Intelligenza artificiale, Blockchain e 5G oltre l’hype: conoscerne le potenzialità aiuta a sfruttarle al meglio

L’intelligenza artificiale in meno di dieci anni è balzata da qualche oscuro laboratorio, e da vecchie pagine di fantascienza, direttamente nelle aziende e nei nostri smartphone, quindi nelle tasche dei vestiti.

La Blockchain sempre in una decina d’anni è passata da essere la tecnologia abilitante del Bitcoin allo strumento con cui cambiare il modo di scambiare valore, tracciare prodotti e beni, la loro qualità e provenienza.

Le reti 5G in meno di un decennio promettono di moltiplicare le risorse e opportunità della trasformazione digitale, nelle imprese e nelle nostre vite.

In ‘Homo deus. Breve storia del futuro’, un libro visionario pubblicato in Italia da Bompiani nel 2017, Yuval Noah Harari sostiene che entro un secolo le tecnologie trasformeranno nel profondo la razza umana in creature simili a divinità alimentate dall’intelligenza artificiale e da una miriade di innovazioni che emergeranno da una rivoluzione che egli chiama “datismo”. E alla domanda se le persone debbano resistere a un futuro di progresso tecnologico apparentemente inevitabile, risponde subito: “è impossibile fermare il progresso tecnologico”.

Ma, allo stesso tempo, intelligenza artificiale (AI nell’accezione anglofona), Blockchain e 5G non possono essere delle bolle dettate dall’hype del momento, non devono essere tecnologie adottate in maniera frettolosa e superficiale solo perché di moda o perché vengono spesso magnificate.

“Sono strumenti con un potenziale enorme, ma vanno commisurati al loro reale utilizzo e agli obiettivi che ognuno e ogni azienda si prefigge”, rimarca Mario Testino, Chief operation officer di ServiTecno, intervenendo alla tavola rotonda online intitolata ‘Dal 5G all’AI, dalla Blockchain alla Cybersecurity: tecnologie di frontiera per una fabbrica intelligente e sicura’. Uno dei tanti momenti di confronto e dibattito tra esperti e addetti ai lavori del mondo digitale che si sono svolti all’interno dell’evento ‘Industry 4.0 360 Summit’, organizzato dal gruppo Digital360 e dalle sue testate giornalistiche specializzate.

Nel corso dell’incontro, moderato da Maria Teresa Della Mura, direttore di Internet4Things, il Chief operation officer di ServiTecno sottolinea che “l’intelligenza artificiale è una grande cosa, una sfera di cristallo dalle potenzialità enormi, ma è importante, anzi fondamentale, capire bene a cosa serve in modo da utilizzare la tecnologia giusta che ci serve realmente”.

Questo aspetto spesso non è ancora colto in maniera adeguata in molte aziende e realtà produttive: si guarda all’AI come a una panacea o una terra promessa, ma si deve sempre partire dalle reali esigenze a cui dare delle risposte concrete, e non adottare soluzioni avveniristiche come se fossero la bacchetta magica. “Se si procede in modo superficiale o improvvisato, un altro rischio è quello di scegliere e implementare soluzioni sovradimensionate o non corrispondenti alle reali esigenza da affrontare”, osserva Testino.

Fare innovazione significa affrontare la complessità

Fare trasformazione digitale “significa dover affrontare una notevole complessità che non impatta solo sulle tecnologie ma su tutta l’organizzazione aziendale”, sottolinea Stefano Cattorini, direttore generale del Competence center BI-REX di Bologna.

Che fa notare: “gli otto Competence center nazionali hanno anche e proprio questa funzione di sostegno e accompagnamento delle imprese e delle PMI attraverso il non semplice percorso di digitalizzazione. Proprio per fare tutto ciò, all’interno del BI-REX abbiamo una linea pilota completa di tutte le tecnologie abilitanti l’Industria 4.0, dai Big data all’intelligenza artificiale, dalla robotica alle connessioni 5G, in modo che imprenditori, manager e operatori specializzati possano toccare con mano e sperimentare queste risorse e opportunità, che altrimenti in molti casi rimangono poco conosciute e oscure”.

Tra gli sviluppi più recenti e interessanti del mondo 4.0 all’interno delle imprese e della manifattura, “c’è ad esempio una progressiva virtualizzazione dei sistemi e delle attività anche nell’ambito dell’automazione”, sottolinea Testino, e Cattorini aggiunge “la centralità del dato è il motore di ogni strategia di digitalizzazione” e un altro effetto, un’altra conseguenza fondamentale è che “l’interconnessione efficiente e sicura tra le varie tecnologie 4.0 è fondamentale”.

Una Cybersecurity ben ponderata e ‘a strati’

L’Industria 4.0 e il mondo digitale sono fatti di connessioni e interconnessioni, reti e collegamenti continui e infiniti in cui la sicurezza, la Cybersecurity, svolge un ruolo fondamentale per garantire che la macchina funzioni e non venga bloccata o ‘bucata’ da hacker e criminali informatici.

Su questo punto, “la soluzione non può essere bloccare lo sviluppo e l’innovazione”, spiega Testino, ma “bisogna considerare in maniera adeguata gli aspetti della sicurezza, facendo delle valutazioni appropriate innanzitutto per definire bene i confini virtuali dell’azienda, per mettere in sicurezza ciò che c’è al proprio interno”.

E in tema di Cybersecurity prosegue: “non si possono fare investimenti a pioggia, ma occorre concentrarsi a proteggere innanzitutto ciò che è più importante, prezioso e strategico”.

E questo aspetto è strettamente collegato a un altro concetto fondamentale: quello della stratificazione dei livelli di sicurezza. “Come è stratificata la scorza di una cipolla, allo stesso modo devono essere stratificati i diversi livelli di Cybersecurity per i dispositivi aziendali, e ciò che c’è di più prezioso, sensibile e strategico deve essere al centro, nel cuore della stratificazione, dove è più protetto”.

Algoritmi tuttofare e migliori risultati finanziari

Una spinta avveniristica e potente all’interconnessione, e quindi ai flussi di dati e immagini, è quella che promette di portare il 5G con la sua banda ultra larga a bassissima latenza. “Stiamo applicando il 5G a diversi ambiti aziendali e produttivi”, rileva Davide Giustina, amministratore delegato di Up Solutions, operatore di infrastrutture digitali del Gruppo Retelit, e a proposito della necessità di applicare la tecnologia giusta nel contesto giusto, “nei porti e negli scali marittimi, ad esempio, il 5G si declina molto bene, all’interno di spazi ampi dove non è praticabile una cablatura di tutte le aree”.

Mentre in tema di intelligenza artificiale Giustina rileva “gli algoritmi consentono di aumentare l’efficienza delle operazioni, che si traduce anche in migliori risultati finanziari”. Gli algoritmi di machine learning aggregano dati storici provenienti dal mondo reale per fare previsioni e prendere decisioni in base a essi. Eseguono compiti relativi alla crittografia, al routing, alla classificazione, al filtraggio, alla ricerca e compressione delle informazioni, “permeando ogni aspetto dell’infrastruttura informativa e comunicativa”, osserva l’amministratore delegato di Up Solutions.

E per quanto riguarda innanzitutto gli algoritmi per la prevenzione delle collisioni nei veicoli autonomi e degli algoritmi di controllo per le infrastrutture del mondo reale in settori critici come l’energia, la salute e i trasporti., l’intelligenza artificiale pone anche una questione etica, già da tempo al centro del dibattito pubblico e tra addetti ai lavori.

Nessuno sa verso dove andrà l’intelligenza artificiale

Tra i tanti imprenditori, innovatori, filosofi, politici che sottolineano l’urgente necessità di regolamentare l’AI, nel corso degli anni sono intervenuti anche il celebre fisico teorico Stephen Hawking, famoso per i suoi studi sui buchi neri, sulla cosmologia quantistica e sull’origine dell’universo, e anche il creatore di SpaceX e Tesla, Elon Musk, che di intelligenza artificiale fa un grande uso per tutti i suoi progetti visionari e avveniristici.

Ma per ora l’etica dell’AI deve ancora prendere una forma compiuta, e nessuno sa verso dove andrà l’intelligenza artificiale, anche perché non c’è un obiettivo unico, ma tanti in parallelo. Di certo, evolve e possibilmente migliora giorno dopo giorno con il lavoro di tutti.

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Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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