Dagli attuatori alla robotica collaborativa: da AutomationWare l’industria “5.0” Made in Veneto

Mentre il resto del mondo si adegua con fatica alla quarta rivoluzione industriale, quella dell’industry 4.0, in uno stabilimento dell’entroterra veneziano un piccolo gruppo di tecnici e giovani ingegneri sta preparandosi alla prossima rivoluzione, quella di “industria 5.0”, basata sulla collaborazione naturale tra l’uomo e le macchine. E per prepararsi nel migliore dei modi, AutomationWare ha inaugurato a fine marzo un nuovo stabilimento di 5.000 metri quadri, sito a Maerne di Martellago (VE).

Spazio, macchinari e organizzazione a sufficienza per gestire sia le attuali lavorazioni – l’azienda già produce con successo attuatori elettrici intelligenti ad alte prestazioni, sia lineari che rotativi e ad assi – sia le nuove linee di prodotto, che rappresentano la vera sfida per il futuro prossimo: la robotica, o per meglio dire una piattaforma di robotica collaborativa di assoluta avanguardia.

La quinta rivoluzione industriale, secondo AutomationWare, sarà basata principalmente sull’uso dei cobot, i robot collaborativi che, grazie a una versatilità sempre maggiore e a costi sempre più bassi, arriveranno anche nelle aziende più piccole, alleggerendo gli operai dai lavori più gravosi e pericolosi. Ma non sarà solo la tecnologia al centro dell’attenzione, anzi: le implicazioni saranno anche sul lato umano e sociale, con una diversa percezione del rapporto fra macchina e lavoratore, con la necessità di ripensare il sistema scolastico per formare a nuove professioni, con il ritorno di molte produzioni ai Paesi d’origine dopo anni di forzata migrazione verso la Cina e l’Estremo Oriente. E, naturalmente, i progressi della robotica influenzeranno e spingeranno anche il comparto della componentistica meccanica.


Dagli attuatori elettrici ai giunti robotici

Fondata nel 2002, AutomationWare è di proprietà di Roberto Signoretto, fondatore e attuale Presidente, e di Fabio Rossi, Amministratore Delegato. Arrivato nel 2016, Rossi ha portato in azienda un notevole bagaglio di esperienza maturata in una delle maggiori multinazionali del settore. Con l’esperienza, è arrivato anche il metodo: in pochi mesi, AutomationWare ha cominciato a funzionare con le stesse modalità di aziende ben più grandi, adottando quello che è generalmente chiamato TPS o “metodo Toyota”, dal nome dell’azienda che lo inventò.

Il metodo, che è stato un po’ il precursore delle attuali teorie sulla “lean factory”, si basa su una serie di principi, fra i quali una grande attenzione alla “Voice of Customer”, indispensabile per reagire rapidamente alle nuove richieste del mercato, la ricerca della massima qualità del prodotto, sia a livello progettuale che di produzione, e la rivalutazione del contributo umano, in termini di intelligenza e responsabilità.

La sede di AutomationWare a Maerne di Martellago (VE)

Oggi AutomationWare progetta e costruisce 4 linee di prodotto nel segmento degli attuatori elettrici: dagli assi lineari (a cinghia o a vite) capaci di raggiungere i 5 m/s, ai cilindri ad alte prestazioni fino a 700kN di forza, dagli attuatori rotativi (cui si aggiungeranno i giunti robotici da maggio) ai sistemi meccatronici della serie Systems SM (MiniScara e altri modelli).

Gli attuatori elettrici sono ancora poco diffusi in Italia (7% del mercato), ma già molto richiesti in Germania, UK, Spagna eccetera (dove costituiscono circa un terzo del mercato), in quanto praticamente indispensabili per integrare i macchinari in flussi di lavoro I4.0. Essi infatti sono controllabili in tutto via computer, e hanno a bordo sensoristica avanzata per generare feedback al controllo della linea.

Attuatori elettrici della serie Mech Line di AutomationWare

I prossimi robot? Saranno modulari

Partendo dal know how sviluppato negli azionamenti, AutomationWare ha avviato un importante programma di ricerca e sviluppo con un obiettivo ambizioso: sviluppare non un robot, ma una vera e propria piattaforma modulare di cobotica. Una sorta di “Lego” della meccatronica, con parti di varie misure e prestazioni, facilmente combinabili fra loro per ottenere cobot praticamente “su misura” per le esigenze specifiche di ogni cliente. I primi componenti di questa piattaforma sono già praticamente alla fine della fase di sviluppo, tanto che AutomationWare conta di presentarli ufficialmente all’SPS di Parma, a fine maggio.

Si tratta dei giunti, l’elemento elettromeccanico forse più critico in un cobot. Progettati dallo staff di ingegneri di AutomationWare, età media 30 anni, i giunti dell’azienda veneta si caratterizzano non solo per le elevate prestazioni cinematiche e di precisione, ma anche per l’innovativa elettronica di bordo. Grazie all’utilizzo di nuovi componenti sviluppati da STMicroelectronics, in particolare di circuiti integrati di pilotaggio con microprocessore integrato dotato di 32 ingressi digitali e analogici, è stato possibile mettere direttamente a bordo del giunto non solo sensori di temperatura e gas, accelerometri 3D e via discorrendo, ma anche la capacità di calcolo e il software che consente al robot di “reagire” ai segnali dei sensori.

In pratica, mentre di norma il sensore di un cobot convenzionale che rileva un segnale lo comunica a un computer esterno che lo analizza e gli invia ordini sul da farsi, il cobot di AutomationWare sarà in grado di reagire autonomamente, guidato dai suoi processori interni e dal relativo software. La semplificazione è evidente: niente computer esterni dedicati a ogni cobot, tempi di reazione ridotti al minimo, minore necessità di programmazione, maggiore sicurezza di funzionamento a contatto con l’operatore.

Vista esplosa di uno dei giunti robotici in fase di avanzata realizzazione in AutomationWare

Tra un anno i cobot

Nei mesi seguenti, arriveranno a completamento le altre parti della piattaforma, in particolare le meccaniche dei bracci e i sistemi di sensori. AutomationWare conta di avere in vendita i robot completi prima della fine dell’anno, già in varie versioni estesamente configurabili. In azienda infatti non vogliono sentir parlare di taglie, un sistema troppo stringente e poco adatto a coprire le esigenze dei clienti.

Per avere un’idea, i concorrenti tipicamente offrono due/tre taglie di cobot; AutomationWare proporrà, solo per i giunti, 5 dimensioni diverse. Ma oltre alla carta delle funzionalità e della personalizzazione, i cobot Made in Veneto potranno contare su un altro asso nella manica: i prezzi. Se le quotazioni preliminari che ci sono state riferite confidenzialmente saranno mantenute, siamo significativamente al di sotto del prezzo di sistemi concorrenti dotati di tecnologia meno avanzata.

Il progetto, realizzato con SolidWorks, di un braccio robotico modulare. I giunti usati verranno presentati all’SPS di Parma in maggio

Il futuro

Secondo Rossi, nei prossimi 10 anni la crescita del mercato dei Cobot sarà addirittura esponenziale, e anche il calo dei prezzi sarà cospicuo, tanto da mettere queste macchine alla portata di artigiani e di privati cittadini. Secondo una ricerca di Barclays Equity Research, il mercato dovrebbe passare dai 120 milioni di dollari registrati nel 2015 a circa 3,1 miliardi di dollari nel 2020. Barclays si sbilancia a prevedere un mercato da 12 miliardi di dollari per il 2025.

Sul fronte delle unità vendute, secondo una ricerca di HMC Investment Securities si dovrebbe passare dalle 66.000 previste per quest’anno a circa 735.000 nel 2025, una stima che appare essere limitata dalla capacità produttiva globale di cobot, che potrebbe risultare insufficiente a coprire la richiesta del mercato. Ma a Martellago, per questa eventualità, si sono già attrezzati.

Abbiamo fatto qualche domanda a Fabio Rossi sulle strategie e sugli obiettivi di AutomationWare. Trovate l’intervista nel video qui sotto.

 

 

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