Robotica e Ai

Siciliano: “La vera rivoluzione sono la Physical AI e le tecnologie dell’interazione”



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L’Europa può reagire all’egemonia di USA e Cina puntando sulla Physical AI e sulla centralità della persona e trasformando la robotica in una tecnologia dell’interazione. Grazie al valore del design e della bellezza, l’eccellenza italiana può permettere di superare l’inquietudine verso le macchine per metterle al servizio della salute e del benessere sociale…

Pubblicato il 7 feb 2026



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L’immagine è di quelle che restano impresse: otto figure sedute su una trave d’acciaio sospesa sopra il vuoto, un richiamo esplicito alla celebre fotografia dei costruttori del Rockefeller Center del 1932. Stavolta, però, sulla copertina che il Time ha dedicato alle persone dell’anno non ci sono operai, bensì gli “architetti dell’intelligenza artificiale”. Tra gli otto volti ritratti, accanto a Mark Zuckerberg, Lisa Su, Elon Musk, Jensen Huang, Sam Altman, Dario Amodei e Fei-Fei Li, c’è un unico europeo, Demis Hassabis, Co-Founder & CEO di Google DeepMind.

Parte da questa considerazione l’analisi di Bruno Siciliano, professore di robotica dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, su un’Europa vittima dell’effetto sandwich, stretta tra la spregiudicatezza imprenditoriale americana (high risk, high gain) e la massiccia capacità di investimento del governo cinese, capace di finanziare sistematicamente l’acquisizione di know-how nei laboratori europei. Per recuperare sovranità tecnologica, però, la risposta non è rincorrere i modelli altrui, ma puntare sulle caratteristiche uniche del Vecchio Continente e rimettere al centro la ricerca scientifica e la persona.

llustration by Peter Crowther for TIME; Painting by Jason Seiler for TIME

Oltre l’IA generativa: la nascita dell’Internet delle Competenze

L’AI, spiega Siciliano, è solo un lato della medaglia. L’altro è la sua dimensione fisica, ciò che dà corpo alla parte cognitiva dell’IA.

Se i sistemi che ben conosciamo, da ChatGPT a Gemini, mancano di tatto e percezione, la loro evoluzione è la Physical AI. Secondo Siciliano, stiamo vivendo una transizione epocale dalle tecnologie dell’informazione alle tecnologie dell’interazione, dove la dimensione fisica è quella della singola persona.

Questo cambio di paradigma abilita quello che il professor Siciliano, insieme con il professor Antonio Bicchi, ha già da tempo definito l’Internet of Skills (Internet delle Competenze o Internet delle Abilità): il passaggio dal trasferimento di semplici dati o immagini al trasferimento del contatto fisico e della manualità.

Anche i leader globali stanno cambiando rotta in questa direzione: aziende come Boston Dynamics, celebri per robot “acrobatici” ma lontani dal mercato, hanno stretto partnership con Google DeepMind per creare piattaforme con reale interesse industriale e produttivo.

Design e bellezza: la ricetta italiana contro la “Valle perturbante

Su questo tema l’Europa ha molto da dire. L’approccio scientifico della nostra ricerca mette da sempre al centro gli aspetti etici e sociologici. Un punto fondamentale per la diffusione della robotica, per esempio, è la sua “accettabilità” sociale.

Macchine troppo simili all’uomo possono generare inquietudine, un fenomeno noto come “Valle perturbante” (Uncanny Valley).

Qui il valore aggiunto dell’Italia è il design, inteso non solo come estetica ma come uno dei quattro paradigmi della robotica moderna insieme a conoscenza, interazione e impatto. “La nostra tradizione nella bellezza e nel disegno industriale può rendere la tecnologia amichevole e integrata” dice Siciliano.

Il progetto sulla colonscopia robotizzata (finanziato dall’ERC) rappresenta la sintesi perfetta di questa visione: qui l’intelligenza artificiale per la diagnostica tumorale non è un freddo algoritmo, ma parte di un sistema robotico che deve essere “accettato” dal paziente. Per essere utilizzato su volontari umani, il robot deve infatti coniugare un design che ispiri fiducia a un rigoroso rispetto dei protocolli etici e della privacy, dimostrando come l’armonia tra estetica, etica e scienza sia l’unica via per mettere la tecnologia davvero al servizio della persona.

Il paradosso dei capitali inespressi, Vitiello: “L’estero è qui”

Se la scienza europea è all’avanguardia, il limite rimane la capacità di fare sistema e investire. Come sottolinea Nicola Vitiello, Rettore della Scuola Superiore Sant’Anna, l’Europa dispone di circa 11 trilioni di euro in risparmi privati e endowment: una cifra che la renderebbe la terza potenza al mondo se mobilitata verso l’innovazione. Il problema è culturale: una forte avversione al rischio e una classe industriale spesso focalizzata su obiettivi gestionali di brevissimo periodo.

Vitiello invita inoltre a superare il mito che le regole europee siano solo un freno burocratico. Al contrario: l’analisi dei rischi e il rispetto degli standard etici e giuridici (la cosiddetta Human Readiness) generano valore reale per il mercato.

Il messaggio finale che Vitiello lancia ai giovani ricercatori è forte: “L’estero è qui”. Non esiste alcun limite oggettivo a ciò che si può realizzare nei laboratori italiani rispetto a quelli d’oltreoceano, a patto di riscoprire un ottimismo tecnologico che rimetta la ricerca scientifica al centro delle scelte politiche strategiche.

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