POLITICHE PER L'INDUSTRIA

Meno burocrazia, credito alle PMI e ritorno di Transizione 4.0: le proposte economiche del MoVimento 5 Stelle


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Nel programma in 20 punti che sarà presentato alla coalizione progressista, il MoVimento 5 Stelle propone per le imprese il ritorno di Transizione 4.0, uno Statuto per le imprese con cassetto digitale unico, l’abolizione dell’acconto IRPEF nei primi anni di attività, un fondo nazionale per la crescita e misure per la capitalizzazione delle PMI.

Pubblicato il 19 set 2026



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Giuseppe Conte





Il ritorno di Transizione 4.0, uno Statuto per le imprese con cassetto digitale unico e l’abolizione dell’acconto IRPEF nei primi tre anni di attività per chi ha appena iniziato a realizzare utili: sono alcune delle misure per il mondo produttivo contenute nel documento che il MoVimento 5 Stelle porterà al tavolo della coalizione progressista in vista delle prossime elezioni.

Il testo, intitolato Una alleanza per la Costituzione, raccoglie in venti punti la proposta del MoVimento 5 Stelle su cosa dovrebbe fare il governo nei prossimi cinque anni per migliorare la vita delle persone, dalla sanità alla scuola, dall’energia alla giustizia. Due dei venti capitoli riguardano più da vicino imprese ed economia: il quinto, dedicato a fisco e investimenti, e il settimo, incentrato su burocrazia e credito per le piccole e medie imprese.

Tra le misure proposte figurano un fondo nazionale per la crescita, una banca pubblica dedicata alla capitalizzazione delle PMI, una revisione della tassazione su lavoro e rendite finanziarie e, sul fronte più strettamente industriale, il ritorno dei crediti d’imposta del piano transizione 4.0 per gli investimenti in innovazione.

Salario minimo, meno tasse sul lavoro e un fondo per la crescita

Il quinto punto del documento, dedicato al lavoro e alla lotta all’evasione, propone un salario minimo legale indicizzato automaticamente e coordinato con la contrattazione collettiva più rappresentativa, insieme alla regolamentazione dei contratti a termine con causali chiare e alla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario. Tra le altre misure per i lavoratori figurano il diritto alla disconnessione, l’istituzione di una Procura nazionale della sicurezza sul lavoro e il contrasto al gender pay gap, con l’esonero contributivo totale al rientro dalla maternità e un congedo paritario con indennità pari al 100% della retribuzione.

Sul fronte degli investimenti il MoVimento 5 Stelle propone un fondo nazionale per la crescita, capace di mobilitare risparmio privato e capitale istituzionale verso innovazione, infrastrutture, transizione tecnologica e filiere industriali attraverso equity, garanzie, venture capital e debito, separando l’indirizzo politico dalla selezione dei progetti. Al fondo si affiancherebbe una banca pubblica per la capitalizzazione delle PMI, che offrirebbe garanzie pubbliche selettive e parziali su obbligazioni e minibond, anche in cogaranzia con banche e investitori istituzionali, per ridurre la dipendenza delle imprese dal credito bancario.

Sul piano fiscale il documento prevede una IRPEF più progressiva, con ampliamento degli scaglioni e della no tax area, crediti d’imposta cedibili e rimborsabili anche per gli incapienti e meccanismi automatici di neutralizzazione del fiscal drag. A finanziare la riduzione del prelievo sui redditi bassi e medi contribuirebbe un contributo sugli extraprofitti nei settori con rendite eccezionali, a partire da energia, banche, assicurazioni, industria bellica e grandi piattaforme digitali, insieme a uno spostamento progressivo della tassazione dai redditi di lavoro e impresa alle rendite finanziarie speculative.

Il documento propone infine una strategia nazionale pluriennale contro l’evasione fiscale, con obiettivi annuali verificabili basati su fatturazione elettronica, pagamenti digitali e intelligenza artificiale, e un inasprimento delle pene per i grandi evasori, con soglie di punibilità più basse per le condotte fraudolente di maggiore rilevanza.

Il punto 7: ritorno di Transizione 4.0 e Statuto per le imprese

Il capitolo più direttamente rivolto al mondo produttivo è il settimo, intitolato Meno burocrazia e più credito alle piccole e medie imprese. La misura più immediatamente riconoscibile per chi segue le politiche industriali è la reintroduzione di Transizione 4.0: il MoVimento 5 Stelle propone il ritorno ai crediti d’imposta generati dagli investimenti in innovazione, compensabili direttamente e immediatamente attraverso il modello F24, in modo da consentire anche alle imprese che non possono utilizzare gli ammortamenti di investire in nuove tecnologie. Una richiesta di continuità e prevedibilità degli incentivi che arriva da tempo anche dal mondo delle imprese manifatturiere, alle prese con un quadro agevolativo cambiato più volte negli ultimi anni.

Il punto 7 introduce anche lo Statuto per le imprese, un quadro giuridico che il documento definisce chiaro e moderno per l’economia reale, pensato per agevolare chi investe in attività produttive e occupazione. Lo Statuto prevede uno sportello unico digitale con tempi massimi per il rilascio di autorizzazioni, l’accesso al credito e incentivi dedicati per PMI e start-up, agevolazioni fiscali per gli utili reinvestiti, crediti d’imposta per ricerca, sviluppo e formazione e regole di governance responsabile.

Per affrontare il deficit di produttività del sistema imprenditoriale italiano il documento propone meccanismi che incentivino la patrimonializzazione delle imprese e le operazioni di aggregazione, oltre alla riduzione dei costi amministrativi e alla facilitazione dell’accesso ai finanziamenti per le attività minori e per i lavoratori autonomi.

Tra gli strumenti operativi indicati figura un cassetto unico digitale per adempimenti, autorizzazioni, contributi e rapporti con la pubblica amministrazione, basato sul principio “una volta soltanto” per i dati già forniti dalle imprese, insieme al rafforzamento delle garanzie pubbliche e del microcredito e a un servizio di assistenza pubblica per la compilazione di domande, piani e bandi.

Chiude il punto 7 l’abolizione dell’acconto IRPEF per imprese e professionisti nei primi tre anni successivi al primo anno in cui si realizza un utile, una misura pensata per alleggerire l’impatto fiscale nella fase più delicata della crescita di un’attività.

Va ricordato che si tratta di una proposta che il MoVimento 5 Stelle porta al tavolo negoziale della coalizione progressista, e non di un programma già condiviso con gli alleati: la sua effettiva traduzione in impegni elettorali dipenderà dal confronto tra le forze politiche coinvolte.


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