Ènel segno della protesta, come era facile prevedere, il day after del decreto fiscale, che ha disposto un taglio del 65% dei crediti d’imposta per i cosiddetti esodati di Transizione 5.0.
Confindustria parla con la voce di Marco Nocivelli, Vicepresidente con delega alle politiche industriali e il Made in Italy: “Una simile decisione – che ricordiamo ha effetti retroattivi e lede il principio del legittimo affidamento – penalizza pesantemente le imprese che hanno completato ingenti investimenti nel 2025 e che si troveranno ad affrontare ulteriori problemi di liquidità in un momento già particolarmente complesso”, dice Nocivelli. “A novembre avevamo avuto rassicurazioni dai ministri Giorgetti, Foti e Urso sul fatto che le cosiddette imprese “esodate” del 5.0 con progetti congrui avrebbero avuto accesso all’agevolazione secondo le condizioni previste nel Piano, la cui conclusione era fissata al 31 dicembre 2025. Il fatto di non poter fare affidamento sulle norme e sulle dichiarazioni del Governo mina profondamente la fiducia delle imprese nei confronti delle istituzioni e delle misure di incentivo e scoraggia chi vorrebbe continuare a fare impresa in Italia”.
Nocivelli poi chiede al Governo di “ripristinare gli impegni presi col tessuto produttivo ed industriale italiano al più presto, e comunque, non oltre il passaggio parlamentare che deve avvenire in tempi rapidissimi”.
Di segno analogo quello che ha detto Bruno Bettelli, presidente di Federmacchine: “La misura 5.0 è iniziata male ed è finita peggio. Il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale mette fine nel peggiore dei modi alla misura, riducendo del 65% il credito d’imposta per quelle aziende che lo hanno prenotato tra il 7 e il 27 novembre 2025, all’indomani, cioè, della chiusura improvvisa delle prenotazioni. È assurdo che queste imprese si vedano ora riconosciuto meno del 20% che avrebbero avuto scegliendo il 4.0″. Anche Bettelli punta sul tema della lesione della fiducia delle imprese: “Una decisione simile torna a minare pesantemente la nostra fiducia nei confronti del governo e penalizza tutte quelle aziende che hanno portato avanti gli investimenti sapendo di poter contare sul sostegno del credito d’imposta”.
Sulla stessa linea anche Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali di Torino: “Il taglio del 65% al credito di Imposta Transizione 5.0, contenuto nel decreto fiscale approvato ieri dal Consiglio dei Ministri, è una misura che colpisce gravemente le imprese. Il provvedimento determina un danno economico concreto e immediato per centinaia di imprese che hanno operato nel pieno rispetto delle regole e delle scadenze previste dal Piano 5.0. Il taglio del 65% al credito d’imposta, applicato con effetto retroattivo, non costituisce una misura di aggiustamento tecnico: rappresenta un onere straordinario per aziende che hanno già sostenuto ingenti investimenti e che si trovano ora prive delle coperture sulle quali avevano legittimamente fatto affidamento”.
Forte protesta anche da Giacomo Cantarella, presidente di AssoESCo, Associazione Italiana Energy Service Company e degli Operatori dell’Efficienza Energetica: “Abbiamo scritto questa mattina alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministero dell’Economia e delle Finanze, rappresentando la necessità di un intervento correttivo urgente a tutela di investimenti già sostenuti. Questo intervento colpisce direttamente la fiducia delle imprese nella capacità del Paese di accompagnarle lungo la transizione energetica e digitale e di salvaguardarne la competitività. La transizione non si realizza cambiando le regole a posteriori: servono stabilità, certezza del diritto e coerenza delle politiche industriali. Per questo riteniamo indispensabile un’azione correttiva immediata e chiediamo l’attivazione urgente di un tavolo politico-tecnico presso la Presidenza del Consiglio e il MEF, per mettere in sicurezza i progetti avviati e ripristinare credibilità e fiducia nel sistema”.
Indice degli argomenti
La posizione del Governo: apertura al dialogo
Ieri sera il Governo aveva evidenziato, in una nota rilasciata dopo l’approvazione del decreto fiscale in Consiglio dei Ministri, che “il Governo ha intenzione di avviare nei prossimi giorni un tavolo di confronto con le categorie produttive interessate. L’obiettivo è quello di valutare, in sede di conversione del decreto, eventuali risorse aggiuntive che si rendano disponibili, anche alla stregua delle osservazioni che saranno ricevute sull’ordine di priorità per il loro utilizzo”.
Giorgetti: “Scelte dovute a vincoli di bilancio”
Nella mattinata di sabato, in occasione di un intervento nel corso di un evento tenutosi a Cernobbio, il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti ha detto che la decisione sulle risorse da destinare a Transizione 5.0 deriva da una valutazione del governo legata a vincoli di bilancio. Le risorse limitate (gli 1,3 miliardi del fondo costituito dalla scorsa legge di bilancio) possono servire anche per altri interventi in favore delle imprese. Di qui la scelta di destinarne solo una parte agli esodati. “La vicenda delle risorse stanziate per i cosiddetti esodati delle domande di Transizione 5.0 – ha detto Giorgetti – discende proprio da questo. Dobbiamo decidere se le disponibilità devono andare a costoro o a favore delle imprese energivore piuttosto che delle aziende di trasporto o per i tagli alle accise. Per questo motivo, come governo, abbiamo deciso ieri di dare un minimo di garanzia per agevolazioni paragonabili alla vecchia 4.0, ma allo stesso tempo metterci in ascolto delle categorie per capire in una situazione di questo tipo quali sono le emergenze e le priorità che vogliono manifestare”












