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Macchine utensili, il quarto trimestre 2025 chiude con ordini in calo del 13,6%



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I dati elaborati da Ucimu-Sistemi Per Produrre mostrano che nel quarto trimestre dell’anno gli ordini hanno registrato una contrazione marcata rispetto allo stesso periodo del 2024. A pesare è soprattutto la diminuzione degli ordini dall’estero, causata dai diversi fattori che alterano gli equilibri sui mercati internazionali, a fronte di una domanda interna che non ha subito lo stimolo sperato dal Piano Transizione 5.0. Il settore aspetta con impazienza i decreti attuativi dei nuovi incentivi nazionali per pianificare gli investimenti e si prepara a consolidare i legami con i nuovi partner commerciali.

Pubblicato il 30 gen 2026



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L’industria italiana delle macchine utensili ha chiuso il 2025 registrando una contrazione degli ordini che riflette l’instabilità e la complessità dei mercati internazionali e le incertezze della politica industriale interna.

Nel quarto trimestre 2025, l’indice degli ordini di macchine utensili elaborato dal Centro Studi & Cultura di Impresa di Ucimu-Sistemi Per Produrre ha registrato una contrazione del 13,6% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente, portando il valore assoluto a quota 68.

La flessione è stata trainata principalmente dalla componente estera, che ha subito un calo del 17,1%. Sul mercato interno la riduzione è stata più contenuta, fermandosi al 2,9% per un valore assoluto di 56,3.

Le performance registrate nei primi nove mesi hanno comunque permesso di chiudere l’intero 2025 con una variazione positiva del 3,1%.

Macchine utensili, l’analisi del 2025 del Presidente di Ucimu

L’andamento annuale evidenzia una crescita marcata degli ordini domestici, saliti del 38,9%, mentre la domanda oltreconfine ha perso il 9,4% del proprio volume.

“Il risultato complessivo della raccolta ordini relativo al 2025 è in linea con quello degli ultimi 2 anni e dunque ancora una volta deludente”, afferma Riccardo Rosa, presidente Ucimu.

Secondo Rosa il rallentamento estero non ha trovato una compensazione adeguata in una ripresa del mercato nazionale, dove l’efficacia del piano 5.0 è stata limitata da continue interruzioni operative che hanno reso i processi poco fluidi fino alla loro conclusione a dicembre.

Un 2026 tra incertezze e attesa per i nuovi decreti

L’attenzione delle aziende del settore, precisa Rosa, è ora concentrata sui decreti attuativi dei nuovi provvedimenti previsti fino al 2028.

“Le imprese italiane hanno grandi aspettative rispetto a questo provvedimento soprattutto per la durata che permette una migliore pianificazione degli acquisti da parte degli utilizzatori e quindi anche una più efficace e efficiente distribuzione dell’attività produttiva delle nostre aziende”, continua Rosa.

La rapidità nella pubblicazione dei decreti risulta vitale per offrire chiarezza alle imprese, specialmente dinanzi alle difficoltà causate dall’instabilità geopolitica.

Gli ordini dall’estero soffrono infatti del mutamento degli equilibri di mercato, con fattori quali i conflitti aperti, l’incertezza sui dazi della strategia commerciale di Trump e la crisi dell’automotive tedesca che limitano pesantemente l’export verso mercati storici come Russia e Cina.

Nuove rotte commerciali tra India e Sud America

Proprio per queste dinamiche Rosa accoglie con favore la stipula dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e India che rappresenta un’importante opportunità per i costruttori di robot e automazione.

L’India si conferma il quarto mercato di sbocco con 135 milioni di euro di esportazioni nei primi nove mesi del 2025. L’abrogazione dell’ordine Omnibus da parte delle autorità indiane, che avrebbe introdotto la licenza BIS dal 2026, sosterrà ulteriormente la penetrazione commerciale nell’area.

Al contrario la decisione di rinviare l’accordo UE-Mercosur viene giudicata negativamente.

“Consideriamo la decisione di rinviare l’accordo UE-Mercosur ad una valutazione della Corte un duro colpo per l’industria manifatturiera“, commenta Rosa.

“Molti di quei paesi, primo fra tutti il Brasile, rappresentano mercati potenzialmente interessanti per le nostre aziende di cui gli utilizzatori locali apprezzano alta qualità e personalizzazione dell’offerta. Per questo, occorre intervenire al più presto per dare attuazione all’accordo che libererebbe oltretutto le nostre vendite da molte imposte daziali attualmente in vigore”, aggiunge.

Per consolidare tali legami, Ucimu ha già attivato collaborazioni in Argentina, un progetto per un centro tecnologico in Cile e un desk operativo in Messico attivo da inizio 2025. Iniziative che puntano a contrastare la perdita di competitività del manifatturiero europeo.

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