Siamo abituati a percepire l’automazione come un gioco a somma zero dove l’ingresso di un software o di un robot comporta l’eliminazione di uno (o più) posti di lavoro. L’ultimo studio di Joshua Gans e Avi Goldfarb, professori presso la Rotman School of Management dell’Università di Toronto, intitolato “O-Ring Automation” e pubblicato dal National Bureau of Economic Research (NBER), ribalta questa prospettiva utilizzando la teoria dell’O-Ring. La tesi di fondo è che in molti processi industriali la qualità finale dipende strettamente dall’anello più debole della catena. Se l’automazione e l’intelligenza artificiale automatizzano le componenti di routine, il lavoratore non viene necessariamente espulso dal ciclo produttivo. Al contrario può riallocare la propria dotazione fissa di tempo sui compiti manuali rimanenti, trasformando i colli di bottiglia umani in asset ad alto valore aggiunto.
TECNOLOGIA E OCCUPAZIONE
L’effetto focus e la teoria dell’O-Ring: perché automazione e AI potrebbero rendere il lavoro più prezioso e pagato meglio
Uno studio degli economisti Joshua Gans e Avi Goldfarb smentisce la formula che fa corrispondere a un maggior uso di automazione una riduzione dell’occupazione a causa dell’effetto di sostituzione. Secondo gli analisti nei modelli di produzione in cui i vari compiti sono interconnessi, come in unca catena con gli O-Ring l’automazione finisce per valorizzare le funzioni che restano appannaggio dell’uomo arrivando persino a favorire la crescita dei salari…

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