Aiuti di Stato e delocalizzazioni, nel Decreto Dignità confermate revoca dei benefici e sanzioni

L’ultima bozza del provvedimento noto come Decreto Dignità, approvata ieri sera dal Consiglio dei Ministri (a giorni la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e la conseguente entrata in vigore), contiene diverse novità rispetto alle prime bozze di cui vi avevamo dato conto in questo articolo. Sul capitolo relativo alla revoca e alle sanzioni per chi operi delocalizzazioni dopo aver fruito di “aiuti di Stato” non cambia però la sostanza. Vediamola nel dettaglio.

Il limite temporale scende da dieci a cinque anni

La norma, si legge nella relazione illustrativa, intende arginare il fenomeno delle delocalizzazioni “ponendo limiti efficaci alle imprese che abbiano ottenuto dallo Stato aiuti per impiantare, ampliare e sostenere le proprie attività economiche” e prevede ora la decadenza dal beneficio in caso di delocalizzazione “in altro Stato” entro cinque anni dalla conclusione dell’iniziativa agevolata. Un limite che, nella bozza precedente, era invece di ben dieci anni. Questo il dettato del comma 1 dell’articolo 4

 

1. Fatti salvi i vincoli derivanti dalla normativa europea in materia di aiuti di Stato e di utilizzo dei fondi strutturali europei, le imprese italiane ed estere operanti nel territorio nazionale che abbiano beneficiato di un aiuto di Stato che prevede l’effettuazione di investimenti produttivi ai fini dell’attribuzione del beneficio decadono dal beneficio medesimo qualora l’attività economica interessata dallo stesso ovvero un’attività analoga o una loro parte venga delocalizzata in altro Stato entro cinque anni dalla data di conclusione dell’iniziativa agevolata. In caso di decadenza si applica anche una sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma in misura da due a quattro volte l’importo dell’aiuto fruito.

Nel secondo comma della disposizione si prevede poi che “L’importo del beneficio da restituire per effetto della decadenza è, comunque, maggiorato di un tasso di interesse pari al tasso ufficiale di riferimento vigente alla data di erogazione o fruizione dell’aiuto, maggiorato fino a cinque punti percentuali”. Riassumendo: si restituisce il beneficio maggiorato di interessi più una sanzione compresa tra 2 e 4 volte la somma.



Gli importi recuperati in virtù di questa disposizione “affluiscono al bilancio dello Stato per essere riassegnati nel medesimo importo all’amministrazione titolare della misura e vanno ad incrementare le disponibilità della misura stessa”.

A che cosa si applica?

Nella relazione illustrativa viene spiegato che “il vincolo si applica a qualunque delocalizzazione, effettuata tanto in Paesi extra UE quanto in altri Stati dell’Unione europea, e trova applicazione nei confronti di imprese beneficiarie di tutti gli aiuti di Stato agli investimenti, indipendentemente dalla relativa forma (contributo, finanziamento agevolato, garanzia, aiuti fiscali, ecc.)”. Un esempio potrebbe quindi essere quello dell’agevolazione prevista dalla Nuova Sabatini.

Rispetto alla normativa attuale, che prevede limiti alle delocalizzazioni nei paesi extra UE che abbiano un impatto sull’occupazione, la nuova norma allarga il suo perimetro operativo anche ai paesi europei e non vincola revoca e sanzioni a effetti sull’occupazione.

Entro 180 giorni le norme applicative, beneficio per beneficio

L’indeterminazione delle modalità della revoca e dell’irrogazione delle sanzioni è voluta. La norma infatti assegna alle “diverse amministrazioni che istituiscono e gestiscono misure di aiuto l’individuazione delle modalità attraverso le quali verrà attuato il controllo del rispetto del vincolo, nonché le modalità per la restituzione dei benefici dovuti dalle imprese […], unitamente agli interessi, calcolati al tasso di riferimento vigente all’atto dell’erogazione o della fruizione del beneficio e maggiorati sino a 5 punti percentuali”.

La norma è applicabile anche agli interventi in vigore. “A tal fine alle amministrazioni competenti è assegnato un congruo termine, fissato in 180 giorni, per l’adeguamento delle misure esistenti”.

Il caso dei benefici legati all’occupazione

Revoca dei benefici anche per chi riduce l’occupazione, se in passato aveva fruito di aiuti di Stato mirati proprio a sostenere i livelli occupazionali. Se ne occupa l’articolo 5 del Decreto Dignità, che disciplina specificamente il caso delle misure di aiuto di Stato “che prevedono la valutazione dell’impatto occupazionale ai fini dell’attribuzione dei benefici”. La disposizione prevede che

compatibilmente con gli obiettivi di ciascuna misura e con le modalità attuative specifiche, le amministrazioni pubbliche competenti individuano le condizioni per revocare, in tutto o in parte, i benefici concessi alle imprese che riducono i livelli occupazionali degli addetti all’unità produttiva o all’attività interessata dall’aiuto nei cinque anni successivi alla data di conclusione dell’iniziativa

Il decreto specifica che “la misura della revoca è, in ogni caso, determinata tenendo conto della dimensione dell’impresa e dell’entità della riduzione del livello occupazionale”.

Da ultimo, la revoca opera anche per quei benefici che, “pur non prevedendo la valutazione dell’impatto occupazionale ai fini dell’attribuzione dei benefici, richiedono una valutazione delle ricadute economiche e industriali dei progetti agevolati”, nel solo caso in cui “la riduzione dei livelli occupazionali sia tale da precludere il raggiungimento degli obiettivi connessi alle predette ricadute economiche e industriali”.

Il caso dell’iperammortamento

Caso a sé è l’incentivo dell’iperammortamento, per il quale è prevista comunque la revoca del beneficio in due casi: delocalizzazione oppure cessione dei beni incentivati. Tutti i dettagli in questo articolo dedicato

Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ segretario e membro del Consiglio Direttivo della sezione milanese di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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