Il sistema italiano per il trasferimento tecnologico va ripensato e riorganizzato sul modello della Fraunhofer tedesca. È quanto sostiene Marco Bentivogli, l’ex segretario della Fim Cisl, assieme ad Alfonso Fuggetta, professore ordinario del Politecnico di Milano e Amministratore Delegato di Cefriel. Insieme hanno proposto un piano per costruire la “Rete Nazionale dell’Innovazione Tecnologica”, una vera e propria “Fraunhofer italiana”.

“I Competence Center e i Digital Innovation Hub, i due strumenti per il trasferimento tecnologico del Piano Industria 4.0, non rispondono esattamente a quello che serve urgentemente in Italia”, spiega Bentivogli nell’intervista esclusiva per Innovation Post. “Non servono solo interfacce tra l’azienda che ha bisogno di innovazione e la società capace di erogargliela, ma occorrono sempre più infrastrutture come Fraunhofer che, proprio perché si sedimentano al loro interno le competenze dei processi di innovazione, consentono nel tempo di abbassarne i costi e la soglia”.

Una rete diffusa, insomma, che garantisca la creazione sul territorio di ecosistemi in cui l’innovazione tecnologica sia trasmessa in maniera più efficace e soprattutto più omogenea, a prescindere dalle dimensioni (e dalle capacità) dell’impresa che richiede questi servizi. “In Italia, come è noto, abbiamo molte piccole imprese, e quindi dovremmo avere più Fraunhofer in una rete che sia ovviamente sincronizzata con i centri di formazione più all’avanguardia e con tutto l’ecosistema delle Academy aziendali, un servizio che sta funzionando molto bene”, continua Bentivogli.

Serve quindi un dialogo tra tutti questi strumenti: una rete, appunto. La soluzione non è quindi ricostruire, ma integrare, a partire proprio dal sistema degli otto Competence Center che, dopo una lunga fase preparatoria, hanno ormai iniziato ad operare e si accingono ad inaugurare le proprie sedi. “I Competence Center non vanno smontati ma integrati in questa struttura che noi proponiamo”, spiega Bentivogli. “Queste realtà devono appartenere ad una rete diffusissima nel territorio: Fraunhofer è una struttura fortissima dal punto di vista finanziario (70% privata e 30% pubblica) ma leggera dal punto di vista della capacità diffusiva, proprio perché è organizzata sostanzialmente in franchising (pur rispondendo a criteri molto rigorosi). Fraunhofer cresce in tutta la Germania insieme al territorio, alle imprese, ai centri di formazione. Questa capacità di integrare e fare squadra è molto viva in Germania e molto debole in Italia”.

Il trasferimento tecnologico e l’innovazione sono processi che nel nostro Paese avvengono ancora in modo disordinato, secondo l’ex sindacalista. “Ci sono molti che pensano di fare tutta l’innovazione da soli o di innovare l’azienda soltanto in piccoli spicchi: così le cose spesso non funzionano”, aggiunge. “Ho visto aziende che non hanno innovato progettando, che non sono state aiutate da nessuno a progettare l’impresa, ma hanno innovato solo quel piccolo spicchio (che sembrava il nodo critico) investendo tanti soldi senza ottenere i risultati di produttività sperati”.

Come cambiano tempi e spazi di lavoro

Anche per quanto riguarda gli incentivi all’innovazione (il piano Industria 4.0 che negli anni è cambiato fino all’attuale Transizione 4.0) Bentivogli identifica nell’automatismo delle agevolazioni e nella dotazione di risorse gli elementi fondamentali. “Il Piano Industria 4.0 ha funzionato nel momento in cui ha eliminato bandi, formulari e modulistica: adempimenti già di fatto selettivi, perché solo le grandi aziende con staff dedicati riuscivano ad accedere agli incentivi”, spiega.

Il Piano Transizione 4.0, come già anticipato più volte dal Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, sarà reso triennale e vedrà aumentare le aliquote dei crediti d’imposta sugli investimenti innovativi. Sarà inoltra affiancato da una nuova agevolazione dedicata alle tecnologie di frontiera (come Blockchain e IA): il Piano Impresa 4.0 Plus. Ma in mezzo a tutte queste novità “serve la capacità di scrivere bene la norma”, sottolinea Bentivogli. “Otre a sgravare i device tecnologici serve iniziare a studiare come sgravare i sistemi di organizzazione del lavoro innovativo. Oggi per migliorare la produttività c’è un lavoro gigantesco da fare sul tempo e sullo spazio di lavoro. Le aziende che riformano il tempo e lo spazio sono più produttive”.

E proprio alla riorganizzazione dei tempi e degli spazi di lavoro sarà dedicato il prossimo libro di Bentivogli, in uscita il 30 luglio, dal titolo “In-dipendenti. Guida allo Smart Working”. Un vero e proprio manuale per comprendere ed implementare lo strumento che ha permesso di far proseguire molte attività economiche durante l’emergenza Covid-19.

“Individuo gli ingredienti per portare lo smart working ad essere uno scambio di reciprocità tra una maggiore responsabilità e una maggiore libertà”, continua Bentivogli. “Lo smart working è un lavoro per obiettivi, non ha orario, e quindi devono essere riconosciuti nuovi diritti digitali come quello alla disconnessione, oppure le fasce orarie di reperibilità (per non essere sempre disponibili 24 ore su 24). Su questo tema serve un cambio di mentalità per incrementare la produttività e contribuire al benessere delle persone”.

Qui di seguito potete trovare l’intervista integrale del Direttore di Innovation Post Franco Canna a Marco Bentivogli. Potete ascoltarla anche in podcast qui.

 

Francesco Bruno

Giornalista professionista, laureato in Lettere all'Università Cattolica di Milano, dove ha completato gli studi con un master in giornalismo. Appassionato di sport e tecnologia, compie i primi passi presso AdnKronos e Mediaset. Oggi collabora con Dazn e Innovation Post.

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