Il 12 febbraio i 27 Paesi dell’UE si sono riuniti al castello di Alden Biesen, in Belgio, per costruire una strategia comune sulla competitività in vista del Consiglio europeo di marzo. Ma, per la prima volta, 19 Stati hanno tenuto un incontro preliminare – un inedito pre-vertice – aderendo all’iniziativa lanciata da Italia, Germania e Belgio. Il gruppo dei 19 considera infatti particolarmente urgente dare risposte concrete alla perdita di competitività del sistema produttivo europeo e si incontrerà nuovamente a margine del Consiglio di marzo per definire obiettivi concreti e scadenze precise.
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Il pre-vertice che divide l’Europa
L’iniziativa del pre-vertice ha generato qualche tensione politica. Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez e il suo omologo irlandese Micheál Martin hanno espresso perplessità su questa riunione ristretta, vista come potenzialmente divisiva per l’unità dell’Unione. Anche il presidente del Consiglio europeo António Costa si è trovato in imbarazzo per questa situazione senza precedenti che ha visto la convocazione ufficiale anticipata da un’iniziativa parallela.
Alla riunione ristretta hanno partecipato, oltre a Italia, Germania, Belgio e Commissione europea, anche Austria, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Finlandia, Francia, Grecia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Svezia e Ungheria.
Energia, automotive e neutralità tecnologica: le priorità italiane
“Personalmente mi sono concentrata sui prezzi dell’energia”, ha dichiarato la premier Giorgia Meloni prima dell’incontro. “Servono risposte a livello nazionale, come la misura molto articolata che porteremo in Consiglio dei ministri la prossima settimana. Ma servono anche risposte a livello europeo, perché è il tema più serio che mette a repentaglio la competitività”.
La presidente del Consiglio ha indicato tre priorità concrete da portare al Consiglio europeo di marzo: “Bisogna partire da una profonda revisione del sistema Ets e porre un freno alla speculazione finanziaria. Poi occorre modificare la direttiva Cbam“.
Sul settore automotive Meloni ha ribadito la posizione italiana: “L’Italia è in prima linea su questo dossier, sottolineando l’urgenza di applicare il principio di neutralità tecnologica”. Il pacchetto automotive figura tra le priorità del documento preparatorio per eliminare oneri burocratici inutili e garantire alle imprese margini di manovra nella transizione verso la mobilità sostenibile.
L’Italia ha inoltre ribadito la propria posizione favorevole agli accordi di libero scambio, a patto che ci sia reciprocità. “L’Unione Europea deve scegliere”, ha affermato Meloni. “Se la sua strategia è quella di aprire ad accordi di libero scambio, e l’Italia su questo è d’accordo, allora deve anche sapere che non può continuare a iperregolamentare. Perché noi non possiamo fare accordi di libero scambio con sistemi che non hanno neanche lontanamente le norme che noi imponiamo ai nostri produttori”.
L’asse italo-tedesco e il nodo degli Eurobond
Sul rapporto con la Germania, Meloni ha confermato l’esistenza di un “motore italo-tedesco” sui temi della competitività, precisando che “non è qualcosa che si fa contro o escludendo qualcuno”. La Francia ha infatti partecipato al tavolo di lavoro insieme agli altri 16 Paesi. “Ho sempre detto che nell’Ue le alleanze sono variabili”, ha spiegato la premier. “Ci sono materie sulle quali si fa gruppo con alcune nazioni. Avremo la sfida del bilancio pluriennale, su cui l’Italia difende il ruolo della coesione: non dobbiamo fare l’errore di considerare la competitività alternativa alla coesione”.
Sul tema degli Eurobond, Meloni ha adottato una posizione pragmatica: “Personalmente sono favorevole, ma sapete che è uno dei dibattiti più divisivi qui in Europa”. Durante il pre-vertice, ha precisato, “non c’è stata una discussione” su questo argomento, “ma ci sarà oggi”. La questione del debito comune resta infatti una delle grandi questioni aperte, con la Germania che continua a frenare mentre la Francia di Emmanuel Macron ha rilanciato la proposta per sostenere gli investimenti strategici in difesa e nuove tecnologie.
One Market Act: tre pilastri verticali e tre leve orizzontali
Il vertice vero e proprio, quello con tutti i 27 Paesi, si è aperto con l’introduzione degli invitati speciali, Mario Draghi ed Enrico Letta.
L’ex presidente della BCE ha aperto i lavori con un monito: “Da quando è stato presentato il rapporto sulla competitività, il contesto economico si è deteriorato”, sottolineando l’urgenza di passare dalle parole ai fatti.
Enrico Letta ha presentato la sua proposta di One Market Act, definendo il mercato unico “la miglior riposta possibile a Trump e il fondamento della sovranità europea”. L’iniziativa si articola su tre pilastri verticali: servizi finanziari, energia e connettività. “Se non si riesce a lanciare una forte integrazione dei mercati finanziari, sarà impossibile essere sufficientemente competitivi”, ha affermato Letta.
L’obiettivo è superare la frammentazione attuale dei mercati nazionali. Sul piano energetico, si punta a creare un mercato realmente europeo per ridurre i prezzi e rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti. Sul fronte della connettività, l’obiettivo è costruire un mercato unico delle telecomunicazioni e delle reti digitali. Sul piano finanziario, l’integrazione dei servizi finanziari deve convogliare il risparmio europeo verso imprese, innovazione e crescita.
A questi si affiancano tre elementi orizzontali: la Quinta Libertà (libera circolazione di conoscenza, dati, ricerca e innovazione), il 28esimo Regime (un quadro giuridico semplificato per le imprese innovative) e la dimensione sociale del mercato unico, con la garanzia che la mobilità resti una scelta e non un obbligo.
Campioni europei, capitali e preferenza strategica
Il presidente del Consiglio europeo António Costa ha sottolineato l’unanimità tra i leader su due priorità: semplificazione normativa e sviluppo della competitività. “Come l’anno scorso è stato l’anno della difesa, questo sarà l’anno della competitività dell’Ue”, ha affermato. Per Costa ci sono quattro priorità: rendere più profondo il mercato unico, aumentare la dimensione delle imprese incluse quelle grandi, continuare la politica commerciale proattiva e investire di più e meglio.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato che a marzo presenterà una roadmap per il completamento del mercato unico, a partire dalla creazione del 28esimo regime entro la fine del 2026. “Qualora non tutti gli Stati membri fossero pronti ad aderire subito, sarà possibile ricorrere alla cooperazione rafforzata”, ha precisato, pur preferendo una partecipazione iniziale di tutti.
Le aree strategiche su cui si interverrà
Von der Leyen ha indicato alcuni settori strategici su cui intervenire: telecomunicazioni, difesa, spazio, tecnologie pulite e intelligenza artificiale. Sul settore delle telecomunicazioni i leader concordano sulla necessità di permettere un certo grado di consolidamento per creare “campioni europei” in grado di competere globalmente. “Nel giugno 2023 abbiamo proposto una legislazione per armonizzare questa normativa. Quasi due anni dopo, la questione è ancora in discussione tra i colegislatori”, ha ricordato la presidente della Commissione.
Sul fronte energetico, von der Leyen ha ribadito che “i prezzi dell’energia devono scendere perché sono strutturalmente troppo alti”, attribuendo le cause principali alla dipendenza da importazioni e alle condizioni delle infrastrutture, a cui si potrebbe ovviare attraverso le energie rinnovabili e il nucleare.
La questione della mobilitazione dei capitali è emersa come nodo centrale. “La competitività ha bisogno di capitali”, ha sintetizzato la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. La risposta passa dall’accelerazione dell’Unione dei risparmi e degli investimenti e dalla costruzione di un vero mercato finanziario unico europeo in grado di convogliare il risparmio verso investimenti strategici, mobilitando soprattutto i capitali privati.
La preferenza europea
Sul tema della preferenza europea, emerge una convergenza sulla possibilità di introdurla in settori strategici dopo un’analisi approfondita, per ridurre le dipendenze esterne. Questo si collega al concetto di “Made with Europe” sostenuto da Merz e Meloni, pensato per includere anche i partner commerciali dell’Unione in una logica meno protezionistica rispetto alla proposta francese di eurobond e preferenze rigide per l’industria europea. Costa ha confermato che se necessario verrà introdotta la preferenza europea in settori che saranno individuati in futuro, mentre resta prioritaria la diversificazione delle catene di approvvigionamento e delle partnership economiche.
Il percorso del One Market Act dovrebbe concludersi tra il 2026 e il 2027. La Commissione pubblicherà annualmente un report sui progressi compiuti in termini di semplificazione e riduzione dei costi.


















