Il cuore della meccatronica in Italia: l’eccellenza che innova (e cresce)

La meccatronica italiana cresce con numeri e risultati da Boom economico, da ‘Anni Ruggenti’, anche per effetto della rivoluzione industriale sostenuta negli ultimi anni dal Piano nazionale Industria 4.0, ma soprattutto per la capacità di innovazione e adeguamento al mercato di imprenditori e aziende.

Tra il 2015 e il 2017 il bilancio segna incrementi sempre a doppia cifra: le società del settore meccatronico sono aumentate del 33%, il loro fatturato ha fatto un balzo del 42%, i dipendenti sono cresciuti del 24%. E la produttività media è aumentata di circa 10mila euro per ogni dipendente.

Sono le performance da record illustrate nell’ultima edizione del rapporto “Il cuore industriale della meccatronica in Italia”, realizzato dal centro studi Antares, e promosso da Unindustria Reggio Emilia.


Più nel dettaglio, “nell’ultimo triennio il numero delle società di capitali attive nel settore è cresciuto di oltre un terzo, passando da 23mila a 31mila”, sottolinea Lorenzo Ciappetti, direttore del centro Antares.

“Da notare – racconta – che lo studio si concentra solo sulle società di capitale attive nel settore della meccatronica, presenti nel database Aida: la metodologia esclude quindi realtà piccole e aziende individuali. L’aumento del 33% del numero di queste imprese evidenzia, quindi, che sono nate nuove aziende o che sono diventate società di capitale realtà che prima non lo erano. Un segnale che è indice di fermento e rafforzamento del settore, fatto sempre più di imprese che, avendo buone prospettive industriali, decidono di aprirsi al mercato dei capitali per supportare la propria crescita”.

Un triennio di grande sviluppo

Il fatturato complessivo della meccatronica italiana, del resto, dal 2015 al 2017 è aumentato del 42% e ha superato i 270 miliardi di euro, e, nello stesso periodo, i dipendenti sono cresciuti a quota 883 mila (+24% rispetto al 2015).

Migliora anche la loro produttività media, che passa da 69.500 a 80.250 euro per dipendente, e si incrementa il valore aggiunto che la diffusione di tecnologie della meccatronica negli impianti di produzione ha portato in tutti i settori industriali, che a livello nazionale passa da 50 a 70 miliardi di euro.

Le regioni in cui i tessuti industriali beneficiano di più degli investimenti in meccatronica sono la Lombardia (19 milioni di valore aggiunto), l’Emilia Romagna (12,5 milioni), il Piemonte (11 milioni) e il Veneto (8,6 milioni).

Forte traino per l’Export

L’Export meccatronico rappresenta il 37,6% dell’Export totale italiano, e nelle regioni del Nord (in particolare, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto) pesa per il 41% sull’Export totale. A partire dal 2013, in media le esportazioni della meccatronica sono cresciute del 4,6% annuo.

Dopo Basilicata e Abruzzo, i cui risultati del settore comprendono la presenza degli stabilimenti di Fca e del polo innovazione dell’Automotive, “sono Piemonte, Friuli ed Emilia-Romagna ad avere il più alto vantaggio comparato nell’Export meccatronico, vale a dire la maggiore specializzazione dell’Export in meccatronica”, rimarca Alessandro Dardanelli, ricercatore del centro Antares. Che osserva: “tutti questi risultati sono senza dubbio anche il frutto del Piano Industria 4.0 messo in campo negli ultimi anni. La meccatronica, del resto, è per definizione permeata di Industria 4.0, e incentivare questo tipo di innovazione significa incentivare il settore della meccatronica”.

Buone prospettive, incognita formazione

Le proiezioni e le stime per i prossimi anni sembrano confermare la fase positiva della meccatronica italiana, anche se è presto per dire se e quanto continueranno a ritmo serrato questi Trend e questi ‘Anni Ruggenti’.

Ma, anche se gli incentivi nella manovra 2019 appaiono indeboliti, le imprese non devono perdere l’attitudine a innovare. È essenziale adeguarsi velocemente ai cambiamenti della domanda del mercato, alla continua ricerca di soluzioni e prodotti Hi-Tech sempre più avanzati, in grado di interagire per massimizzare le proprie prestazioni e quelle del sistema in cui sono collocati.

Come accade anche per altri settori, anche quello della meccatronica deve fare i conti con il divario di competenze tra domanda del mondo del lavoro e offerta di personale con una formazione tecnica e professionale adeguata. Nonostante gli sforzi messi in campo dal sistema Confindustria in collaborazione con gli istituti tecnici, gli Ifts e le università, è sempre forte la mancanza di sufficienti risorse umane da inserire nelle aziende coinvolte nella Trasformazione Digitale.

Perché, come fa notare anche Elio Catania, presidente di Confindustria Digitale – in un altro articolo pubblicato su questo portale –, nel prossimo triennio serviranno 800 mila persone da inserire in azienda con nuove competenze digitali; e ci sono 800 mila persone già inserite ma da riqualificare.
Insieme al rinnovamento di sistemi Hi-Tech e impianti di produzione, è sul fulcro della specializzazione tecnica e professionale che si gioca il futuro di questo e altri settori della manifattura e dell’economia italiana.

Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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