AI e occupazione

L’analisi dell’FMI: con l’AI le imprese assumono meno giovani, ma chi ha le competenze giuste guadagna di più



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L’introduzione dell’AI in azienda sta riducendo le opportunità d’impiego che erano riservate ai giovani istruiti come prima occupazione. E se i professionisti già altamente qualificati che acquisiscono competenze sulle nuove tecnologie possono sfruttarle per migliorare i propri guadagni, si amplia la forbice salariale rispetto agli impiegati che non vedranno benefici significativi. Lo studio dell’FMI e lo Skill Imbalance Index pensato per aiutare i governi a calibrare le politiche tra formazione e sostegno alle imprese.

Pubblicato il 18 gen 2026



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L’intelligenza artificiale sta cambiando le regole del gioco nel mercato del lavoro, e non tutti ne escono vincitori. Se imparare a usare le nuove tecnologie garantisce quasi subito uno stipendio più alto, l’adozione dell’IA da parte delle aziende sta creando un effetto collaterale preoccupante: il blocco delle assunzioni per le nuove generazioni. È questa la conclusione principale del nuovo studio del Fondo Monetario Internazionale (Bridging Skill Gaps for the Future, gennaio 2026, di Florence Jaumotte, Jaden Kim, David Koll, Elmer Li, Longji Li, Giovanni Melina, Alina Song, Marina Mendes Tavares), che ha analizzato milioni di offerte di lavoro in tutto il mondo per capire come sta cambiando la domanda di competenze.

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