Bruxelles rivede al rialzo la crescita del Pil italiano per il 2022 (+3,8%), ma la situazione per il 2023 è in ulteriore peggioramento

“La situazione economica si è notevolmente deteriorata e ci stiamo avviando verso due trimestri di contrazione“: è questo il messaggio che il Commissario Gentiloni lancia durante la conferenza stampa che accompagna la presentazione delle previsioni economiche di autunno della Commissione europea.

Un messaggio che non lascia spazio a illusioni, nonostante gli indicatori economici relativi ai primi tre trimestri dell’anno – sia per quanto riguarda il nostro Paese che per l’intera EU – abbiano superato le aspettative.

Sotto la spinta dell’inflazione, che dovrebbe raggiungere il picco entro fine anno per poi iniziare a decrescere nel 2023 (restando comunque su valori molto alti), il potere di acquisto delle famiglie europee continuerà a contrarsi, così come gli investimenti delle imprese che dovrebbero proseguire anche nel prossimo anno, ma con ritmi più moderati.

Per tutti i Paesi dell’UE (fatta eccezione per Malta e Irlanda) la crescita del Pil nel 2023 sarà inferiore al 2%, con le economie di Germania, Svezia e Lettonia che riporteranno una crescita negativa nel prossimo anno.

Le previsioni per l’Italia: si riduce ulteriormente la crescita stimata per il 2023

Grazie alla solida crescita dei primi tre trimestri dell’anno, in Italia la crescita del Pil reale è prevista al 3,8% nel 2022, in rialzo rispetto alle previsioni realizzate in estate, quando si stimava una crescita del Pil del 2,9%.

I trend che hanno promosso la ripresa dopo la pandemia del Covid si sono, tuttavia, ormai esauriti e la Commissione rivede quindi al ribasso (nuovamente), le stime di crescita per il 2023. Se, infatti, nelle previsioni diffuse in estate la crescita del Pil era stimata allo 0,9% – in ribasso rispetto all’1,9% delle previsioni di primavera –, il dato è stato ulteriormente ribassato allo 0,3%, ben lontano dal +2,3% delle previsioni dello scorso febbraio, quando il conflitto in Ucraina non era ancora iniziato.

Il tasso di inflazione è destinato a salire all’8,7% quest’anno, per poi ridursi al 6,6% nel 2023 e al 2,3% entro il 2024. Proprio l’alto tasso di inflazione, insieme alla debole crescita dell’occupazione – si prevede che la disoccupazione salirà dall’8,3% di quest’anno all’8,5% nel 2023 – porteranno con molta probabilità a una stagnazione della domanda dei consumatori nel 2023.

Con l’ipotizzato allentamento delle pressioni sui prezzi e la moderata accelerazione della crescita dei salari, i consumi privati torneranno a crescere nel 2024. Gli elevati costi dei fattori produttivi, l’irrigidimento delle condizioni di finanziamento e il rallentamento della domanda dovrebbero frenare gli investimenti delle imprese, mentre la spesa pubblica in conto capitale dovrebbe rimanere robusta grazie agli investimenti finanziati dal Fondo di rotazione.

Inoltre, gli investimenti nell’edilizia residenziale sono destinati a rallentare notevolmente, a causa dell’aumento dei tassi ipotecari e della graduale eliminazione degli incentivi per la ristrutturazione degli edifici.

Dopo aver registrato una forte crescita quest’anno, in parte grazie a una stagione turistica favorevole, si prevede che le esportazioni crescano più moderatamente nel 2023, in linea con la domanda esterna. Il saldo delle partite correnti è destinato a peggiorare notevolmente, riflettendo l’effetto negativo delle ragioni di scambio legato all’energia.

Si ipotizza che i prezzi dell’energia raggiungano il loro picco alla fine del 2022 e inizino a scendere lentamente in seguito, mentre la crescita dei salari dovrebbe riprendere solo gradualmente e con un certo ritardo, poiché diversi accordi salariali erano già stati conclusi prima dello shock dei prezzi dell’energia.

L’economia italiana si avvia quindi, nelle previsioni della Commissione, verso un periodo di contrazione che dovrebbe arrestarsi nella seconda parte del 2023, per poi portare a una crescita del Pil dell’1,1% nel 2024.

Previsioni che, sottolinea la Commissione, si basano sul presupposto che non ci sia, rispetto all’Esecutivo Draghi, un’inversione di rotta in materia di politica economica e che quindi non tengono conto, soprattutto per quanto riguarda l’andamento del deficit pubblico, di quanto sarà deciso con la Legge di Bilancio 2023, ancora non disponibile.

Le previsioni per l’UE: economia tedesca in recessione nel 2023

Simile andamento per l’economia UE, con la crescita del Pil per il 2022 rivista a rialzo rispetto alle previsioni di primavera, dal 2,7% al 3,3%. Tuttavia, anche per l’economia UE si stima che la crescita nel 2023 sarà soltanto dello 0,3% e che per vedere segnali di ripresa si dovrà attendere almeno fino alla primavera del prossimo anno.

A livello europeo, l’inflazione dovrebbe raggiungere il 9,3% nel 2022 (8,5% nella zona euro), per poi scendere al 7% nel 2023. Per una significativa contrazione si dovrà attendere il 2024, quando l’inflazione dovrebbe attestarsi al 3% (2,6% nella zona euro).

Guardando alle previsioni per i singoli Paesi si nota come le previsioni di crescita del Pil risultino negative per il prossimo anno per la Germania e la Svezia, per cui la Commissione stima una contrazione del Pil dello 0,6% per il prossimo anno.

Per l’economia tedesca, in particolare, negli ultimi mesi gli indicatori del sentiment si sono notevolmente deteriorati, riflettendo l’aumento dei costi dell’energia. Poiché questi ultimi sono destinati a rimanere elevati fino al 2024 e si presume che il sostegno politico possa alleviare solo parzialmente le famiglie, i consumi privati sono destinati a diminuire quest’inverno e a riprendersi in seguito.

Sebbene il portafoglio ordini sia ancora elevato, l’afflusso di ordini si sta indebolendo. Le strozzature dell’offerta si sono attenuate, ma rimangono un vincolo per la produzione, mentre la pressione sui margini dovuta ai forti aumenti dei prezzi alla produzione indebolisce le prospettive degli investimenti delle imprese, che dovrebbero riprendere nel corso del 2023.

Nel complesso, il Pil reale della Germania è destinato a crescere dell’1,6% nel 2022 e a diminuire dello 0,6% nel 2023, prima di rimbalzare dell’1,4% nel 2024. Un rischio negativo per le previsioni è che i ritardi nella diversificazione delle forniture energetiche e nel raggiungimento degli obiettivi di risparmio energetico possano causare carenze e riaccendere l’inflazione dei prezzi dell’energia nell’inverno 2023-24.

Migliori le previsioni per la Francia, dove il Pil reale dovrebbe aumentare del 2,6% nel 2022 e dello 0,4% nel 2023. Per il Paese quindi la Commissione prevede una “lieve recessione” nel 2023 – causata dall’inflazione, dall’innalzamento dei prezzi energetici e dalle interruzioni delle catene di fornitura – che ha mostrato già i primi segnali nel terzo trimestre del 2022, quando si è verificata una contrazione del Pil dello 0,2%.

 

Mai così tanti occupati nell’UE, il mercato europeo del lavoro mostra segni di resilienza

Nonostante il contesto difficile, il mercato europeo del lavoro continua a mostrare segnali di resilienza, con l’occupazione e la partecipazione ai massimi e la disoccupazione ai minimi da decenni.

La forte espansione economica ha portato all’occupazione altri due milioni di persone nella prima metà del 2022, portando il numero di occupati nell’UE al massimo storico di 213,4 milioni.

A settembre il tasso di disoccupazione è rimasto al minimo storico del 6,0%. La Commissione prevede che i mercati del lavoro reagiranno con ritardo al rallentamento dell’attività economica, ma resisteranno.

L’occupazione nell’UE dovrebbe crescere dell’1,8% nel 2022, per poi arrestarsi nel 2023 e risalire moderatamente allo 0,4% nel 2024, mentre i tassi di disoccupazione sono previsti al 6,2% nel 2022, al 6,5% nel 2023 e al 6,4% nel 2024.

Un quadro economico che comunque resta caratterizzato da tanti elementi di incertezza, alcuni legati agli eventi internazionali (come il conflitto in Ucraina) e all’andamento dei prezzi dell’energia e dell’inflazione. Tuttavia, Gentiloni sottolinea che l’estensione e la durata delle difficoltà che l’economia europea si troverà ad affrontare dipende anche dalla capacità dei Paesi UE di prendere decisioni comuni.

“Se saremo in grado di dimostrare, anche sulla base dell’esperienza della pandemia, che siamo in grado di concordare una strategia politica comune, questo avrà effetti di fiducia sui mercati e sugli investitori e potrebbe cambiare le prospettive in meglio”, commenta.

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Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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