Per Dassault Systèmes le aziende sono di fronte a una nuova sfida, a un Rinascimento industriale che le porterà nel magico mondo del digitale. E’ il tema del 3dx forum 2018, l’appuntamento annuale della società francese, che si è svolto a Milano aperto da Olivier Ribet, vice president Industry di Dassault Systèmes, secondo il quale l’obiettivo è di permettere al mondo virtuale di estendere e migliorare quello reale.

Ridurre la distanza fra virtual e real è quindi il compito che si è assunto la seconda software house europea dopo Sap che realizza 3,2 miliardi di fatturato nel mondo con 16mila persone. Secondo Gianluca Gonella, Euromed managing director di Dassault, “è arrivato il momento in cui i nostri clienti devono sviluppare gemelli virtuali di quello che fanno. E quindi realizzare non solo il modello 3d ma anche il modello comportamentale del prodotto, come si comporta quando lo uso e come posso produrre in maniera efficiente, economica e di qualità”.

L’esperienza di Dallara

Che poi più o meno è ciò che ha fatto Dallara che, nonostante il parere negativo di qualche ingegnere esperto in azienda che diceva non fosse possibile, ha sviluppato un simulatore di guida affidando il compito a giovani ignari di sfidare l’impossibile.

Paradossalmente, secondo Andrea Pontremoli, ceo di Dallara, l’abbondanza di tecnologia mette in risalto l’importanza del fattore umano. “Dobbiamo chiederci dove potremo fare la differenza nella capacità di utilizzo della tecnologia. Per questo dobbiamo provare a pensare cosa vorremmo fare dando per scontato che la tecnologia per farlo c’è. E qui viene fuori l’uomo”.

L’importanza del fattore umano non è il solo elemento che collega l’attuale periodo al Rinascimento dove, aggiunge Pontremoli, si è costruito “un modello di azienda o di insieme di aziende che nasceva dai territori con uno o due leader con capacità di aggregazione e creazione di sistemi che lavoravano in una logica di senso”.


Che le persone siano importanti lo ha ribadito Sergio Terzi, docente di tecnologia industriale al Politecnico di Milano, che il Rinascimento lo vede “anche se nei grandi numeri la maggioranza delle aziende italiane dal punto di vista delle competenze per la trasformazione digitale non c’è ancora”. Anche perché, nonostante le iscrizioni a ingegneria siano aumentate del 20% egli ultimi anni continuiamo ad avere una forte carenza di figure tecniche. Per il docente dell’ateneo milanese è importante attrarre competenze e concedere “capacità di agire al personale tecnico e creativo che deve avere la possibilità di muoversi con maggiore libertà. I loro capi devono dargli spazio”.

Lonati: con il digitale si evolvono i modelli di business

Più tecnici gli interventi di Alessandro Santini, direttore organizzazione di Lonati, società specializzata nelle macchine circolari per calzifici. Che ha spiegato come i forti investimenti in tecnologia dell’azienda bresciana abbiano portato anche a un cambio del modello di business. “Per noi è fondamentale l’assistenza ai clienti e questo comporta l’evoluzione dell’offerta da prodotto a servizio”. Secondo Santini “non è sufficiente possedere una efficienza produttiva, ma è invece fondamentale capire come utilizzare strategicamente le tecnologie per nuovi prodotti e modelli di business”.

Ripercorrendo lo sviluppo dell’azienda, il manager di Lonati ha osservato come efficienza e maggiore visibilità in ogni anello della supply chain garantiscono una comunicazione multidirezionale nell’ambito di tuti i processi produttivi. I dati messi a sistema e registrati, dal fornitore al cliente, offrono alle aziende una capacità di analisi di tipo predittivo. Una fonte unica di dati, inoltre, assicura un’ampia base informativa per migliorare prodotti e servizi supportando le decisioni. La business intelligence supportata da analytics sempre più personalizzate e l’utilizzo del cloud cambia gli approcci e le strategie di sviluppo tanto che si arriva alle modalità as a service e pay per use. In questo senso la migliore innovazione tecnologica trasforma gli investimenti iniziali (Capex) in costi ricorrenti (Opex).

Infine, Roberto Sicigliano, head of design di Brembo, ha raccontato l’esperienza aziendale con la piattaforma di 3d Experience di Dassault che ha permesso di fare fronte alla “sfida dell’aumento di complessità. In un prodotto complesso gli elementi sono fortemente correlati con un input genera un comportamento poco prevedibile”. Insieme alla società francese e ad altri partner è stato costruito un processo di sviluppo “per integrare quello che è il processo di progettazione tipico del manifatturiero tradizionale con quelli che sono i processi top down dello sviluppo dei prodotti complessi con l’analisi dei requisiti e le necessità degli stakeholder. Le iniziali necessità di alto livello sono state calate su strutture funzionali e architetturali fino a gestire il deploy verso la progettazione di dettagli e la parte meccanica e del software. Questo in un frame all’interno di un una piattaforma in cui ci fosse anche un cappello legato alla gestione progetto e per garantire i requisiti di qualità necessari per lo sviluppo della safety”. La virtualizzazione è stato un elemento fondamentale del processo che ha contribuito a tenere bassa la complessità.

Luigi Ferro

Giornalista, 54 anni. Da tempo segue le vicende dell’Ict e dell’innovazione nel mondo delle imprese. Ha collaborato con le principali riviste del settore tecnologico con quotidiani e periodici

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