SOSTENIBILITÀ

Geico ReBox, l’innovativo filtro riutilizzabile per le cabine di verniciatura



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Geico ha sviluppato ReBox, un sistema che sostituisce i tradizionali filtri monouso in cartone delle cabine di verniciatura industriale con elementi in polimeri che sono semplici da pulire e riutilizzare. Il sistema si installa sugli impianti esistenti senza modifiche e riduce i costi di smaltimento. L’azienda è al lavoro anche per valorizzare la vernice recuperata come materia prima seconda, aprendo la strada a una circolarità potenzialmente completa del processo.

Pubblicato il 6 mar 2026



rebox



Nelle cabine di verniciatura industriale – quelle che equipaggiano le linee automotive di aziende come Mercedes, Tesla o Stellantis – tutta la vernice che non si deposita sulle scocche finisce catturata da filtri di cartone collocati nella parte inferiore della cabina di verniciatura. Quando sono saturi questi filtri vengono smontati e smaltiti: non sono riciclabili e devono essere inceneriti, con costi logistici e ambientali che si accumulano nel tempo. È per superare questa logica monouso che Geico, azienda specializzata in impianti di verniciatura per l’industria automotive, ha sviluppato ReBox, presentato in anteprima in occasione della fiera MecSpe.

“Il tema che sottende quello dei filtri è il Sustainable Paintshop, ovvero il nostro progetto strategico dell’impianto di verniciatura sostenibile che ha come data target il 2030, dove circolarità, ambiente e aspetti sociali legati al benessere lavorativo costituiscono i punti cardine”, spiega Daryush Arabnia, presidente e amministratore delegato di Geico SpA.

“La nostra idea è di utilizzare un filtro pulibile in modo da non dover buttare via tutto, ma poter riutilizzare il filtro”, spiega Diego Molteni, R&D Engineer Process and Environmental di Geico. La soluzione è nata dall’ufficio innovazione dell’azienda e, come spiega Molteni, è già applicabile agli impianti esistenti senza interventi strutturali.

Come funziona il sistema inerziale di ReBox

ReBox mantiene le stesse dimensioni dei filtri a cartone standard – 500 x 500 mm – per garantire la compatibilità diretta con gli impianti esistenti. Al posto delle fibre di cartone, il filtro è composto da un housing in metallo che ospita nove piastre forate in materiale polimerico, disposte in sequenza con fori progressivamente più piccoli: tre piastre con fori larghi, tre con fori medi e tre con fori stretti. Questo crea un “effetto labirinto” che forza la vernice a depositarsi per inerzia man mano che attraversa le piastre, raggiungendo un’efficienza di separazione comparabile a quella dei filtri in cartone.

Il sistema di sostituzione ricalca quello già in uso per i filtri in cartone: l’operatore blocca la ventilazione locale, estrae il box saturo, inserisce quello pulito e riprende il ciclo produttivo – il tutto senza interrompere le operazioni di verniciatura nel resto della cabina. “Se si lavora su uno o due turni, mediamente un filtro va cambiato dopo una settimana o due”, precisa Molteni. In un impianto di verniciatura automotive di grandi dimensioni si contano tipicamente tra 50 e 80 box filtranti, ognuno dei quali alloggia sei o otto filtri.

I filtri possono essere puliti mediante rimozione meccanica della vernice accumulata sia manualmente, che automaticamente per medie/grosse produzioni mediante una macchina di pulizia appositamente progettata allo scopo, attualmente in fase di sviluppo.

Diego Molteni

Un progetto in chiave full-circular

ReBox non è pensato tanto (e solo) come fonte di ricavi per Geico, ma come elemento di valore per il cliente e per la riduzione dell’impatto ambientale dell’impianto.

“L’introduzione nel mercato del nuovo filtro ReBox per cabine di verniciatura è finalizzata a creare un business ricorrente essendo un prodotto standard”, spiega Arabnia.

Per i costruttori automotive, storicamente attenti ai costi operativi, la combinazione tra risparmio sullo smaltimento e semplicità di installazione costituisce un argomento di sicuro interesse. Il filtro è compatibile con gli impianti esistenti – non è necessario nessun retrofit – e il modello di fornitura è potenzialmente ricorrente, a differenza di un impianto completo.

“Il sistema può essere utilizzato anche in settori diversi rispetto all’automotive come nella general industry e potenzialmente in qualsiasi ambito in cui sia previsto un processo di verniciatura”, sottolinea Arabnia. Eventuali personalizzazioni delle geometrie dei filtri rendono il sistema ancor più flessibile.

I prototipi sono stati sviluppati internamente e sono in corso i test finali prima della commercializzazione. Geico ha già individuato fornitori in grado di produrre i componenti a costi competitivi rispetto ai prototipi iniziali, condizione necessaria per rendere il prodotto appetibile anche per produzioni di scala minore.

Oltre al risparmio sul ciclo filtro, Geico sta lavorando a un secondo obiettivo: valorizzare la vernice separata invece di smaltirla. Il lavoro è stato affidato al Politecnico di Milano, che sta conducendo analisi per determinare se sia possibile estrarre dalla vernice residua materiali che posso no essere indirizzati ad altri usi, come ad esempio la produzione di pannelli fonoassorbenti o come materiale riempitivo di altri manufatti che risultino compatibili. L’obiettivo è infatti raggiungere una circolarità completa.

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