L’Italia può diventare uno dei mercati di riferimento in Europa per i Data Center, infrastrutture essenziali per l’economia digitale e l’Intelligenza Artificiale: a rivelarlo è Rapporto Strategico “Data Center e Sistema-Paese: l’Alleanza per la Crescita. Roadmap per uno sviluppo sinergico“, realizzato dalla Community Data Center Italia di TEHA Group.
Supportata da partner come AWS, Bloom Energy, DBA, Engie, Eteria, Lombardini22, Microsoft, NTT Data, W2 Advisor, Renovo, Valtellina, la Community “Data Center Italia: il motore del futuro digitale del Paese” è una piattaforma cross-settoriale pensata per riunire i principali attori della filiera estesa dei dati.
L’obiettivo della Community è sviluppare scenari, strategie e politiche in grado di sostenere la crescita del settore e contribuire a posizionare l’Italia come punto di riferimento a livello europeo e globale.
Secondo il rapporto, colmando il divario con i principali hub europei e attraendo capitali internazionali, l’Italia potrebbe beneficiare di un giro d’affari fino a 30 miliardi entro il 2030 e che nel decennio 2030-2040 potrebbe raggiungere un valore compreso tra 38 e 165 miliardi di euro.
Indice degli argomenti
Data Center, un’opportunità di rilancio territoriale e sostenibile
Lo sviluppo di nuovi Data Center in Italia si configura come un catalizzatore unico per la riqualificazione urbana e la sostenibilità ambientale.
L’analisi di TEHA ha mappato 3,7 milioni di metri quadrati di aree brownfield (siti industriali dismessi) ideali per ospitare queste infrastrutture critiche.
Un approccio che non solo preserva il suolo verde, ma consente di bonificare e restituire valore alla collettività, trasformando aree periferiche degradate in centri di innovazione.
Attualmente, gli investitori nei Data Center rappresentano gli unici soggetti in grado di finanziare la riqualificazione di questi siti abbandonati, generando un significativo vantaggio collettivo.
L’integrazione delle migliori tecnologie disponibili in questi progetti è destinata a produrre benefici ambientali tangibili: si stima che entro il 2040 si possa liberare una capacità energetica fino a 1,2 GW, prevenire l’emissione di 2 milioni di tonnellate di CO2 all’anno e garantire un risparmio idrico equivalente al consumo domestico di oltre 216.000 persone, con la possibilità di raggiungere l’azzeramento del consumo d’acqua.
Il modello “Data & Energy Hub”: la chiave per gestire i consumi e accelerare le rinnovabili
L’espansione dei Data Center è destinata a incidere pesantemente sui consumi nazionali: si prevede infatti che entro il 2040 la loro domanda di elettricità possa raggiungere il 10% del totale.
Per gestire questa crescente domanda, la Community propone il modello innovativo “Data & Energy Hub”, una strategia di sinergia infrastrutturale che unisce le esigenze digitali alla transizione energetica. Grazie al loro consumo stabile e costante (il cosiddetto baseload), i Data Center si configurano come l’unica leva efficace per abbattere il costo unitario dell’energia, un fattore cruciale in un sistema che si sta spostando verso una maggiore incidenza di costi fissi.
Una funzione che li rende un abilitatore fondamentale per gli investimenti nelle energie rinnovabili e, in prospettiva, potranno anche fornire servizi di flessibilità alla rete nazionale, accelerando lo sviluppo infrastrutturale a beneficio dell’intera collettività.
Data Center: volano economico e sfida per la filiera industriale italiana
I Data Center rappresentano un potente volano per l’economia e l’occupazione qualificata nel Paese.
L’analisi della loro struttura dei costi operativi rivela un impatto significativo: la spesa per manutenzioni e servizi tecnici (40% del totale) supera quella per l’energia (30%), mentre cento milioni di euro investiti nella costruzione (CAPEX) generano oltre 1.200 posti di lavoro totali nella filiera.
Tuttavia, l’industria nazionale sconta un ritardo strutturale dovuto all’eccessiva frammentazione: le Piccole e Medie Imprese (PMI) generano ben il 64% del valore aggiunto nella manifattura collegata ai Data Center in Italia, un dato nettamente superiore al 24% della Germania.
Per superare questa debolezza e competere efficacemente con i grandi player internazionali, è fondamentale favorire l’aggregazione, creando i cosiddetti “Campioni di Filiera” in grado di raggiungere la massa critica necessaria.
Le 12 raccomandazioni della Community per sfruttare il potenziale dei Data Center
Per trasformare queste analisi in azioni concrete, la Community Data Center ha elaborato 12 raccomandazioni strategiche rivolte alle Istituzioni e agli stakeholder, suddivise nei tre ambiti di intervento.
Il primo ambito è quello territoriale, dove le proposte della Community riguardano l’introduzione di corsie preferenziali (Fast Track) per i progetti tecnologicamente virtuosi e sostenibili, affiancate da strumenti urbanistici dedicati al recupero delle aree dismesse (brownfield). È inoltre previsto un supporto specifico (capacity building) agli Enti Locali per gestire la complessità delle autorizzazioni.
Sul fronte infrastrutturale la strategia promuove attivamente il modello “Data & Energy Hub” per favorire l’autoproduzione e l’accumulo energetico. Si rende necessario, inoltre, contrastare le richieste di connessione speculative che saturano virtualmente la rete e incentivare un dialogo strutturato e preventivo tra Terna e gli sviluppatori.
Infine l’ambito industriale mira a rafforzare la competitività nazionale. La Community suggerisce di incentivare l’aggregazione delle PMI in Consorzi o Joint Venture per raggiungere la massa critica e di utilizzare la leva autorizzativa per premiare i progetti che coinvolgono la filiera italiana. Completa la visione il sostegno alla Ricerca & Sviluppo collaborativa tra provider tecnologici e sviluppatori di Data Center.
Il progetto “risposta Italia” per superare l’attuale frammentazione
Guardando al futuro TEHA Group annuncia il tema centrale che guiderà i lavori della prossima annualità: il progetto “Risposta Italia”, con l’obiettivo per il 2026 di mobilitare le eccellenze manifatturiere e ingegneristiche del Paese e superare l’attuale frammentazione.
“Risposta Italia” punterà a mappare le competenze distintive delle imprese radicate sul territorio, guidare l’adozione degli standard globali richiesti dagli Hyperscaler, favorire l’incontro tra la filiera nazionale e i procurement dei grandi sviluppatori.
L’ambizione è trasformare la filiera italiana da una somma di eccellenze individuali a un “Sistema Paese” integrato, capace di competere alla pari nelle catene del valore globali del digitale.
“L’Italia ha davanti a sé una delle più grandi opportunità di sviluppo degli ultimi decenni: la crescita del mercato dei data center può generare valore economico e posti di lavoro qualificati, rafforzando la competitività del Paese”, commentano Alessandro Viviani e Jacopo Palermo, Associate Partner di TEHA Group.
“Ma perché questo potenziale si traduca in realtà, è necessario intervenire su tre fronti chiave: energia, autorizzazioni e filiera industriale. L’allungamento del time to power rischia di rallentare investimenti essenziali, mentre il permitting frammentato e una filiera ancora poco integrata faticano a sostenere le richieste dei grandi operatori internazionali”, aggiungono.












