Bonomi flirta con Draghi, ma avverte: “Riforme adesso, basta rinvii e giochetti”

L’operato del Governo Draghi, le ombre sulla crescita del Paese fuori dalla pandemia, le sfide della transizione energetica, le riforme necessarie per superare alcuni problemi strutturali dell’Italia: sono alcuni degli argomenti toccati dal Presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, nel suo discorso all’Assemblea annuale pubblica di Confindustria.

Tanti i temi affrontati dal Presidente di Confindustria nel suo discorso: dagli interventi necessari a guidare la transizione ecologica – con obiettivi concreti e realizzabili e un sostegno agli investimenti delle imprese, i soggetti che si faranno carico del 94% degli investimenti necessari a realizzare la transizione – alla proposta di nuovi IPCEI su automotive, siderurgia, cantieristica, aerospaziale e difesa.

E ancora, l’appello a velocizzare il processo delle riforme, necessarie sia per rimuovere i freni alla crescita del Paese, sia per ricevere i fondi europei e un impegno serio (e condiviso con tutte le parti sociali) per una scuola e una formazione professionale migliore.

Un discorso che Bonomi ha voluto cominciare, dopo un pensiero per le vittime della pandemia, con un apprezzamento sul premier Mario Draghi e sul suo Governo. Un “uomo delle necessità”, così Bonomi ha definito Draghi, esprimendo la soddisfazione di Confindustria per la sua conduzione di Governo.

Dalla gestione della campagna vaccinale all’introduzione del green pass, agli interventi sul PNRR, che hanno definito la governance e introdotto gli obiettivi di competitività e concorrenza, a una ritrovata posizione di rispetto dell’Italia nello scenario internazionali: Bonomi esprime la sua soddisfazione verso le scelte compiute da Draghi, con l’augurio che l’esperienza di governo si possa concludere serenamente e a tempo debito.

E Draghi, nella sua replica, dice di sì a un “patto economico, produttivo, sociale del Paese”, una “prospettiva economica condivisa di cui possono far parte “tantissime misure”.

Le ombre sulla ripresa del Paese

“I prossimi mesi sono decisivi”, commenta Bonomi. Da un lato la ripresa dell’economia – con una crescita del Pil stimata al 6% per il 2021 – trainata principalmente dall’industria; dall’altro, le grandi sfide che attendono Italia e Europa nei prossimi anni.

Per l’Italia vuol dire creare una crescita solida e sostenibile nel tempo, partendo dalle risorse messe a disposizione dal PNRR.

La strada davanti, tuttavia, non è priva di ostacoli, a cominciare dall’aumento vertiginoso del prezzo di alcune commodities, come quelle minerarie, agricole, l’aumento dei prezzi energetici e dei certificati di emissione della CO2.

A tutto questo si aggiunge una duplice serie di effetti negativi per le imprese, dovuti a sempre più stretti colli di bottiglia nel commercio mondiale. Da un lato i costi marittimi da e per la Cina, sestuplicati nell’ultimo anno, e la scarsità di container liberi.

Dall’altro la nuova direzione della Cina, che ha avviato un poderoso programma di riaccentramento delle proprie risorse basando la sua economia non più sull’export ma sul proprio mercato interno. “Un programma fatto non solo di dazi all’esportazione, ma di una radicale svolta nel controllo da parte del regime sui mercati dei capitali e grandi imprese, tecnologiche e finanziarie”, spiega Bonomi.

Segnali preoccupanti, a cui si aggiungono quelli di rischio di una sempre maggiore dipendenza, italiana ed europea, in campo tecnologico ed energetico. Una dipendenza messa in evidenza dalla carenza di semiconduttori, che sta mettendo a rischio la produzione di molti settori, come l’automotive.

Sì a nuovi IPCEI su automotive, siderurgia, cantieristica, aerospaziale e difesa

Anche per questo, sostiene Bonomi, è necessario estendere i progetti IPCEI (Progetti di Comune Interesse Europeo) , quelli su settori e tecnologie in cui accrescere strategicamente innovazione e indipendenza europea, rispetto agli attuali già varati su semiconduttori, batterie elettriche e smart health.

A questi è fondamentale aggiungere nuove iniziative e risorsededicate sull’automotive in quanto tale, siderurgia, cantieristica, aerospaziale e difesa.

“Sfide globali richiedono risposte condivise, ma soprattutto concrete e tempestive. La via maestra è rafforzare i centri di governance multilaterali, che hanno mostrato di non tenere il passo con la geo-politica, l’evoluzione dei mercati e delle tecnologie e con le minacce alla salute e alla sicurezza di cittadini, di imprese e di governi”, aggiunge.

Transizione verde, servono obiettivi raggiungibili e una chiara strategia

Il Presidente di Confindustria ha affrontato poi il tema della transizione verde, criticando le proposte della Commissione Europea sul taglio delle emissioni, che prevedono una riduzione delle emissioni del 55% rispetto ai livelli del 1990.

Obiettivi molto ambiziosi – soprattutto se si pensa che dal 1990 al 2020 le emissioni nell’Unione europea si sono ridotte del 20% – da cui Confindustria non intende sottrarsi, a patto che i passi che conducano verso questa transizione siano concretamente realizzabili in tempi così brevi.

“Attualmente uno sviluppo della capacità delle fonti rinnovabili di 8GW all’anno, come indicato dal Ministro Cingolani, sarebbe velleitaria. Significherebbe raddoppiare nei prossimi dieci anni la capacità di rinnovabili installata negli ultimi 20 anni, risultato impossibile da raggiungere senza un cambio radicale del meccanismo autorizzativo”, commenta.

Inoltre, queste politiche devono essere discusse in un quadro internazionale di cooperazione con altri Pasi, perché da sola l’Europa non può risolvere il problema e gli sforzi fatti rischierebbero di non essere sufficienti. Infine, per guidare questa transizione sono necessarie chiare strategie di politica industriale, per evitare il rischio di chiusura o delocalizzazione per parti fondamentali dell’industria italiana.

Non solo, servono misure che sostengano investimenti qualificati, nazionali ed esteri, come quelli in ricerca e sviluppo e in digitale, visto che saranno le imprese a sostenere il 94% degli investimenti necessari a realizzare questa transizione.

Le proposte di Confindustria sulle riforme

Sul fronte interno, vi sono le riforme da fare, tante e in poco tempo. Prima di tutto quella della concorrenza, necessaria per superare una situazione di dualismo, che vede l’apporto positivo del mercato privato sopravanzato dalla produttività negativa del settore pubblico e di vasta parte dei servizi offerti in regime di concessione o tariffe amministrate.

Per questo, sostiene Bonomi, è necessario:

  • porre fine a gestioni in house dei servizi da parte di Comuni e Regioni a favore di gare vere aperte ai privati e non impugnate poi al TAR
  • più accesso ai privati nell’offerta di servizi sanitari secondo gli standard del Servizio Sanitario Nazionale
  • ridurre la durata delle concessioni pubbliche ai 5 anni standard europei, giustificando le eccezioni solo laddove sia comprovato che davvero rechino benefici economici e non siano rendite dei concessionari

Dura la critica del Presidente di Confindustria sui fondi stanziati per la riforma tributaria, per cui il Governo starebbe pensando di stanziare 3 miliardi di euro.

Troppo pochi i fondi stanziati per “quella che dovrebbe essere, a detta di tutti, una leva essenziale per la crescita e la competitività delle imprese e degli occupati, dei redditi e dei consumi tanto compressi”, secondo Bonomi.

Anche l’Ocse si è espressa sulla materia auspicando, nel suo rapporto sulla situazione economica italiana, il taglio del cuneo fiscale, tra i più alti dell’Ocse. Ma, sottolinea, Bonomi, il nostro Paese non ha bisogno soltanto del taglio del cuneo fiscale, la riforma tributaria non deve e non può limitarsi solo a quello.

La riforma deve essere l’occasione per introdurre a regime istituti nuovi o profondamente rinnovati che attraggano capitali, nazionali ed esteri, investitori istituzionali e previdenziali e che tengano conto del fatto che le imprese sono all’uscita da questa difficile congiuntura economica. “Se pensiamo ad una revisione a somma zero, non si produce né crescita né occupati”, commenta Bonomi.

E ancora, vi è poi la riforma della giustizia che deve poter dare agli italiani, finalmente, una giustizia tributaria affidata a giudici tributari esperti in materia,  fin dai bandi di concorso, ponendo csì fine al “sistema dei giudici amatoriali che rendono difformi le pronunzie a livello territoriale su uguali fattispecie”.

Infine, una seria riforma del sistema previdenziale, orientando gli oneri contribuitivi al sostegno e all’inclusività delle vittime ricorrenti delle crisi italiane: cioè giovani, donne e lavoratori a tempo.

Gli interventi necessari per il mercato del lavoro

Non nasconde la sua delusione, il Presidente Bonomi, per la lentezza su cui si sta discutendo degli interventi necessari al mercato del lavoro, con le proposte di Confindustria che sono rimaste ancora inascoltate.

E in questo tema, Bonomi non si preoccupa di addolcire i toni nel definire la decisione di rimandare la riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive in favore del blocco dei licenziamenti. Una “sciocchezza plurima”, secondo il Presidente di Confindustria.

“Primo, perché non ha impedito che nel 2020 quasi un milione di occupati abbiano perso il lavoro o non abbiano lavorato per lunghi periodi. Secondo, perché ha alimentato la tesi ancor più infondata che, abolendo il blocco, ci sarebbero stati a quel punto milioni di licenziamenti”, spiega.

I numeri invece dicono ben altro, ossia che da inizio anno il numero di persone effettivamente al lavoro è risalito di oltre 500mila unità e che a luglio – quando il blocco dei licenziamenti è caduto – non si è verificata la cora ai licenziamenti tanto temuta dal Governo.

Il nodo davvero urgente da affrontare per il mercato del lavoro è, in cambio, quello della carenza dei profili specializzati. Un problema che ha delle dimensioni precise: 300 mila posti di lavoro richiesti dalle imprese ma non coperti, come indicano i dati Istat.

Ed è partendo da questa consapevolezza che Confindustria ha elaborato la sua proposta per la riforma del mercato del lavoro, con cui chiede:

  • un ammortizzatore universale, ma di natura assicurativa, che sia anche strumento anche di riqualificazione, aperto alla libera scelta individuale del lavoratore e che deve essere pagato, in proporzione all’utilizzo, da tutti i nuovi soggetti beneficiari
  • confermare la CIG con minimi interventi a latere, perché “la difesa del lavoro dov’era e com’era è un errore smentito da decenni”
  • un sistema delle politiche attive basato sulla commistione publico-privata (come avviene in Germania), che dia pari dignità tra Centri Pubblici per l’Impiego, attualmente totalmente inefficienti, e APL private che invece sono molto più efficaci sia nella formazione sia nella ricollocazione dei lavoratori

Bonomi: “Lo sforzo di formazione che ci aspetta è immane”

Ma si deve partire ancora prima, sostiene Bonomi, perché le competenze necessarie a guidare la trasformazione digitale non mancano solo a chi lavora da diversi anni, ma anche ai giovani. Risultato di una scuola “che peggiora da decenni, ed è spesso disegnata per chi ci lavora e non per gli studenti”, spiega.

Una situazione a cui si va a sommare la formazione professionale, fatta spesso senza riconoscere alle imprese un ruolo-chiave, i bassi livelli occupazionali al Sud e una curva demografica decrescente, che rende imperativo coinvolgere quella parte di forza lavoro attualmente inattiva e con ritmi serrati (+1,5% di occupati ogni anno).

“Abbiamo uno sforzo immane da fare in formazione”, ammette Bonomi. Uno sforzo che deve coinvolgere tutte le parti sociali.

Ed è in questo spirito di collaborazione e confronto che Bonomi invita i sindacati a lavorare con Confindustria sui tanti altri  nodi da sciogliere per il mondo del lavoro, come quello della sicurezza, la ricollocazione e la riqualificazione dei lavoratori licenziati, le regole per lo smart working.

“Non serve a niente l’antagonismo, serve più compartecipazione. Non servono le contrapposizioni, ma entusiasmo e fiducia”, conclude.

La replica di Draghi

Sfide di cui il Governo è consapevole, ribadisce Draghi nella sua replica che delinea gli interventi che verranno messi in atto nei prossimi mesi e le priorità dell’esecutivo.

Prima di tutto, occorre rendere la ripresa sostenibile evitando, altre ondate di contagio anche grazie al green pass, che è un vero e proprio “strumento di libertà”.

Il Governo è impegnato anche sul fronte del rincaro dei prezzi delle materie prime, assicura il Premier, per “trovare soluzioni immediate a questi problemi, e a disegnare strategie di lungo periodo per ridurre le nostre vulnerabilità”.

E nel frattempo, l’Esecutivo cerca di ridurre la pressione su famiglie e imprese. “Per questo abbiamo deciso di eliminare per l’ultimo trimestre dell’anno gli oneri di sistema del gas per tutti, e quelli dell’elettricità per le famiglie e le piccole imprese”, spiega il Premier. Un intervento di oltre 3 miliardi, che fa seguito a quello di 1,2 miliardi avvenuto a giugno. E che ha una forte valenza sociale, per aiutare in particolare i più poveri e i più fragili.

“Una cosa che voglio ripetere e che credo sia importante riaffermarla in questo momento: il Governo da parte sua non ha intenzione di aumentare le tasse. In questo momento, come ho detto tante volte, i soldi si danno e non si prendono”, precisa Draghi.

Ma a queste misure, sottolinea il Premier,  dovrà seguire un’azione più strutturale, anche a livello europeo, per diversificare le fonti di energia e rafforzare il potere contrattuale dei Paesi acquirenti.

E sul tema delle azioni per la riduzione dei cambiamenti climatici Draghi risponde: “Dobbiamo prendere misure ambiziose per ridurre le emissioni e contenere l’aumento della temperatura. Ma dobbiamo tenere conto della capacità di riconversione delle nostre strutture produttive, come ha rilevato anche il Presidente Bonomi prima. Lo Stato deve fare la sua parte nell’aiutare cittadini e imprese a sostenere i costi di questa trasformazione”.

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Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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