, sopratutto per i dati relativi alle pmi. Questo ci fa capire che stiamo lavorando bene – conclude De Bartolomeo – e anche se ci aspetta un periodo ancora duro possiamo agganciare la ripresa e superare la crisi”.

I dettagli del progetto per il Competence Center

Sarà molto probabilmente una SCARL società cooperativa a responsabilità limitata, guidata da un amministratore unico di alto profilo, oppure da un consiglio di amministrazione molto snello, non più di 5 persone con una maggioranza per i privati la forma giuridica prevista per il partenariato che porterà alla creazione del centro di competenza di Campania e Puglia. A spiegarlo, nel corso dell’incontro, è stato Pierpaolo Pontrandolfo, direttore del Centro interuniversitario di ricerca “Industria 4.0” che ha illustrato i dettagli del progetto.

Un percorso abbastanza lungo e complesso, partito già nel 2016 con la costituzione del centro interuniversitario, che ha permesso di fare sistema con le quattro università pugliesi e con l’ingresso nella cabina di regia a livello governativo, e che ha visto il Politecnico come attore fondamentale nello sviluppo territorialedel Piano Industria 4.0 che, nelle direttrici chiave, aveva proprio la creazione dei competence center, assieme a quella dei Digital Innovation Hub.

“Il nostro obiettivo è quello di lavorare all’attuazione di progetti di innovazione molto vicini al mercato – ha spiegato Pontrandolfo – e abbiamo deciso di estendere la nostra partecipazione a tutto lo spettro di tecnologie abilitanti Industria 4.0. Da un lato puntiamo a una direzione strategica di integrazione di filiera, anche in vista di soluzioni integrate sostenibili e coerenti con i principi dell’economia circolare”. 

“Dall’altro lavoreremo all’integrazione di sistema con lo sviluppo di soluzioni tecnologiche ottimizzate per specifici domini applicativi. In questo caso l’attenzione sarà a comparti radicati nel territorio, come automotive, aerospazio, ferroviario e cantieristico. Ma anche ulteriori comparti come l’agroalimentare, il farmaceutico, le costruzioni”.

Ecco tutti i numeri messi in campo dal Politcnico di Bari

Proseguendo nella spiegazione del progetto il direttore del centro interuniversitario ha anche fatto il punto sui numeri. “I benefici diretti alla spesa concedibili sono suddivisi in due modelli. Per la costituzione e l’avviamento dei centri di competenza è previsto un importo complessivo massimo di 7,5 milioni di euro ciascuno. A questi si dovrà aggiungere una cifra equivalente da parte delle imprese che, per il 50% potrà essere erogata anche in natura, attraverso macchinari, strumentazioni, forza lavoro”.

Calcolando che il finanziamento complessivo stanziato dal governo è di 40 milioni si ipotizza, quindi, la creazione di 5 centri, con il finanziamento massimo, o di 8 con un finanziamento inferiore, equivalente a 5 milioni di euro”. A questo punto risulta semplice stimare l’ordine di grandezza dei contributi che dovranno dare le singole imprese associate. “Calcolando un numero di imprese associate massimo, 15 aziende, il contributo per ogni singola impresa – ha sottolineato Pontrandolfo – viene stimato a 250mila euro per impresa nel triennio”.

Al termine della presentazione i relatori hanno risposto alle domande delle imprese presenti all’incontro chiarendo alcuni dei dubbi principali relativi al bando e alle modalità di partecipazione. Tra i punti più interessanti emersi da questo approfondimento i criteri di valutazione delle aziende. In questo senso, infatti, è stato chiarito il ruolo delle Pmi, che, almeno inizialmente., saranno, principalmente, i soggetti fruitori dei servizi. I relatori hanno anche fatto il punto sui vari competitor nazionali spiegando come sia stata strategica la scelta di creare un polo multiregionale che possa diventare motore di sviluppo del mezzogiorno.

Fabrizio Cerignale

Giornalista professionista, con in tasca un vecchio diploma da perito elettronico. Free lance e mobile journalist per vocazione, collabora da oltre trent’anni con agenzie di stampa e quotidiani, televisioni e siti web, realizzando, articoli, video, reportage fotografici. Giornalista generalista ma con una grande passione per la tecnologia a 360 gradi, da quella quotidiana, che aiuta a vivere meglio, alla robotica all’automazione.

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