Dal Consiglio Europeo le “istruzioni” per un’Europa leader nel campo dell’intelligenza artificiale

Promuovere lo sviluppo e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in Europa aumentando gli investimenti, rafforzando l’eccellenza nelle tecnologie e applicazioni di intelligenza artificiale e intensificando la collaborazione tra industria e mondo accademico nella ricerca e nell’innovazione in questo settore. Con questo obiettivo il Consiglio Europeo, l’istituzione dell’UE che definisce le priorità e gli orientamenti politici generali dell’Unione europea, ha adottato oggi le sue “conclusioni” (così si chiamano i provvedimenti di questo organo) relative al piano coordinato “Made in Europe” sullo sviluppo e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale proposto lo scorso 7 dicembre dalla Commissione.

Le conclusioni del Consiglio serviranno da orientamento per le future azioni dell’UE in questo settore, al fine di collocare l’Unione europea in una posizione di leadership sui temi dell’AI.

Per un’Europa leader

Nel testo delle Conclusioni il Consiglio innanzitutto accoglie il Piano elaborato dagli Stati membri, dalla Norvegia, dalla Svizzera e dalla Commissione europea che era stato presentato a inizio dicembre, sostenendo gli sforzi del gruppo di lavoro e esortandolo a “potenziare lo sviluppo, la diffusione e l’adozione delle applicazioni di intelligenza artificiale in tutti i settori economici, con l’obiettivo di rendere l’Europa un leader mondiale” nel campo dell’AI.

Si sottolinea poi “l’importanza cruciale di promuovere lo sviluppo e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in Europa aumentando gli investimenti nel settore, rafforzando l’eccellenza nelle tecnologie e applicazioni di intelligenza artificiale e intensificando la collaborazione tra industria e mondo accademico”.

Si incoraggiano start-up, scale-up e piccole e medie imprese a “contribuire allo sviluppo e alla massima diffusione dell’AI nel settore economico, nonché a coglierne i vantaggi”, sottolineando l’esigenza di garantire a ogni impresa, grande o piccola, ad alta tecnologia o meno, la possibilità di cogliere le opportunità digitali.


Il Consiglio poi evidenzia la necessità di un'”ampia diffusione delle capacità” in materia di AI e “un ampio accesso alle stesse in ogni Stato membro, ad esempio mediante la piattaforma di intelligenza artificiale on demand, la rete di poli e cluster dell’innovazione digitale, come anche la rete di centri di eccellenza”.

Focus sulla sicurezza

Nelle Conclusioni il Consiglio spinge sul versante della sicurezza dei dati, sottolineando che è necessario “mettere a disposizione, con le opportune garanzie, dati più sicuri e di più elevata qualità detenuti dal settore pubblico e da quello privato”, al fine di sviluppare le tecnologie dell’AI e “creare spazi comuni europei dei dati affidabili, che consentano ad esempio lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi sulla base di dati, ivi compresi un quadro di interoperabilità e una governance per la condivisione dei dati e le prassi di riutilizzo”.

Il Consiglio inoltre chiede di “garantire che la normativa sia idonea allo scopo alla luce delle nuove opportunità e sfide poste dall’intelligenza artificiale, anche in relazione a questioni quali la sicurezza, la tutela della privacy e la responsabilità, nonché le decisioni e azioni adottate senza interazione umana” e sottolinea “l’esigenza di stabilire opportuni requisiti in materia di cibersicurezza per l’intelligenza artificiale e di garantire l’assunzione di responsabilità e la protezione dei diritti fondamentali”.


L’impatto sull’occupazione e l’evoluzione delle competenze

Il Consiglio si dice “consapevole dell’impatto destabilizzante e del potenziale di trasformazione che l’intelligenza artificiale avrà sull’attuale mercato del lavoro, ad esempio nei settori industriali” e per questo attende con interesse la relazione che il gruppo di esperti ad alto livello presenterà nella primavera del 2019 sull’impatto della trasformazione digitale sui mercati del lavoro dell’UE, nonché il contributo delle parti sociali. Incoraggia inoltre gli Stati membri a porre in essere entro la metà del 2019 strategie o programmi nazionali in materia di intelligenza artificiale o a includere la dimensione dell’intelligenza artificiale in altri programmi o strategie pertinenti illustrando gli investimenti e le misure di attuazione previsti. Su questi due temi entrerà in gioco anche il lavoro svolto dal comitato di esperti italiani arruolati dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Dall’altra parte, stante la carenza di professionalità sull’argomento, il Consiglio pone l’accento sull’urgenza di “promuovere una maggiore comprensione dei concetti di fondo della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale, di integrare le competenze digitali, in particolare in relazione all’intelligenza artificiale, in tutti i livelli di istruzione” e di “aumentare la disponibilità nell’istruzione terziaria di programmi TIC di elevata qualità che si concentrino sull’automazione, la robotica e l’intelligenza artificiale, come anche sull’affidabilità e la sicurezza del software”.

E sempre in tema di formazione “si compiace dell’intenzione della Commissione di sostenere master e dottorati di ricerca in intelligenza artificiale, come anche della proposta della Commissione di incoraggiare l’introduzione di moduli in materia di intelligenza artificiale nei diplomi congiunti interdisciplinari, ad esempio nei settori della giurisprudenza o della psicologia combinati con l’intelligenza artificiale”.

Cioffi: solo un’Europa unita può competere con USA e Cina

Nel corso del dibattito, il Sottosegretario italiano allo Sviluppo Economico Andrea Cioffi ha sottolineato come, per affrontare le grandi sfide industriali come quella sull’AI, l’Europa debba lavorare unita.

“Solo insieme – ha detto Cioffi – possiamo avere un ruolo nella competizione con i giganti Usa e Cina. Per fare ciò, dobbiamo cominciare a pensare a un’infrastruttura europea di cloud dove poter stoccare i dati, a una rete di data center dei Paesi dell’Unione che magari lavorino in sinergia. Queste infrastrutture potrebbero essere messe al servizio dell’industria (penso a tante micro-aziende che in questo settore esprimono un altissimo livello qualitativo), che non ha solo bisogno di risorse e di ridurre il cuneo fiscale, ma anche di strumenti concreti, di servizi”.

Inoltre, ha detto il sottosegretario, “condividiamo la risoluzione del Parlamento UE che ha vietato l’utilizzo dell’IA nel settore delle armi automatiche e sosteniamo l’iniziativa di un nutrito gruppo di ricercatori europei che chiede di istituire un laboratorio sull’Intelligenza artificiale sul modello del CERN. Ciò permetterebbe di individuare uno spazio comune di discussione sul tema centrale della ricerca. D’altra parte, la ricerca deve essere collegata all’industria per dare servizi. È questa la sfida che ci aspetta e, se lavoriamo insieme, ci sono grandi potenzialità e possiamo fare bene”.

Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ segretario e membro del Consiglio Direttivo della sezione milanese di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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