Innovazione tecnologica e società sempre più legate, l’Ocse avverte: “I Governi spingano sulla ricerca”

L’introduzione di tecnologie capaci di apportare cambiamenti radicali nel mondo influenza ogni aspetto del vivere. L’innovazione infatti ha impatti significativi non solo sull’ambito scientifico, o comunque sui campi specifici di applicazione della nuova tecnologia, ma anche sulla società stessa, che si trova a dover far fronte a sfide sempre differenti. In questo scenario, i Governi devono individuare la strada giusta per gestire il cambiamento legato all’avanzamento tecnologico e alle delicate relazioni tra innovazione, business e società, in un’ottica di adattamento ai mutamenti.

L’analisi della situazione è contenuta nell’edizione di quest’anno dello Science, Technology and Innovation Outlook dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che si focalizza proprio sull’adattamento agli sconvolgimenti tecnologici e sociali. Ciò che emerge dalla lettura del documento è un quadro caratterizzato da complessità e incertezza tra le parti in causa.

Il report firmato dall’Ocse dunque si focalizza sui cambiamenti politici necessari per rispondere alle perturbazioni in atto negli ambiti sociale e della tecnologia, dell’economia, dell’ambiente.


L’analisi si snoda in 13 capitoli, ognuno dei quali approfondisce un tema. L’obiettivo è fornire un quadro d’insieme analitico e oggettivo, supportato dai dati, sulla situazione attuale, per dare indicazioni sui possibili sviluppi futuri e qualche suggerimento sulle politiche più utili da adottare.

I fattori destabilizzanti

Secondo il quadro attuale delineato nel report, le attività legate a scienza, tecnologia e innovazione (STI) si trovano a far fronte a diversi fattori destabilizzanti. Tra questi ci sono il rallentamento della crescita della produttività, l’invecchiamento della popolazione, i cambiamenti climatici, nonché la globalizzazione e il ruolo crescente delle economie emergenti. Per evitare il tracollo, è necessario l’adattamento. È il concetto alla base della Teoria dell’evoluzione di Charles Darwin: per sopravvivere, bisogna sviluppare caratteristiche utili ad adattarsi ai cambiamenti.

Questi fattori destabilizzanti tuttavia creano anche opportunità per le attività STI. Definiscono le aspettative della società e le policy riguardo agli obiettivi scientifici. Molti di questi fattori danno luogo anche a grandi sfide sociali, come per esempio invecchiare in modo sano, ottenere energia pulita e sicurezza alimentare. Argomenti contemplati anche negli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG), indirizzi creati dall’Onu come scopi globali, che occupano un posto sempre più importante nelle agende politiche sulle STI.

L’intelligenza artificiale e la capacità di affrontare le sfide

Se ben gestiti e utilizzati in combinazione con l’innovazione sociale e le riforme politiche, i progressi scientifici e tecnologici possono aiutare a far fronte a molte di queste sfide. Per esempio, i nanomateriali e le biobatterie potrebbero fornire nuove soluzioni di energia pulita, mentre l’intelligenza artificiale potrebbe diventare un importante strumento di scoperta di farmaci nel prossimo decennio. Ma queste tecnologie potrebbero anche portare a danni considerevoli, se usate in modo inappropriato.

L’Outlook 2018 dedica ampio spazio all’esempio dell’intelligenza artificiale. Secondo gli esperti che hanno collaborato al report Ocse, l’intelligenza artificiale ha il potenziale per aumentare la produttività, consentire nuove forme di scoperta e migliorare la riproducibilità. I sistemi di intelligenza artificiale hanno punti di forza e di debolezza molto diversi rispetto agli scienziati umani e l’ideale che ci si aspetta è che AI e umani siano complementari.

Tuttavia, diverse sfide ostacolano l’uso diffuso dell’intelligenza artificiale nella scienza. Ad esempio, la necessità di trasformare e trasporre i metodi di AI per operare in condizioni difficili e variabili, le preoccupazioni per la limitata trasparenza del processo decisionale basato sull’apprendimento automatico, la limitata offerta di corsi di istruzione e formazione specifici e il costo delle risorse per la ricerca. Soprattutto, l’istruzione e la formazione sulla materia è una questione politica fondamentale. Sono troppo pochi gli studenti con le necessarie competenze per comprendere il ruolo fondamentale della logica nell’intelligenza artificiale, per colmare questa lacuna secondo l’Outlook dell’Ocse saranno necessari cambiamenti nei programmi di studio: di conseguenza, l’invito è a policy mirate nell’ambito della formazione.

L’influenza della digitalizzazione e l’innovazione inclusiva

La digitalizzazione sta cambiando l’innovazione e le pratiche scientifiche, in molti modi. Per esempio, trasformando i processi di innovazione, riducendo i costi di produzione, promuovendo l’innovazione collaborativa e aperta, attenuando i confini tra innovazione manifatturiera e innovazione dei servizi e, in generale, accelerando i cicli di innovazione. I dati sono diventati il principale input per le attività innovative e molte innovazioni sono incorporate nel software o nei dati. Ciò ha implicazioni per il sostegno politico all’innovazione delle imprese, che deve garantire un ampio accesso ai dati.

La digitalizzazione offre nuove opportunità per coinvolgere le parti interessate nelle diverse fasi del processo di innovazione. La maggior parte dei Paesi dispone di siti dedicati all’innovazione inclusiva, come gli spazi per i produttori, i laboratori viventi e i fab-lab, che sostengono le attività di potenziali innovatori non tradizionali. Le imprese sono anch’esse impegnate nella stessa direzione. Ad esempio, pratiche come la progettazione basata sui valori e la standardizzazione stanno cominciando ad emergere e potrebbero diventare potenti strumenti per tradurre e integrare i valori sociali fondamentali, le garanzie e gli obiettivi nello sviluppo tecnologico.

Secondo l’Ocse, i Governi ovviamente devono svolgere un ruolo nell’aiutare la scienza ad affrontare le sfide. Questo, come riportato nell’Outlook, può configurarsi garantendo la trasparenza e la fiducia nella comunità di ricerca e nella società in generale, consentendo la condivisione dei dati al di là dei confini nazionali e disciplinari e garantendo il riconoscimento e i premi per incoraggiare i ricercatori a condividere i dati.

Ricerca e sviluppo: investimenti pubblici e privati

In linea con gli SDG dell’Onu, i governi stanno cercando di orientarsi verso tecnologie più vantaggiose dal punto di vista economico, sociale e ambientale e di stimolare di conseguenza anche gli investimenti privati in questa direzione. Questo cambiamento ha dato impulso a una nuova era di policy “mission-oriented” in materia di STI, con i governi che cercano di collaborare più strettamente con le imprese e la società civile.

Secondo l’Outlook, la maggior parte dei paesi OCSE ha strategie riguardanti l’ambito scientifico che fanno esplicito riferimento alle sfide sociali. Dei 35 paesi esaminati, 33 (corrispondenti al 94%) hanno una strategia o un piano nazionale in materia di scienza, tecnologia e tecnologia STI. Tuttavia, gli attuali trend di spesa pubblica per la ricerca e sviluppo (R&S) potrebbero non essere commisurate alle ambizioni e sfide delineate nelle politicy mission-oriented. Dal 2010, la spesa pubblica per la R&S nell’insieme dell’OCSE è rimasta stagnante o è diminuita, non solo in termini assoluti e in relazione al prodotto interno lordo, ma anche in percentuale della spesa pubblica totale. Tra il 2009 e il 2016 la quota del finanziamento pubblico sul totale del finanziamento della R&S è diminuita di 4 punti percentuali (dal 31% al 27%) nell’area OCSE. Sebbene questa diminuzione sia stata compensata in molti paesi da un aumento dei crediti d’imposta per la R&S, i governi potrebbero ancora avere difficoltà a orientare le attività di ricerca e innovazione nelle direzioni strategiche desiderate.

Stanziamenti pubblici per la R&S civile, 2008-17

Secondo l’Outlook, c’è voglia di risultati tangibili. Di fronte alle misure di austerity, politici e dirigenti del settore pubblico di molti Paesi chiedono sempre più spesso prove concrete sui risultati dei finanziamenti alla ricerca, vogliono sapere cosa funziona e cosa no. Dunque, rivela il report, la spesa per la scienza e l’innovazione non è più esente da pressioni per fornire prove quantitative dell’impatto.

Le imprese, che hanno un ruolo essenziale nella creazione e nella diffusione della nuova ondata di tecnologie, sono i principali agenti negli investimenti in ricerca e sviluppo, nonché in altre attività complementari e beni immateriali in una vasta gamma di settori. L’analisi delle spese di R&S delle imprese (BERD) registra una ripresa in molti Paesi dopo la crisi finanziaria partita nel 2008 ed è quasi tornato al suo trend di crescita pre-crisi, sia in termini di volume che in rapporto al PIL. Questo aumento è trainato dalla crescita della domanda aggregata e dal ripristino della redditività delle imprese. È anche guidato da attori relativamente nuovi nel campo della R&S, soprattutto grandi imprese nelle industrie digitali.

Gli squilibri di genere nelle scienze

Il report spiega che permangono notevoli squilibri di genere nella scienza e nell’innovazione, in un momento in cui invece la diversità della forza lavoro è invece necessaria per affrontare gli obiettivi di sviluppo sostenibile. I fattori strutturali profondamente radicati, compresi gli stereotipi di genere e i percorsi di carriera nella ricerca che non hanno nulla a che vedere con la vita familiare, sono in gran parte responsabili di ciò.

La tabella analizza problemi e cause legati allo squilibrio di genere nei campi scientifico e tecnologico

Come riportato nell’Outlook, la maggior parte dei Paesi ha incluso la diversità di genere come obiettivo chiave nei piani nazionali in materia di scienza, tecnologia e tecnologia. Tuttavia, secondo l’Ocse le iniziative politiche rimangono frammentate ed è invece necessario adottare un approccio più strategico e sistemico a lungo termine.

I vantaggi delle statistiche

Per favorire lo sviluppo di policy ad hoc per far fronte alla situazione, può essere d’aiuto proprio la digitalizzazione. I Governi infatti secondo l’Outlook potrebbero trarre vantaggio dall’adozione delle tecnologie digitali nella progettazione, nell’attuazione e nel monitoraggio delle politiche in materia di STI. Strumenti come i Big Datas e gli standard di interoperabilità possono fornire ai governi dati più tempestivi per sostenere la formulazione e la progettazione delle politiche. Collegando diversi set di dati, questi strumenti possono trasformare la base di conoscenze per le policy in materia di STI e contribuire a dimostrare le relazioni tra le spese per la scienza e l’innovazione e i risultati del mondo reale.

C’è ancora tanto da fare, anche in questo campo. Per l’Ocse infatti, il monitoraggio del contributo delle scienze al raggiungimento degli obiettivi SDG globali dell’Onu è particolarmente impegnativo e richiederà nuovi sviluppi nelle statistiche e negli indicatori.

Nicoletta Pisanu

Giornalista, collabora da anni con testate nazionali e locali. Laureata in Linguaggi dei Media e in Scienze sociali applicate all'Università Cattolica di Milano, è specializzata in cronaca.

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