Il Decreto Crescita, approvato per la seconda volta dal Governo il 24 aprile 2019 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 30 aprile, diventando effettivo dal 1 maggio 2019, prevede regole per la tutela dei marchi Made in Italy e interessanti misure di contrasto al fenomeno dell’Italian Sounding.

Due sono gli articoli nell’ultima bozza del decreto – quella entrata nel Consiglio dei Ministri – che trattano l’argomento, il 31 e il 32. Il primo riguarda i marchi storici e le procedure da adottare in caso di crisi aziendale, il secondo invece è incentrato sull’Italian Sounding e indica misure e agevolazioni (come un credito di imposta per le “vittime”) per supportare le aziende italiane nella lotta a questo sgradevole fenomeno industriale.

Va detto che nella bozza precedente, quella di inizio aprile, le misure previste erano più corpose. Vediamo quindi che cosa è rimasto e su che cosa invece è stato fatto un passo indietro.


Marchi storici e crisi di impresa

L’articolo 31 del decreto è dedicato ai marchi storici, definiti come marchi registrati almeno cinquant’anni fa o di cui è possibile provare l’utilizzo continuativo da almeno cinquant’anni e che servano per commercializzare prodotti di un’azienda storicamente legata al territorio italiano. Per tutelare ulteriormente l’immagine di queste imprese, il Ministero dello sviluppo economico ha istituito il logo ufficiale “Marchio storico di interesse nazionale”, che le aziende storiche dopo averlo richiesto possono usare a fini commerciali e promozionali.

In particolare, il Decreto Crescita sottolinea l’istituzione “al fine di salvaguardare i livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività produttiva sul territorio nazionale”, del Fondo per la tutela dei marchi storici di interesse nazionale presso il Ministero dello Sviluppo economico, che opera mediante interventi nel capitale di rischio delle imprese con marchi storici.

Sono stanziati 30 milioni di euro “a valere sulle disponibilità per il 2020 del Fondo per lo sviluppo e la coesione di cui all’articolo 4 del decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 88”. Una forte riduzione: nella bozza precedente approvata a inizio aprile 2019, all’articolo 32 venivano invece previsti 100 milioni di euro.

L’articolo della nuova bozza evidenzia che qualora l’impresa titolare di un marchio storico chiuda il sito produttivo principale per cessare l’attività o delocalizzare fuori Italia, l’azienda dovrà comunicarlo prontamente il Ministero dello Sviluppo Economico dettagliando i motivi e le azioni per trovare un nuovo acquirente e ridurre gli impatti occupazionali. Così, il Ministero potrà vagliare l’assegnazione degli stanziamenti previsti dal Fondo.

Invece, per progetti di valorizzazione del marchio storico, le PMI che lo detengono o ne sono licenziatarie possono accedere agli stanziamenti del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese.


Tutela del Made in Italy, il Ministero assume 10 tecnici

Nella relazione illustrativa all’articolo 31 del Decreto Crescita, il legislatore scrive che “più volte marchi storici italiani sono diventati facile preda di soggetti esteri, che, una volta ottenuta la proprietà dei marchi, hanno poi diluito, se non annullato, l’italianità dei prodotti contraddistinti da quei brand, chiudendo gli stabilimenti produttivi in Italia e spostando la produzione all’estero”.

Tale fenomeno, prosegue il testo “nel tempo, impatta sulla ricchezza del Paese con rilevanti conseguenze sul piano occupazionale”. L’intervento del Governo, viene spiegato, punta quindi a disincentivare tale comportamento, con l’obiettivo principale di tutelare l’occupazione.

Nella relazione tecnica invece viene sottolineato che per adempiere alle attività legate all’articolo 30 “e in particolare per la dematerializzazione e la ricerca archivistica della documentazione risalente relativa ai marchi storici” il Ministero dello sviluppo economico ha ottenuto l’autorizzazione per assumere a tempo indeterminato dieci persone da selezionare con concorso pubblico, che saranno assegnati alla DG Lotta alla Contraffazione – Ufficio Italiano Brevetti Marchi.

Italian Sounding: credito d’imposta per le “vittime”

L’articolo 32 del Decreto Crescita è intitolato “Contrasto all’Italian sounding e incentivi al deposito di brevetti e marchi”.

L’Italian Sounding è il fenomeno per cui un prodotto ha un nome e caratteristiche che richiamano prodotti italiani celebri e di qualità, senza esserlo davvero. Un tarocco insomma: si pensi al celebre Parmesan americano, formaggio dal nome che scimmiotta il nostro tradizionale Parmigiano Reggiano. Questo fenomeno oltre ad essere antipatico impatta anche sulle aziende nazionali, con ripercussioni economiche.

Il Governo ha dunque pensato a incentivi per tutelare l’originalità dei prodotti italiani per i consorzi nazionali: un’agevolazione pari al 50% delle spese sostenute per la tutela legale dei propri prodotti colpiti dall’Italian Sounding. L’agevolazione viene concessa fino a un importo massimo annuale per ogni beneficiario di 30.000 euro. Per far ciò, è stata autorizzata la spesa di 1,5 milioni di euro da quest’anno.

Il voucher 3I per le start up

Alle start up innovative viene concesso il Voucher 3I “Investire In Innovazione” per supportare la valorizzazione del processo di innovazione nel triennio 2019-2021, pensato per l’acquisto di servizi di consulenza volti alla verifica della brevettabilità dell’invenzione e all’effettuazione delle ricerche di anteriorità preventive, oltre a formalità come la stesura della domanda di brevetto e di deposito all’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi.

La misura è stata pensata in quanto per un’impresa appena nata la procedura di brevettizzazione può risultare molto costosa e ci si può perdere nelle maglie della burocrazia.

Bandi per PMI e agevolazioni per le associazioni di categoria

Arrivano anche nuovi bandi. Infatti, per supportare le PMI nella valorizzazione dei titoli di proprietà industriale, il Ministero dello sviluppo economico provvede ogni anno “con decreto del Direttore Generale per la lotta alla contraffazione-Ufficio italiano brevetti e marchi”, si legge nel testo, a ufficializzare un atto di programmazione dell’apertura dei bandi relativi a brevetti, marchi e disegni per rispondere alla domanda imprenditoriale. Particolare attenzione viene data a start up di giovani, anche “apportando le necessarie modifiche per rendere le misure eleggibili all’interno degli interventi che possono essere cofinanziati dall’Unione Europea”.

Agevolazioni anche per le associazioni di categoria, fino a un milione di euro all’anno per la promozione all’estero di marchi collettivi o di certificazione volontari italiani: l’obiettivo è assicurare l’informazione dei consumatori sulla filiera e favorire l’export di prodotti di qualità.

Nicoletta Pisanu

Giornalista, collabora da anni con testate nazionali e locali. Laureata in Linguaggi dei Media e in Scienze sociali applicate all'Università Cattolica di Milano, è specializzata in cronaca.

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3 pensieri riguardo “Made in Italy e Italian Sounding: nel Decreto Crescita tutele al ribasso

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