La Commissione Europea ha presentato l’European Technological Sovereignty Package, un insieme di misure pensate per ridurre la dipendenza strutturale dell’Unione Europea dalle tecnologie digitali di paesi terzi e a rafforzarne la capacità autonoma in quattro domini: semiconduttori, cloud e intelligenza artificiale, software open source e digitalizzazione del sistema energetico. Il pacchetto comprende due proposte legislative – il Chips Act 2.0 e il Cloud and AI Development Act – una strategia e una roadmap strategica.
“Non possiamo permetterci di dipendere dagli altri per le tecnologie che tengono in funzione i nostri ospedali, stabilizzano le nostre reti elettriche e proteggono i nostri servizi”, spiega la presidente della Commissione Ursula von der Leyen.
Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva per la Sovranità Tecnologica, Sicurezza e Democrazia, ha inquadrato l’iniziativa nel contesto geopolitico: “Viviamo in un mondo in cui geopolitica e tecnologia sono inseparabili. È tempo che l’Europa sia padrona dei propri dati, delle proprie catene di approvvigionamento e del proprio futuro”.
Le proposte legislative dovranno essere negoziate da Parlamento Europeo e Consiglio dell’Unione Europea prima dell’entrata in vigore. La Commissione ha già annunciato che a luglio lancerà una call per le AI Gigafactories, a seguito dell’accordo di principio raggiunto l’1 giugno dall’European High Performance Computing Joint Undertaking.
Indice degli argomenti
Chips Act 2.0: dall’obiettivo del 20% alla corsa all’AI
Il primo Chips Act, in vigore dal 2023, aveva mobilitato oltre 52 miliardi di euro tra investimenti pubblici e privati e generato circa 46.000 posti di lavoro diretti e indiretti. Ma l’Europa è ancora largamente dipendente da paesi terzi per la produzione avanzata e il design dei chip.
Il Chips Act 2.0 interviene su questo gap facendo leva su tre azioni.
La prima riguarda le condizioni per gli investimenti: accelerazione delle procedure autorizzative con un tetto massimo di 12 mesi per le approvazioni, sostegno alla ricerca e sviluppo delle competenze, e l’introduzione di “Grand Challenges” per sostenere lo sviluppo industriale di chip strategici per l’UE, a partire da quelli per applicazioni AI.
La seconda azione mira a stimolare la domanda: la proposta introduce i Demand Accelerators, strumenti per allineare i nuovi prodotti semiconductor alle esigenze delle industrie utenti e accelerarne la commercializzazione.
La terza riguarda la resilienza della filiera: un sistema di monitoraggio rafforzato e un’eccellenza label per le regioni europee dei semiconduttori, con un approccio di ecosistema che avvicina i produttori di chip ai settori di sbocco – data center, cloud provider e AI Gigafactories.
Cloud and AI Development Act: triplicare la capacità entro sette anni
Il Cloud and AI Development Act (CADA) nasce dalla constatazione che la diffusione delle AI factory e AI gigafactory europee richiede un’infrastruttura cloud adeguata che oggi l’Europa non ha. L’obiettivo dichiarato è triplicare la capacità dei data center nell’UE nell’arco di cinque-sette anni.
Il CADA si articola su tre obiettivi.
Il primo riguarda ricerca, sviluppo e innovazione e prevede il finanziamento delle tecnologie cloud e AI di nuova generazione, con attenzione alla sostenibilità energetica.
Il secondo è la capacità infrastrutturale: semplificazione delle condizioni per il deployment dei data center in tutta l’UE, con priorità a strutture sostenibili e innovative nella scala necessaria per la transizione digitale e verde.
Il terzo è l’autonomia e prevede l’introduzione di un framework europeo unificato per valutare la sovranità cloud e AI, accompagnato da un meccanismo di adozione per il settore pubblico.
Sul fronte dell’adozione dell’AI il CADA rafforza il ruolo dell’Apply AI Strategy e sostiene un approccio più coordinato tra gli Stati membri attraverso gli Experience and Acceleration Centres for AI, hub locali per l’integrazione e lo scaling dell’intelligenza artificiale nelle organizzazioni.
Open Source Strategy: gli sviluppatori come asset strategico
L’Europa conta oltre tre milioni di sviluppatori open source. La nuova Open Source Strategy li tratta come un asset di politica industriale, non come un fenomeno spontaneo della comunità tecnica. La strategia punta a scalare le alternative open source europee nelle seguenti aree prioritarie: cloud, AI, tecnologie internet, cybersecurity e semiconduttori.
Il testo individua le principali fragilità strutturali dell’ecosistema open source europeo: finanziamento limitato nel lungo periodo, difficoltà nel passaggio dall’innovazione al deployment industriale, visibilità frammentata delle soluzioni europee, accesso limitato agli appalti pubblici e dipendenza da fornitori tecnologici dominanti non europei – con il risultato che il valore economico generato dai progetti open source viene spesso catturato fuori dall’Europa.
Le azioni previste includono investimenti nelle competenze, supporto alle startup open source e miglioramento della manutenzione e sicurezza a lungo termine dell’infrastruttura digitale open source europea. Sul lato della pubblica amministrazione la strategia introduce linee guida per gli appalti e best practice per favorire l’adozione di soluzioni europee, puntando a rafforzare standard e interoperabilità anche attraverso iniziative come l’Open Internet Stack.
La Roadmap per la digitalizzazione dell’energia: AI e smart grid contro il caro-energia
Il quarto pilastro del pacchetto affronta la tensione tra due dinamiche: la crescente domanda di energia prodotta dall’espansione dell’infrastruttura digitale e la necessità di rendere il sistema energetico europeo più efficiente e meno costoso. La Strategic Roadmap for Digitalisation and AI in the Energy Sector tenta di trasformare questa tensione in un’opportunità.
La roadmap agisce su tre fronti.
Il primo è l’integrazione sostenibile dei data center nella rete elettrica: la Commissione faciliterà la cooperazione tra i settori energetico e digitale per garantire che la domanda di energia dei data center sia compatibile con la rete e con l’obiettivo di fornitura di energia pulita, tutelando al contempo le risorse idriche.
Il secondo è la modernizzazione dell’infrastruttura elettrica: accelerazione del deployment di soluzioni digitali e AI per rendere le reti elettriche europee più intelligenti e resilienti.
Il terzo è il controllo dei consumi da parte dei cittadini: la roadmap prevede un’accelerazione nel roll-out degli smart meter, considerati strumenti chiave per dare ai consumatori europei maggiore controllo sui propri consumi e ridurre le bollette.
Trasversale a tutti e tre i fronti è l’obiettivo di costruire modelli AI sovrani e sicuri per il settore energetico, addestrati su dati europei e sviluppati da aziende europee, e di semplificare lo scambio transfrontaliero di dati energetici per abilitare servizi smart e flessibilità di rete su scala continentale.








