Con la chiusura, il prossimo 3 marzo 2026, della raccolta delle candidature al nuovo bando europeo nell’ambito del programma Digital Europe si aprirà la “Fase 2” degli European Digital Innovation Hub (EDIH).
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Che cosa sono e che cosa fanno gli EDIH?
Per i non addetti ai lavori vale la pena ricordare che gli EDIH sono consorzi, spesso formati da università, associazioni di categoria come Confindustria, centri di ricerca e Competence Center, creati con la missione di prendere per mano le PMI e accompagnarle nella transizione digitale..
È bene ricordare che il loro mandato non è generico: il programma Digital Europe ha affidato agli hub il compito specifico di diffondere tre tecnologie cardine (Key Capacity Areas) ritenute strategiche per la sovranità europea: High Performance Computing (HPC), Intelligenza Artificiale (AI) e Cybersecurity, oltre allo sviluppo delle competenze digitali avanzate (Advanced Digital Skills) necessarie per gestirle.
Il supporto avviene attraverso l’erogazione di servizi a condizioni particolarmente vantaggiose per le imprese, come ad esempio formazione, aiuto per trovare finanziamenti e servizi di “Test before Invest” che permettono a un’azienda di provare una tecnologia (un robot collaborativo, un algoritmo di IA, un gemello digitale) prima di comprarla, riducendo i rischi di un investimento sbagliato.
Nella prima fase, che si avvia alla conclusione, l’Italia ha messo in campo una potenza di fuoco notevole ma frammentata. Abbiamo 13 EDIH finanziati al 100% (metà dall’UE, metà dall’Italia tramite il PNRR) e altri 24 poli che, in due distinte fasi, hanno ottenuto il “Seal of Excellence” (progetti selezionati ma non finanziati con fondi UE, sostenuti in gran parte dal PNRR).
Il risultato? Una mappa fitta, basata quasi esclusivamente su una logica territoriale. Un modello che, volendo garantire prossimità alle imprese, ha finito col dimostrarsi frammentato e poco efficace e che è destinato a cambiare.
La Fase 2 degli EDIH
Nel 2026 si apre infatti una nuova fase che – per volere dell’UE – avrà come priorità il consolidamento della rete con 5 obiettivi strategici:
- Rafforzare la copertura territoriale di tutte le regioni dell’UE e dei paesi associati, assicurando un reale equilibrio geografico;
- Potenziare il focus sull’intelligenza artificiale, posizionando gli EDIH come centri di esperienza e competenza nell’IA europea;
- Estendere i servizi digitali verso le tecnologie green e la sostenibilità ambientale;
- Facilitare l’accesso alle grandi infrastrutture europee di innovazione (AI Factories, TEFs, AI-on-Demand Platform, EuroHPC);
- Garantire interoperabilità tramite il Digital Transformation Accelerator (DTA), l’ente che coordina la rete a livello continentale.
Il nuovo bando europeo e il sigillo STEP
Il “bando di consolidamento” è stato aperto dalla Commissione europea lo scorso 4 novembre 2025 e mette sul piatto complessivamente 79,2 milioni di euro, di cui 24,4 milioni destinati specificamente all’Italia. Non è un bando per tutti: possono candidarsi solo gli EDIH già validati nella Fase 1. L’Europa insomma vuole “potenziare” chi ha ben operato nel primo triennio. Come anticipato, la raccolta delle candidature si chiuderà il prossimo 3 marzo 2026.
C’è però una novità sostanziale che merita attenzione: il legame con la piattaforma STEP (Strategic Technologies for Europe Platform). Il bando è infatti concepito per rafforzare la “sovranità tecnologica” dell’UE. In termini pratici, questo introduce il “Seal of Sovereignty” (Sigillo di Sovranità): un marchio di qualità che verrà assegnato automaticamente ai progetti eccellenti che, pur superando la valutazione tecnica, non dovessero ricevere fondi diretti per esaurimento del budget. Questo sigillo fungerà da passepartout per accedere in via prioritaria ad altri fondi, come quelli della Politica di Coesione, permettendo agli Stati membri di finanziare i poli meritevoli con procedure semplificate e cumulabili.
Il meccanismo di finanziamento standard resta invece invariato: l’Unione copre metà dei costi, mentre l’altra metà deve essere garantita dallo Stato membro. Il nuovo progetto avrà una durata di 36 mesi, con avvio previsto per novembre 2026.
La strategia italiana e i 10 nuovi super poli
In questo scenario l’Italia, sotto l’egida del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), si appresta a operare una forte razionalizzazione: dai circa 37 soggetti attuali (tra EDIH completamente finanziati e “seal of excellence”) si passerà a una squadra ristretta di 10 super poli nazionali. L’obiettivo? Fare massa critica e abbandonare la logica della frammentazione territoriale per abbracciare quella della specializzazione verticale.
Che cosa è successo? Il Ministero ha voluto raccomandare agli EDIH esistenti un processo di razionalizzazione in vista delle candidature al nuovo bando di consolidamento 2026-2029. La parola d’ordine diramata da Palazzo Piacentini è stata aggregazione.
Un cambiamento, quello richiesto dal MIMIT, che non è solo numerico, ma anche qualitativo: se la Fase 1 aveva una visione prettamente “regionale”, la Fase 2 guarderà alla specializzazione verticale. I nuovi 10 super poli non saranno cioè definiti tanto dalla geografia (l’EDIH della Lombardia o quello della Campania), quanto dalla specializzazione su otto settori: aerospazio e difesa, agritech, costruzioni, commercio, salute, manifattura (in questo caso con tre EDIH, uno per il Nord, uno per il Centro e uno per il Sud), automotive e infrastrutture critiche, pubblica amministrazione. L’idea è che da questa “dieta dimagrante” escano dieci campioni, che si uniranno agli 8 Competence Center nazionali già esistenti, creando un ecosistema in grado di competere ad armi pari con quelli tedeschi e francesi.
Che cosa cambierà quindi? Avremo degli EDIH specializzati sui vari settori, con un focus territoriale più ampio, quasi sempre nazionale o quantomeno macroregionale, come avverrà per esempio sulla manifattura.
Per un’azienda manifatturiera che produce componentistica meccanica per l’Automotive in Abruzzo l’interlocutore privilegiato non sarà quindi più il generico sportello per l’innovazione locale, ma o il nodo del Centro Italia dell’EDIH sulla Manifattura o l’EDIH nazionale sull’Automotive in grado di offrire competenze iperspecializzate per tutto il territorio.


















