PNRR, al via Nodes, l’Ecosistema di Innovazione per digitalizzazione e sostenibilità nel Nord-Ovest

È stata finanziata dal Ministero dell’Università e della Ricerca la proposta “NODES – Nord Ovest Digitale E Sostenibile” presentata dal Politecnico di Torino insieme a una rete di 24 partner pubblici e privati, nell’ambito degli investimenti previsti dalla Componente 2 della Missione 4 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, finalizzati alla creazione degli Ecosistemi di Innovazione.

Il progetto porterà 110 milioni di euro sul territorio di Piemonte, Valle d’Aosta e sulle province più occidentali della Lombardia (Como, Varese e Pavia) e 15 milioni di euro per attività di ricerca e bandi a cascata a favore delle regioni del Sud del Paese.

L’obiettivo è la costituzione di uno degli 11 Ecosistemi dell’Innovazione che il Ministero ha individuato attraverso una procedura di valutazione e approvazione delle domande di agevolazione – che sono state presentate tra il 24 gennaio e il 24 febbraio 2022, nell’ambito della call aperta con la pubblicazione dell’avviso n.3277 pubblicato il 30 dicembre 2021, – al fine di supportare la crescita sostenibile e inclusiva dei territori di riferimento in quella che viene identificata come la doppia transizione (digitale ed ecologica).

Che cosa sono gli Ecosistemi di Innovazione

Gli Ecosistemi di Innovazione (ECS) rientrano nell’ambito della Missione 4 “Istruzione e ricerca”, Componente 2 “Dalla ricerca all’impresa” del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

L’intervento prevede un investimento di 1,3 miliardi di euro per la creazione di 12 ECS (sono 11 invece quelli che hanno avuto accesso alla fase due della valutazione) dell’innovazione a livello territoriale, regionale o sovraregionale, di cui cinque nel Mezzogiorno.

Gli Ecosistemi – che dovranno essere organizzati con una struttura di governance di tipo Hub & Spoke, con l’Hub che svolgerà attività di gestione e coordinamento e gli Spoke quelle di ricerca – sono reti di università statali e non statali, enti pubblici di ricerca, enti pubblici territoriali, altri soggetti pubblici e privati altamente qualificati e internazionalmente riconosciuti, e intervengono su aree di specializzazione tecnologica coerenti con le vocazioni industriali e di ricerca del territorio di riferimento, promuovendo e rafforzando la collaborazione tra il sistema della ricerca, il sistema produttivo e le istituzioni territoriali.

Gli ECS – per i quali si prevede un finanziamento tra 90 e 120 milioni di euro ciascuno – hanno l’obiettivo di agevolare il trasferimento tecnologico e accelerare la trasformazione digitale dei processi produttivi delle imprese, in un’ottica di sostenibilità economica e ambientale e di impatto sociale sul territorio.

Le risorse a disposizione andranno a finanziare attività di: ricerca applicata; formazione, per ridurre il disallineamento tra le competenze richieste dalle imprese e quelle offerte dalle università; valorizzazione dei risultati della ricerca con il loro trasferimento all’impresa; supporto alla nascita e sviluppo di start-up e spin off da ricerca, promuovendo le attività e i servizi di incubazione e di fondi venture capital.

Le proposte progettuali dovevano prevedere:

  • una percentuale del 40% sulle risorse finanziarie complessive da dedicare ad attività realizzate nelle regioni del Mezzogiorno
  • che almeno il 40% del personale assunto o destinatario di borse di studio o di ricerca a tempo determinato sia donna
  • il rispetto del principio europeo di DNSH, che prevede che gli interventi previsti dai PNRR nazionali non arrechino nessun danno significativo all’ambiente

L’iter valutativo dei progetti prevedeva due fasi di valutazione, tra cui una valutazione tecnico-scientifica svolta da sei distinti panel, composti ognuno da tre a cinque esperti individuati dal Comitato Nazionale per la Valutazione della Ricerca (CNVR), riferiti ai grandi ambiti di intervento del Programma Nazionale per la Ricerca 2021-2027 (salute; cultura umanistica, creatività, trasformazioni sociali, società dell’inclusione; sicurezza per i sistemi sociali; digitale, industria, aerospazio; clima, energia, mobilità sostenibile; prodotti alimentari, bioeconomia, risorse naturali, agricoltura, ambiente), coadiuvati da due esperti dell’Agenzia di Coesione 1 del Ministero dello Sviluppo economico.

La proposta del Politecnico di Torino

Il progetto “NODES – Nord Ovest Digitale E Sostenibile” presentato dal Politecnico di Torino è stato valutato come capace di produrre un impatto considerevole in termini di territori e sistemi industriali intercettati, perché interessa una Macro-Regione nella quale sarà possibile mettere a sistema di un numero di attori consistente, che genererà la possibilità di accrescere la capacità di condivisione di competenze e di creare un network ampio e disponibile per un utilizzo da parte di più territori, rendendo il modello scalabile anche una volta che il PNRR sarà concluso.

Altro punto di forza della Macro Regione è la capacità di intercettare MPMI (micro e piccole medie imprese) e di attivarle su iniziative di ricerca, sviluppo, trasferimento tecnologico, formazione, generando dunque una considerevole massa critica nel raggiungere gli obiettivi misurabili proposti dall’ecosistema e, potenzialmente, di attrarre ulteriori risorse anche a livello europeo.

I soggetti attuatori (che costituiranno il cosiddetto Hub a cui spetta il coordinamento gestionale) sono tutte università pubbliche: Politecnico di Torino, Università degli Studi di Torino, Università del Piemonte Orientale, Università degli Studi dell’Insubria, Università degli Studi di Pavia e Università della Valle D’Aosta, tra le quali sarà costituita una Società consortile a responsabilità limitata (Scarl).

Gli stessi Atenei, unitamente all’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche, si potranno avvalere (in qualità di Spoke) della collaborazione di soggetti affiliati per la realizzazione delle attività di ricerca di propria competenza.

In totale i soggetti che compongono l’ecosistema sono 24: 8 Atenei, 6 Poli di Innovazione, 5 Centri di ricerca di riferimento, 3 Incubatori e 1 Acceleratore, 1 Competenze Center.

Del budget complessivo del progetto, poi, circa 54 milioni di euro saranno impiegati in “bandi a cascata”, finalizzati al reclutamento di ricercatori a tempo determinato e alla concessione di agevolazioni a soggetti esterni all’ecosistema di innovazione per attività di ricerca coerenti con le attività previste.

Infine, le Regioni di Piemonte, Valle d’Aosta e Lombardia hanno espresso il loro impegno a garantire e promuovere gli indirizzi strategici territoriali necessari per l’attuazione del progetto e in particolare l’emanazione di bandi finanziati a valere sui fondi strutturali europei oggetto di programmazione regionale, che potranno essere complementari e sinergici ai “bandi a cascata” previsti nella proposta di ecosistema. Diverse aziende ed enti dei territori relativi alle aree della proposta hanno inoltre espresso il loro interesse con una lettera di endorsement per una collaborazione con “NODES”.

L’obiettivo del progetto, che si concluderà in tre anni, è la creazione di filiere di ricerca e industriali in sette settori legati alla Manifattura avanzata:

  • Industria 4.0 per la mobilità e l’aerospazio
  • Sostenibilità industriale e tecnologie green
  • Industria del turismo e cultura
  • Montagna digitale e sostenibile
  • Industria della Salute e silver economy
  • Agroindustria primaria e secondaria

Il progetto si propone poi di sostenere l’innovazione su traiettorie tecnologiche a elevato potenziale per sviluppare da un lato nuovi prodotti e processi nelle PMI esistenti, stimolando processi di valorizzazione della ricerca e di trasferimento tecnologico e aumentandone la competitività anche a livello internazionale e dall’altro favorire la nascita di start-up e spin-off “Deep Tech” nei settori individuati, attraendo risorse economiche aggiuntive da fondi di Venture Capital.

Per attuare questa collaborazione, si studieranno percorsi e strumenti di innovazione collaborativi tra start-up, PMI, grandi imprese e mondo della ricerca innovativi, scalabili e replicabili anche a PNRR concluso.

Infine, grande attenzione sarà posta alla formazione di talenti e all’up-skilling e re-skilling del personale impiegato con formazione avanzata e attraverso approcci didattici innovativi ed al loro inserimento nel mondo produttivo, con focus sul coinvolgimento delle donne in ambito STEM ed all’innovazione del ruolo del Dottorato di ricerca in ottica industriale.

Le grandi imprese supporteranno l’ecosistema giocando un ruolo chiave nell’identificazione delle traiettorie di sviluppo industriale, nell’assunzione del personale a elevata qualificazione e nel sostegno all’assorbimento delle innovazioni sviluppate.

“La commissione di esperti esterni che ha valutato il progetto si è complimentata per l’ottima qualità della proposta, riconoscendo in particolare l’attenzione posta nell’assicurare un ampio impatto dell’iniziativa, sia in termini sociali che di aumento di competitività del territorio dal punto di vista economico, ma anche la sua sostenibilità. Il lavoro del nuovo Ecosistema NODES supporterà l’innovazione nelle regioni coinvolte a livello nazionale, favorendo al tempo stesso l’attrazione di investimenti e collaborazioni alla scala internazionale”, dichiara Guido Saracco, Rettore del Politecnico di Torino.

Gli altri progetti ammessi alla seconda fase

Il Mur aveva reso noto, con un decreto direttoriale (n.703) pubblicato lo scorso 20 aprile, la lista degli 11 progetti ammessi alla seconda fase della selezione, che richiedeva ai candidati di presentare la proposta integrale del progetto.

Ricordiamo che oltre al progetto presentato dal Politecnico di Torino, erano stati ammessi a questa fase i seguenti progetti:

  • Tech4You – Technologies for climate change adaptation and quality of life improvement dell’Università della Calabria, un progetto che riguarda clima, energia e mobilità sostenibile
  • Ecosystem for Sustainable Transition in Emilia-Romagna dell’Alma Mater Studiorum Università degli studi di Bologna (clima, energia e mobilità sostenibile)
  • MUSA – Multilayered Urban Sustainability Action dell’Università di Milano Bicocca, anch’esso riferito a clima, energia e mobilità sostenibile
  • THE – Tuscany Health Ecosystem dell’Università di Firenze, nell’ambito dell’area di intervento dedicata alla salute
  • e.INS Ecosystem of Innovation for Next Generation Sardinia dell’Università degli studi di Sassari, che si riferisce all’area “cultura umanistica, creatività, trasformazioni sociali, società dell’inclusione”
  • Rome Technopole, dell’Università della Sapienza di Roma, riferito all’area di intervento n.4, ovvero “Digital, Industry, Aerospace”
  • Innovation, digitalisation and sustainability for the diffused economy in Central Italy dell’Univesrità degli Studi dell’Aquila, sempre riferito all’area di intervento n.4
  • Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem (iNEST) dell’Università degli Studi di Padova (area di intervento n.4)
  • RAISE (Robotics and AI for Socio-economic Empowerment), dell’Università di Genova (area di intervento n.4)
  • Sicilian MicronanoTech Research And Innovation Center – SAMOTHRACE, dell’Università degli studi di Catania, sempre riferito a “Digital, Industry, Aerospace”

Alla seconda fase di valutazione è seguita la fase di negoziazione, propedeutica all’adozione del decreto di concessione dell’agevolazione e del relativo Disciplinare da perfezionare mediante la sottoscrizione dell’Atto d’Obbligo da parte del soggetto attuatore.

Questa fase è servita per valutate eventuali integrazioni di linee di attività o ambiti del programma di ricerca e innovazione, oltre all’eventuale rideterminazione del piano dei costi. Inoltre, in fase di negoziazione sono stati stabilite le milestone e i target di livello europeo e nazionale (intermedi e finali) a cui è legato il piano di erogazione delle risorse.

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Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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