Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e il Ministero dell’Università e della Ricerca hanno pubblicato l'”Atto di indirizzo strategico 2026-2028 in materia di valorizzazione delle conoscenze e di trasferimento tecnologico”, il testo che definirà le priorità e le linee di intervento del sistema italiano dell’innovazione per il prossimo triennio. Il documento – firmato congiuntamente dai due ministeri in attuazione della Legge 18 dicembre 2025, n. 190 – affronta uno dei nodi strutturali che da decenni frenano la competitività del sistema produttivo italiano: la difficoltà di trasformare l’eccellenza scientifica in innovazione industrializzabile.
Il testo, che trovate in calce all’articolo, parte da un dato eloquente: la produzione scientifica nazionale è cresciuta del 60% tra il 2009 e il 2023, mantenendo una quota stabile di circa il 3% del totale mondiale. Eppure la spesa in ricerca e sviluppo delle imprese manifatturiere italiane è meno della metà di quella tedesca e francese, a parità di comparti e dimensioni. Questa frattura – tra ciò che il Paese produce in termini di sapere e ciò che riesce a tradurre in valore economico – è il punto di partenza da cui muove l’intero atto.
Secondo l’European Innovation Scoreboard 2024, l’Italia si colloca nel gruppo degli “innovatori moderati” con un punteggio pari all’89,6% della media europea, alle spalle di Paesi come Germania, Francia e Belgio, classificati come “Innovatori forti”. Il documento sottolinea anche segnali di miglioramento, in particolare nell’attrattività del sistema della ricerca e negli investimenti in tecnologie dell’informazione, dove l’Italia supera la media UE.
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Il sistema del trasferimento tecnologico in Italia: attori, risorse e limiti
L’atto censisce l’ecosistema nazionale del trasferimento tecnologico – un insieme vasto ma frammentato – che comprende 5 Centri Nazionali, 14 Partenariati Estesi, 11 Ecosistemi dell’Innovazione, 8 Centri di competenza ad alta specializzazione, 13 European Digital Innovation Hub a cui si affiancano 21 poli Seal of Excellence (soggetti cui la Commissione europea ha attribuito un marchio di qualità ma che non hanno ricevuto finanziamento diretto per esaurimento del budget europeo), oltre 200 Uffici di Trasferimento Tecnologico (UTT) e 35 Parchi Scientifici.
Il confronto internazionale sul fronte delle risorse è impietoso: tra il 2019 e il 2025 i centri di trasferimento tecnologico nazionali hanno ricevuto complessivamente 186 milioni di euro, contro i 2,2 miliardi destinati nello stesso anno al solo Fraunhofer Institute in Germania e i 320 milioni di sterline al network britannico Catapult. Il documento evidenzia come questa disparità di scala renda strutturalmente difficile competere sui mercati globali dell’innovazione.
Sul versante degli Uffici di Trasferimento Tecnologico il numero di addetti equivalenti a tempo pieno è passato da poco più di 330 unità a oltre 470 nel 2023, con un incremento cumulato superiore al 40%. I progressi sono però concentrati in pochi enti: i primi cinque UTT continuano a detenere circa un quarto del personale complessivo. L’ultima edizione del bando UTT, pubblicata a marzo 2025, ha stanziato 7,5 milioni di euro e ammesso al co-finanziamento 69 enti pubblici di ricerca, richiedendo 139 unità aggiuntive tra Knowledge Transfer Manager e Innovation Promoter.
Un cambiamento normativo di rilievo ha accompagnato questo rafforzamento: la riforma del Codice della proprietà industriale introdotta dalla Legge 24 luglio 2023, n. 102 ha abolito il cosiddetto “professor’s privilege“, il principio per cui le invenzioni realizzate nell’ambito della ricerca finanziata con fondi pubblici spettavano al singolo ricercatore-inventore. Con la modifica dell’articolo 65 del CPI, la titolarità passa ora all’ente di appartenenza, allineando l’Italia ai principali Paesi europei. L’effetto è già misurabile: nel 2025 le domande di brevetto nazionale presentate da università ed enti pubblici di ricerca hanno raggiunto 594 unità, con un incremento di 102 domande rispetto al 2024 (+25%). L’atto inquadra questa riforma come una delle condizioni abilitanti per rendere gli UTT soggetti capaci di gestire e valorizzare attivamente i risultati della ricerca, non solo di registrarli.
Il documento mette anche in rilievo le performance dell’EIC Accelerator – lo strumento europeo destinato a startup e PMI deep-tech – dove l’Italia registra un tasso di successo del 14,3% a fronte di una media europea del 17%, con un picco critico nel 2024 quando il tasso globale è sceso sotto il 6%.
Sette linee strategiche per colmare il divario ricerca-impresa
Il cuore dell’Atto di indirizzo strategico 2026-2028 in materia di valorizzazione delle conoscenze e di trasferimento tecnologico è la definizione di sette linee strategiche di intervento, ciascuna articolata in azioni operative.
La prima linea istituisce una Cabina di regia interministeriale MIMIT-MUR, destinata a coordinare le politiche, armonizzare le fonti di finanziamento europee, nazionali e regionali, e garantire un monitoraggio basato su KPI verificabili. La Cabina guiderà la revisione periodica del documento, attivando tavoli tecnologici settoriali con amministrazioni e stakeholder, e curerà il coordinamento stabile con i livelli regionali per valorizzare le specializzazioni territoriali.
La seconda linea riguarda la creazione di roadmap tecnologiche strategiche attraverso tavoli tematici nazionali. Il mandato è definire percorsi che coprano l’intera catena del valore – dalla ricerca applicata nelle fasi iniziali (TRL 1-3) fino alla dimostrazione industriale (TRL 6-9) – con modalità di gestione differenziate per ciascun livello di maturità e meccanismi dedicati per la gestione della proprietà intellettuale. L’obiettivo è che le roadmap non restino documenti programmatori ma generino investimenti concreti e favoriscano l’adozione delle tecnologie nelle imprese.
La terza linea prevede la razionalizzazione dell’ecosistema attraverso tre azioni principali: l’istituzione di un Elenco nazionale degli attori del trasferimento tecnologico – organizzato per categorie funzionali e costruito su un sistema di accreditamento basato su KPI – la creazione di hub interateneo che garantiscano massa critica e servizi avanzati agli UTT, e l’avvio di un sistema nazionale di certificazione delle competenze per il personale impegnato nel trasferimento tecnologico. Nella stessa linea rientra il potenziamento della piattaforma Knowledge Share, il marketplace nazionale dei brevetti e delle competenze della ricerca pubblica finanziato dal MIMIT e gestito da Netval. La piattaforma – che raccoglie oggi i portafogli di 110 UTT, oltre 2.600 brevetti e 350 profili di spin-off, con un traffico di 50.000 utenti al mese e un valore mediato delle collaborazioni attivate stimato in 4 milioni di euro – è stata riconosciuta dalla Commissione europea come “best practice per la valorizzazione della proprietà intellettuale” già nel 2021, ed è citata a livello internazionale come caso di studio di digital marketplace per l’innovazione accademica dall’University Industry Innovation Network. L’atto prevede per il biennio 2026-2027 due nuovi moduli: uno dedicato ai dottorandi per favorirne l’employability verso le imprese, e uno mappato sulle infrastrutture di ricerca disponibili nel Paese.
La quarta linea definisce le priorità per il Fondo per il trasferimento tecnologico, istituito dalla Legge n. 190/2025, che destina 250 milioni di euro alla Fondazione Tech e Biomedical come soggetto erogatore. Le progettualità finanziate dovranno coprire l’intera catena del valore, con attenzione esplicita alla “valle della morte” tecnologica nelle fasi intermedie (TRL 4-7), e prevedere il coinvolgimento di risorse private fin dalla definizione dei piani di sviluppo, attraverso fondi rotativi, co-investimenti pubblico-privati o accordi di licensing. Le proposte saranno valutate annualmente sulla base di indicatori che misurano avanzamento del TRL, contratti di licenza attivati, spin-off generati e capacità di attrarre capitali privati.
La quinta linea punta al rafforzamento della partecipazione ai bandi europei, con un programma nazionale “EIC Ready” per accompagnare startup e PMI deep-tech nella candidatura a Horizon Europe e all’EIC Accelerator: servizi di coaching pre-intervista, supporto alla definizione delle strategie di proprietà intellettuale coerenti con gli standard europei, e strumenti di de-risking finanziario. Tra questi ultimi, l’atto prevede voucher “Horizon Ready” per abbattere i costi di progettazione – spesso superiori ai 15-20.000 euro per una proposta di qualità – e corsie preferenziali nei bandi nazionali per i progetti che hanno ottenuto il Sigillo di Eccellenza europeo senza aver ricevuto finanziamento.
La sesta linea affronta il tema del capitale di rischio per le tecnologie deep-tech, dove l’Italia sconta una carenza strutturale di operatori late-stage, scarsa partecipazione di investitori istituzionali e poche opportunità di exit. L’atto registra che CDP Venture Capital, con il Fondo Tech Transfer 2 avviato nel 2025, ha già raccolto 125 milioni di euro nel primo closing e punta a una dimensione target di 500 milioni – suddivisi tra 200 milioni per investimenti diretti e 300 per investimenti indiretti – con l’obiettivo di supportare circa 150 progetti PoC e startup e complessivamente oltre 300 nuove aziende nei prossimi 4-5 anni. Le azioni previste includono il potenziamento di fondi verticali nei settori critici, meccanismi di co-investimento pubblico-privato e strumenti di garanzia per le fasi early e mid-stage.
La settima linea individua nella Pubblica Amministrazione un attore attivo del trasferimento tecnologico, su tre fronti distinti. Come testing ground, la PA può mettere a disposizione infrastrutture fisiche reali – reti idriche, illuminazione pubblica – per validare tecnologie IoT e offrire sandbox regolatorie per testare prototipi sotto supervisione pubblica. Come “venture capitalist indiretto”, può utilizzare il procurement pre-commerciale per finanziare soluzioni non ancora esistenti, spostando il rischio tecnologico dal privato al pubblico. Come data provider infine, può rendere accessibili i propri dati attraverso API per consentire ai ricercatori di addestrare algoritmi su casi d’uso reali, dall’analisi dei flussi turistici al consumo energetico degli edifici pubblici.
Le priorità tecnologiche: semiconduttori, AI, quantum e biotech
L’atto individua quattro macro-aree di intervento prioritario in linea con la Raccomandazione (UE) 2023/2113 sulle tecnologie critiche per la sicurezza economica dell’Unione.
La prima è quella dei semiconduttori avanzati – microelettronica, chip ad alta frequenza, fotonica e apparecchiature per la fabbricazione a nodi molto avanzati – considerata fondamentale per ridurre le vulnerabilità nelle catene di fornitura globali e garantire autonomia nei comparti aerospazio, difesa, automotive ed elettronica di potenza.
La seconda è l’intelligenza artificiale: calcolo ad alte prestazioni, cloud ed edge computing, analisi dei dati, visione artificiale e trattamento del linguaggio naturale. L’atto li identifica come vettori essenziali per la trasformazione digitale del sistema produttivo e per la realizzazione di applicazioni innovative nei settori manifatturiero, energetico e dei servizi pubblici.
La terza area riguarda le tecnologie quantistiche – calcolo, crittografia, comunicazioni e rilevamento quantistico – definite ad alto potenziale trasformativo per applicazioni in sensoristica di precisione, telecomunicazioni sicure e modellazione di sistemi complessi.
La quarta macro-area è quella delle biotecnologie e ingegneria genetica: tecniche di modificazione genetica, nuove tecniche genomiche e biologia sintetica, considerate fondamentali per la sicurezza sanitaria, l’autonomia nelle filiere biomedicali e la sostenibilità del settore agroalimentare.
A queste quattro si affiancano sei aree strategiche: connettività avanzata e cybersicurezza (6G, Open RAN, Internet delle Cose, identità digitale), tecnologie di rilevamento avanzato, spazio e propulsione, tecnologie energetiche (fusione nucleare, idrogeno, batterie, fotovoltaico), robotica e sistemi autonomi, materiali avanzati e tecnologie di fabbricazione e riciclaggio incluse quelle per l’estrazione delle materie prime critiche.
Il documento collega esplicitamente queste priorità agli incentivi fiscali già operativi – Piano Transizione 4.0, Transizione 5.0 e il nuovo Iperammortamento 2026 – definendoli “vettori di assorbimento delle tecnologie mature” capaci di accelerare la diffusione nelle PMI e ridurre il divario tra ricerca applicata e implementazione industriale.
Come partecipare alla consultazione pubblica
L’atto è aperto in consultazione pubblica dall’8 aprile al 7 maggio 2026. L’obiettivo è raccogliere osservazioni, suggerimenti e proposte da parte di cittadini, imprese, istituzioni e qualsiasi altro soggetto interessato. I contributi – della lunghezza massima di 3.500 caratteri – possono essere inviati entro il 7 maggio 2026 all’indirizzo PEC strategiatt@pec.mise.gov.it.
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