Dalla ricerca all’impresa: ecco come saranno investiti oltre 11 miliardi del Recovery Plan

Questo articolo è stato aggiornato con la bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza presentata al Consiglio dei Ministri del 12 gennaio 2021 di cui vi lasciamo il documento in PDF in fondo all’articolo.

Dai dottorati innovativi per le imprese al rafforzamento dei progetti europei di interesse comune; dal potenziamento dei competence center alla creazione di 7 centri dedicati alle tecnologie di frontiera: il menu del capitolo del Recovery Plan intitolato “Dalla Ricerca all’impresa” è ricco e prevede progetti che complessivamente mettono in campo risorse per 11,77 miliardi di euro. Una cifra in realtà ancora più alta sommando le ulteriori risorse che arriveranno sul tema.

I dati che vi proponiamo in questo articolo sono tratti dalla bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza del 12 gennaio 2020, che registra un forte aumento delle risorse a disposizione di queste voci. Si passa infatti dagli 8,48 miliardi della bozza del 29/12 a ben 11,29 miliardi dell’ultima bozza a cui vanno aggiunti ulteriori 480 milioni a carico del React-EU per un totale, appunto, di 11,77 miliardi di euro.

A questi soldi si vanno poi ad aggiungere 900 milioni di ulteriori risorse europee (PON / FESR) e 420 milioni di risorse italiane, per un totale di 13,09 miliardi di euro.

Continueremo ad aggiornare l’articolo ogni volta che sarà disponibile una nuova bozza.

Lo schema del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR, più semplicemente detto Recovery Plan) è articolato in sei missioni a loro volta suddivise in 16 “componenti”, le quali sono poi suddivise in progetti. Ogni progetto è poi caratterizzato da una serie di “interventi”.

In particolare, la seconda componente della quarta missione (M4C2) è dedicata al tema Istruzione e Ricerca, che è a sua volta suddiviso in due componenti: Potenziamento della didattica e diritto allo studio (C1) e Dalla ricerca all’impresa (C2).

Qui di seguito vi proponiamo la struttura del piano in modo da permettervi di farvi un’idea della collocazione di questi temi nell’insieme del piano

M1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura

  • C1 Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella Pubblica Amministrazione
  • C2 Digitalizzazione e Innovazione del sistema produttivo
  • C3 Turismo e Cultura 4.0

M2 – Rivoluzione verde e transizione ecologica

  • C1 Impresa Verde ed Economia Circolare
  • C2 Transizione Energetica e Mobilità locale Sostenibile
  • C3 Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici
  • C4 Tutela e valorizzazione del territorio e della risorsa idrica

M3 – Infrastrutture per una mobilità sostenibile

  • C1 Alta velocità ferroviaria e manutenzione stradale 4.0
  • C2 Intermodalità e logistica integrata

M4 – Istruzione e ricerca

  • C1 Potenziamento delle competenze e diritto allo studio
  • C2 Dalla ricerca all’impresa

M5 – Inclusione e coesione

  • C1 Politiche per il Lavoro
  • C2 Infrastrutture sociali, Famiglie, Comunità e Terzo Settore
  • C4 Interventi speciali di coesione territoriale

M6 – Salute

  • C1 Assistenza di prossimità e telemedicina
  • C2 Innovazione, ricerca e digitalizzazione dell’assistenza sanitaria

Queste di seguito le cifre complessivamente assegnate alle varie missioni e componenti.

Dalla ricerca all’impresa

La quarta missione, dedicata a Istruzione e Ricerca si pone i seguenti tre obiettivi

  • Colmare il deficit di competenze che limita il potenziale di crescita del nostro Paese e la sua capacità di adattamento alle sfide tecnologiche e ambientali
  • Migliorare i percorsi scolastici e universitari degli studenti; agevolarne le condizioni di accesso per accrescere l’incentivo delle famiglie a investire nell’acquisizione di competenze avanzate da parte dei giovani
  • Rafforzare i sistemi di ricerca e la loro interazione con il mondo delle imprese e delle istituzioni

La M4C2, cioè la componente Dalla ricerca all’impresa della missione dedicata a Istruzione e Ricerca, “mira ad innalzare il potenziale di crescita del sistema economico, agendo in maniera sistemica sulla leva degli investimenti in R&S, tenendo conto dei divari territoriali e della tipicità delle imprese. Le ricadute attese si sostanziano in un aumento del volume della spesa e in un più efficace livello di collaborazione tra la base scientifica pubblica e il mondo imprenditoriale”.

Le direttrici di intervento sono due.

Una prima, significativamente potenziata dalla bozza del 12 gennaio, è rivolta al rafforzamento della filiera di Ricerca e Sviluppo nel sistema della ricerca e nel sistema economico, attraverso il potenziamento delle grandi infrastrutture di ricerca, i partenariati allargati per lo sviluppo di progetti di ricerca orientati alle sfide strategiche di innovazione che il Paese ha davanti a sé; e il finanziamento di progetti di ricerca di giovani ricercatori. Si vogliono inoltre costituire poli per l’innovazione e la ricerca e lo sviluppo degli IPCEI con partnership ed investimenti pubblici e privati.

In particolare, si legge nel documento di presentazione, “sono stati introdotti interventi per quasi due miliardi volti al finanziamento del fondo programma nazionale della ricerca e dei nuovi PRIN, e un miliardo in favore del fondo per l’edilizia e le infrastrutture di ricerca, in particolare nel Mezzogiorno”.

La seconda direttrice si focalizza sul potenziamento dei meccanismi di trasferimento tecnologico e sostegno all’innovazione, incoraggiando – con partnership ed investimenti pubblici e privati – l’innovazione attraverso l’uso sistemico dei risultati della ricerca da parte del tessuto produttivo. Sono contemplati, in quest’ambito, investimenti per il potenziamento di strutture di ricerca e la creazione di “reti nazionali” di R&S su alcune tecnologie abilitanti (Key Enabling Technologies), la creazione di “ecosistemi dell’innovazione” attorno a “sistemi territoriali” di R&S. L’ultima direttrice prevede interventi di sostegno all’innovazione nelle PMI attraverso dottorati dedicati a specifiche esigenze di R&S delle imprese.

A questa componente sono assegnate risorse pari a 11,29 miliardi (la versione precedente ne prevedeva invece 8,48), di cui 9,91 miliardi per nuovi progetti, e 480 milioni di React-EU, per un totale di 11,77 miliardi.

Alla direttrice Rafforzamento di Ricerca e Sviluppo e delle iniziative IPCEI vanno 7,29 miliardi; a Trasferimento di tecnologia e sostegno all’innovazione 4 miliardi più 480 milioni del React-EU.

Ricerca, sviluppo e IPCEI

Il primo dei tre capitoli nell’ambito della M4C2 raggruppa in realtà interventi molto diversi tra loro.

Con gli 1,61 miliardi del progetto Partenariati allargati estesi a Università, centri di ricerca, imprese e finanziamento progetti di ricerca si intende finanziare progetti di R&S, nell’ambito di 10 “missioni”, che prevedano la partecipazione di partenariati allargati – estesi a Università, centri di ricerca, imprese – capaci di coprire l’intero spettro del livello di maturità tecnologica (dalla ricerca di base, alla ricerca industriale, allo sviluppo sperimentale).

Il Finanziamento giovani ricercatori prevede l’investimento di 600 milioni per finanziare – sul modello dei bandi ERC, nel pillar Excellent Science del programma Horizon Europe – attività di ricerca gestite da giovani ricercatori per 5 anni, al fine di consentire loro di maturare una prima esperienza di responsabilità di ricerca.

Gli Accordi per l’innovazione (700 milioni di euro) sono invece lo strumento che il Governo adotta per finanziare, a seguito di un negoziato, “progetti di ricerca e sviluppo, in grado di sperimentare e introdurre soluzioni innovative di alto profilo, anche tramite la collaborazione con centri di trasferimento tecnologico, organismi di ricerca e di diffusione della conoscenza”.

Passiamo alla voce IPCEI, Partenariati in ricerca e Innovazione (1 miliardo). Gli Important Projects of Common European Interest (IPCEI) sono, come suggerisce il nome, dei progetti rilevanti si comune interesse europeo dedicati allo sviluppo di sei catene strategiche di valore: veicoli connessi verdi e autonomi; salute intelligente; industria a bassa emissione di carbonio; tecnologie e sistemi ad idrogeno; internet delle cose industriale; sicurezza informatica. I primi IPCEI sono stati avviati negli ultimi die anni su microlelettronica, batterie e idrogeno. Si tratta di iniziative che promuovono ricerca e sviluppo con una forte componente di finanziamento pubblico.

Altri 850 milioni serviranno a finanziare il Fondo programma nazionale della ricerca, finalizzato a rafforzare le misure di sostegno alla ricerca scientifica indicate nel Programma nazionale per la ricerca (PNR) 2021–2027 in modo tale da garantire l’attuazione delle linee strategiche nel campo della ricerca scientifica in coerenza con il programma quadro di ricerca e innovazione dell’Unione europea.

Da ultimo, il progetto Nuovi PRIN – Ricerche su temi di rilevante interesse nazionale intende finanziare con 950 milioni progetti di ricerca triennali per “promuovere il sistema nazionale della ricerca, rafforzare le interazioni tra università ed enti di ricerca e favorire la partecipazione italiana alle iniziative nell’ambito del Programma Quadro di ricerca e innovazione dell’Unione Europea”.

Infine il Fondo per l’edilizia e le infrastrutture di ricerca finanzierà con 1,58 miliardi di euro interventi in strutture e infrastrutture di ricerca con particolare attenzione al Mezzogiorno. Questo intervento beneficia di risorse complementari per 420 milioni dagli stanziamenti della Legge di Bilancio.

Trasferimento di tecnologia e sostegno all’innovazione

Il capitolo dedicato al trasferimento tecnologico e al sostegno all’innovazione ospita cinque progetti per complessivi 4,48 miliardi di euro, di cui 480 milioni a carico del React-Eu:

  • Creazione e potenziamento degli “ecosistemi dell’innovazione”, costruendo “campioni territoriali di R&S” (1,3 miliardi)
  • Potenziamento strutture di ricerca e creazione di “campioni nazionali di R&S” su alcune Key Enabling Technologies (1,6 miliardi)
  • Potenziamento ed estensione tematica e territoriale dei centri di trasferimento tecnologico per segmenti di industria (500 milioni)
  • Dottorati innovativi per le imprese e immissione di ricercatori nelle imprese (600 milioni)
  • Dottorati e ricercatori green e innovazione (480 milioni a carico del React-Eu)

A dispetto dei nomi simili, si tratta di tre progetti molto diversi, dei quali vi diamo qualche dettaglio in più.

I campioni territoriali

Il primo progetto intende finanziare con 1.300 milioni di euro la creazione di 20 “campioni territoriali di Ricerca e Sviluppo” caratterizzati da una specializzazione legata alle vocazioni produttive e di ricerca di un territorio.

Si tratta di 20 strutture (la base sarà quindi regionale) che mettano a sistema intorno a una eccellenza (Università o Centro/Infrastruttura di ricerca) le competenze scientifiche e le strutture (facilities), favorendo, secondo un approccio market-oriented, il collegamento tra ricerca e industria.

Il progetto si ispira ad alcune esperienze di successo (viene citato il Polo universitario dell’Università Federico II a San Giovanni a Teduccio) e copre un ampio spettro della collaborazione tre impresa ed enti di ricerca: potenziamento delle infrastrutture di ricerca, luoghi di didattica e formazione, soprattutto innovativa come le academies, laboratori multidisciplinari, spazi innovativi misti per ospitare imprese innovative e start-up, luoghi per la contaminazione con il territorio, inclusi gli operatori del terzo settore.

I 1.300 milioni messi in campo sono un ammontare decisamente importante: si tratta infatti di 65 milioni in media per ciascun centro. Tanto per avere un riferimento, gli attuali 8 competence center sono stati finanziati con 72 milioni in tutto: in media quindi 9 milioni a centro, di cui però il 35% dedicato al finanziamento di bandi per progetti di innovazione delle imprese.

I centri dedicati alle tecnologie di frontiera

Il secondo e più corposo progetto prevede il finanziamento di 7 nuovi centri dedicati ad altrettanti domini tecnologici di frontiera “attraverso il rafforzamento della dotazione infrastrutturale hardware e software e di personale altamente qualificato”.

I sette centri sono:

  • Centro Nazionale per l’intelligenza artificiale (che avrà sede a Torino e sarà ragionevolmente un’evoluzione del nuovo Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale)
  • Centro Nazionale di Alta Tecnologia ambiente ed energia
  • Centro Nazionale di Alta Tecnologia quantum computing
  • Centro Nazionale di Alta Tecnologia per l’Idrogeno
  • Centro Nazionale di Alta Tecnologia per il Biofarma
  • Centro Nazionale Agri-Tech (che avrà sede a Napoli)
  • Centro Nazionale Fintech (che avrà sede a Milano)

Circa la metà degli investimenti saranno localizzati al Sud. Gli investimenti per la realizzazione delle sedi saranno nel periodo 2022-2023 e l’avvio dei centri nel triennio 2024-2026.

Potenziamento ed estensione tematica e territoriale dei centri di trasferimento tecnologico per segmenti di industria

Il terzo progetto di quest’area è dedicato al “Potenziamento ed estensione tematica e territoriale dei centri di trasferimento tecnologico per segmenti di industria” (500 milioni). Questa voce riguarda il sistema attualmente esistente composto da Competence Center, Digital Innovation Hub e Punti di Innovazione Digitale.

Nell’ultima bozza non ci sono ulteriori dettagli. La versione precedente spiegava che i investire 500 milioni servono per “finanziare, anche attraverso un processo di riorganizzazione e razionalizzazione, i centri incaricati della erogazione alle imprese di servizi tecnologici avanzati e servizi innovativi qualificanti di trasferimento tecnologico”. E si parlava di una sessantina di progetti.

Ricordiamo che attualmente esistono 8 Competence Center nazionali, 24 Digital Innovation Hub di Confindustria, una trentina di Confartigianato, una cinquantina di CNA, poi ci sono gli EDI di Confcommercio, i centri di CDO, di Lega Coop e un’ottantina di PID delle Camere di Commercio. Complessivamente l’Atlante i4.0 censisce 267 strutture tra DIH e EDI.

I dottorati innovativi

Scopo del progetto dedicato ai “dottorati innovativi” è finanziare con 580 milioni “il potenziamento delle competenze di alto profilo, in modo particolare nelle aree delle KET’s” (le key enabling technologies, ndr).

Le azioni sono due

  • (T1) l’istituzione di programmi di dottorato dedicati, con il contributo e il coinvolgimento delle imprese, anche favorendo spin-off da ricerca
  • (T2) incentivi all’assunzione di ricercatori precari junior da parte delle imprese.

È, inoltre, prevista, in collaborazione con Istituzioni nazionali, la creazione di un hub finalizzato a supportare il trasferimento tecnologico dalla ricerca all’economia reale e la valorizzazione economica della ricerca prodotta dai dottorati industriali, favorendo la creazione di spin-off.

L’obiettivo che la precedente versione citava e che qui non è esplicitato è di finanziare l’attività di 5.000 ricercatori per ciascuno dei 3 cicli (T1) e incentivare l’assunzione di 20.000 lavoratori (T2).

Dottorati e ricercatori green e innovazione

Quest’ultima voce, che vale 480 milioni di euro a valere sul React-Eu, prevede l’attivazione di percorsi di dottorato coerenti con le strategia di ecosostenibilità e di innovazione e digitalizzazione, finanziati con risorse ReactEU per 480 milioni di euro, cui si aggiungono 200 milioni per interventi all’interno dei progetti PON.

Il PDF del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Proposta_di_piano_nazionale_di_ripresa_e_resilienza

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ segretario e membro del Consiglio Direttivo di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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