Tornare a crescere grazie alle riforme, Cottarelli: “Su ITS e donne serve un cambiamento culturale”

“Sono sicuro che possiamo tornare ai livelli pre-Covid, ma questo non ci dovrebbe bastare”: così Carlo Cottarelli, Presidente dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, recentemente nominato consigliere del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione Renato Brunetta, inizia il suo intervento alla videoconferenza “Innovare per tornare a crescere”, organizzata da Base Italia, Associazione che promuove attività di studio e ricerca per lo sviluppo del Paese, a cui Cottarelli partecipa come membro del consiglio direttivo e del comitato scientifico.

“Non dimentichiamoci che venivamo da il peggiore ventennio della nostra economia, in cui abbiamo avuto una crescita zero”, aggiunge Cottarelli. Proprio sulla rimozione degli ostacoli alla crescita occorre puntare, secondo l’ex Commissario Straordinario per la Revisione delle Spesa, per il rilancio del Paese e per risolvere molti dei problemi che l’Italia si trascina dietro da tempo, come il divario tra Nord e Sud, la fuga dei talenti giovani e l’alto tasso di disoccupazione femminile.

Le riforme necessarie per tornare a crescere

Una crescita che non può avvenire senza riforme, prima fra tutte quella della Pubblica Amministrazione che rappresenta il maggior ostacolo alla capacità di crescita di produttività del settore privato del Paese. “Sappiamo che la nostra Pubblica Amministrazione non funziona come dovrebbe e che non è omogenea nei territori. Abbiamo una situazione a macchie di leopardo, con differenze tra Nord, Centro e Sud e anche all’interno delle stesse regioni”, spiega Cottarelli.

La riforma, necessaria, dovrebbe seguire due direzioni: da una parte puntare alla semplificazione (con meno procedure, meno modulistica, meno enti da consultare ecc. ecc.), anche attraverso l’utilizzo di strumenti già a disposizione (come il silenzio assenso, introdotto nel 1990 che non viene praticamente mai utilizzato) e dall’altra dovrebbe cambiare il modus operandi della PA italiana, introducendo nuovi concetti, quali gli obiettivi di produzione, gli indicatori di produzione e premi assegnati secondo il merito.

Una riforma che non può essere realizzata soltanto attraverso le norme, spiega Cottarelli, ma che deve partire da una spinta al cambiamento richiesta dai cittadini, portata avanti da una decisa volontà politica.

Cottarelli: “Per i giovani serve che il Paese torni a crescere”

Un nodo centrale, quello della Pubblica Amministrazione, che se risolto spianerebbe la strada ad altri interventi volti a risolvere alcuni tra i principali problemi del Paese, come la fuga dei giovani all’estero.

“Per aiutare i giovani non servono necessariamente misure rivolte ai giovani, ma politiche rivolte al Paese, perché se il Paese torna a crescere i giovani possono trovare qui le opportunità lavorative di cui hanno bisogno”, aggiunge Cottarelli che però precisa che “occorrerebbe, per lo meno, evitare di fare misure rivolte ai non giovani, come Quota 100”.

Accanto agli investimenti pubblici nelle infrastrutture del Paese devono essere quindi rimossi gli ostacoli agli investimenti privati, che hanno frenato la nascita di nuove imprese soprattutto al Sud. Sud che paga il prezzo maggiore anche di una Pubblica Amministrazione non efficiente “accanto ad alcune eccellenze che non mancano”, precisa Cottarelli, e di una giustizia che ha tempi troppo lunghi.

Stimolare la crescita attirando investimenti privati, sicurezza sul lavoro, tempi di giustizia più corti e una Pubblica Amministrazione più efficiente: è questa la ricetta indicata da Cottarelli per la ripresa del Meridione e, spiega il Presidente dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, dell’Italia intera.

“Servono riforme che aiutino tutto il Paese a crescere, riforme di cui beneficeranno maggiormente le aree più in difficoltà, come il Sud”.

Parità di genere, non stiamo facendo abbastanza

Alle riforme va, tuttavia, accompagnato un cambiamento culturale, soprattutto su alcuni temi che contribuiscono a frenare la crescita del Paese, come quello dell’uguaglianza di genere. “Il 51% degli italiani ancora considera l’ambito di cura della casa e dei figli come il ruolo primario della donna – ricorda Cottarelli – è chiaro che non stiamo facendo abbastanza per la questione di parità di genere“.

Ed è proprio dall’alleggerimento di questo ruolo di assistenza ai membri fragili della famiglia (bambini e anziani) che culturalmente è stato affidato alla donna che occorre partire, spiega Cottarelli, per creare le opportunità di cui le donne hanno bisogno, attraverso, ad esempio, un numero maggiore di asili nido sul territorio, per permettere alle donne che hanno figli di continuare a lavorare (secondo gli ultimi dati, il 65% delle donne con figli piccoli non lavora).

Altro strumento da utilizzare è quello della tassazione, che ovviamente “non può essere una tassazione di genere, sarebbe incostituzionale, ma potrebbe favorire, ad esempio, il secondo componente della famiglia che entra sul mercato del lavoro”, spiega Cottarelli.

Un cambiamento che non può essere relegato allo Stato, ma che deve partire dalla famiglia e dalle scuole. Un progresso di cui beneficerebbe anche all’economia del Paese, in quanto “l’elasticità dell’offerta di lavoro per le donne è 4-5 volte superiore a quella per gli uomini, quindi favorendo l’entrata sul mondo del lavoro delle donne creeremo un aumento consistente dell’offerta di lavoro“.

I tanti nodi da sciogliere sulla scuola

Un problema, quello della carenza di asili nido sul territorio, che rientra non solo nell’ambito delle tematiche di genere, ma che è sintomo di un altra questione da risolvere, ovvero la bassa spesa sulla pubblica istruzione.

“Per quanto riguarda l’università, siamo il Paese in Europa che ha la spesa pubblica pro capite più bassa. Siamo penultimi in lauree annuali, appena sopra della Romania. Questo è un altro ambito in cui dobbiamo intervenire”, spiega Cottarelli.

Sul tema della pubblica istruzione molti sarebbero gli interventi necessari, a partire anche da una riorganizzazione dell’orario e del calendario scolastico promuovendo, ad esempio, il tempo pieno e vacanze più distribuite durante l’anno a favore di una pausa estiva più breve. Riforme che non possono prescindere dal rafforzamento della squadra di insegnanti che, come precisa Cottarelli “devono essere pagati di più e meglio formati”.

Si è parlato anche di Istituti Tecnici Superiori (ITS), su cui il Governo punta anche per riequilibrare il Paese nei confronti del contesto europeo.  “Sugli ITS, –precisa Cottarelli– il Governo Draghi ha intrapreso la strada giusta. Tuttavia, anche qui c’è un cambiamento culturale che dobbiamo fare, perché gli studenti degli Istituti Tecnici Superiori vengono considerati come studenti di serie B”.

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Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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