Il Commercio Estero via dal Ministero dello Sviluppo Economico? Il no degli industriali

Da qualche giorno filtrano indiscrezioni secondo le quali Luigi Di Maio, nuovo Ministro degli Esteri, vorrebbe trasferire alla Farnesina le competenze (e le risorse) sul Commercio Estero, finora appannaggio del Ministero dello Sviluppo Economico da lui stesso guidato fino a qualche giorno fa.

Se la cosa andasse in porto, al Ministero di Via Veneto sarebbero sottratte diverse competenze, da quelle per la politica commerciale a quelle per l’internazionalizzazione, comprese le agevolazioni per la promozione del Made in Italy, dal coordinamento delle azioni dell’Ice e della Simest alla nomina dei vertici delle Camere di commercio italiane all’estero, fino alle autorizzazioni per la produzione e l’esportazione delle armi chimiche e sui cosiddetti beni a duplice uso (militare e civile).

Perché la cosa si concretizzi servirà un atto con forza di legge, probabilmente un decreto legge così come è stato già fatto dallo scorso Governo nell’estate 2018 per trasferire alcune competenze tra ministeri (decreto-legge 86/2018 convertito con Legge 9 agosto 2018, n. 97).

Il nuovo Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, stando a quanto riportato ieri da Il Sole 24 Ore, sarebbe d’accordo perché l’operazione sarebbe “un valore aggiunto per il sistema paese”, ma – ha precisato – “bisognerà metterla a punto salvaguardando il presidio del Mise sugli incentivi per l’export”.

Sindacati e imprese contrari

Alla voce contraria dei sindacati, che hanno ricordato come un’analoga operazione sia stata pensata a inizio anno dall’ex ministro Enzo Moavero Milanesi e avversata proprio da Di Maio allora nelle vesti di responsabile del Ministero dello Sviluppo Economico, si aggiunge però anche quella delle imprese.


“L’Italia è un Paese a forte vocazione esportatrice”, ricorda Giuseppe Lesce, presidente Federmacchine. Quello dei beni strumentali è tra i comparti “che maggiormente contribuiscono al saldo positivo della bilancia commerciale italiana”, dice. Lesce sarebbe favorevole a dedicare al tema dell’internazionalizzazione un apposito Ministero, come già avvenuto nel recente passato. Invece “il possibile passaggio di competenze su internazionalizzazione e politica commerciale al Ministero degli Affari Esteri mi lascia oltremodo perplesso. In questi anni il Ministero dello Sviluppo Economico ha ottenuto importanti risultati anche in campi particolari e strategici come le procedure per i prodotti utilizzabili sia per uso civile che militare. Perché cambiare?”

“Conoscendo la capacità e l’importante lavoro che svolge la nostra diplomazia economica – conclude – occorrerebbe invece favorire la collaborazione sinergica fra la suddetta diplomazia e la componente più industriale che si occupa di commercio estero”.

“Qualche dubbio” lo esprime anche Marco Nocivelli, presidente di Anima Confindustria, associazione che rappresenta l’industria meccanica italiana. “L’export è la chiave di volta delle imprese della meccanica: è stato l’ancora di salvezza in questi anni di smottamento dovuti alla crisi economica e, ancora oggi, compensa la debolezza del mercato interno. Il commercio estero è sinonimo di sviluppo economico. Per la nostra esperienza, le competenze di commercio estero procedono di pari passo con altre competenze, quali la tutela della proprietà intellettuale, gli incentivi, la lotta alla contraffazione, l’economia digitale, che fanno capo al Mise”.

La preoccupazione delle imprese – prosegue Nocivelli – “è che il trasferimento delle competenze tra i due ministeri possa comportare una perdita di visione di insieme, sinergie”. E preoccupa “il fattore tempo che deriverebbe dal passaggio di consegne”.

Più articolata la posizione del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, secondo il quale il passaggio del Commercio estero alla Farnesina “può essere un elemento condivisibile” se l’obiettivo è far crescere l’export del Paese.

“La politica estera deve avere la grande missione di far crescere l’export e i partenariati industriali delle nostre imprese. Accorpare queste deleghe può essere strategico nell’interesse di tutti noi”

Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ segretario e membro del Consiglio Direttivo della sezione milanese di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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