La frammentazione delle competenze è uno dei principali ostacoli che le aziende affrontano nel percorso di trasformazione digitale. Spesso i fornitori di automazione, infrastruttura IT e sicurezza operano a compartimenti stagni, generando soluzioni incapaci di dialogare tra loro. In questo scenario si inserisce Diginnova, realtà costituita nel 2021 per completare l’offerta di Telmotor attraverso un network di competenze verticali. Guidata dal CEO Andrea Pelizzoli, la struttura aggrega tre aziende specializzate: ITCore per la cybersecurity industriale, T4SM per la manutenzione predittiva e REDI per la building automation.
L’obiettivo dichiarato è superare la logica delle filiere separate. Nel mercato tradizionale la componente fisica, la gestione dei dati e la sicurezza vengono trattati spesso in fasi distinte, con il rischio di creare architetture incoerenti. «La forza di Diginnova sta nella verticalità delle competenze e nella capacità di integrarle in un’unica proposta», spiega Pelizzoli. «Sono ambiti che spesso, nel mercato tradizionale, vivono su filiere separate, con il rischio di creare soluzioni parziali o incoerenti tra loro. La nostra scelta è stata diversa: costruire un network interno in cui le tre aziende e Telmotor lavorano come un unico sistema, condividendo linguaggi, processi e clienti».
Questo approccio ibrido unisce la specializzazione digitale alla conoscenza tecnica del mondo elettrico. «A questo si aggiunge un elemento distintivo: l’unione di competenze molto specializzate in ambito digital con la profonda conoscenza tecnica del mondo elettrico e dell’automazione, un ibrido raro nel mercato», prosegue il CEO. «È un modello che riduce complessità, costi e rischi per il cliente, offrendo un livello di integrazione difficilmente replicabile da player indipendenti».
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La gestione del rischio nella convergenza digitale
Uno dei passaggi più delicati per il comparto manifatturiero è la convergenza tra Information Technology (IT) e Operational Technology (OT). Non si tratta solo di connettere macchinari, ma di ristrutturare l’organizzazione aziendale garantendo la protezione degli asset. L’errore più frequente riscontrato sul campo è l’adozione di iniziative isolate, dettate da bisogni immediati o incentivi fiscali, prive di una regia complessiva.

Pelizzoli analizza nel dettaglio questa criticità: «L’errore più frequente che incontriamo è affrontare la digitalizzazione attraverso iniziative isolate: un reparto introduce una tecnologia perché c’è un bisogno immediato o un incentivo economico, ma senza una regia complessiva; questo può generare un mosaico di soluzioni non comunicanti, difficile da scalare e da proteggere».
L’esempio concreto riguarda l’implementazione dei sistemi di gestione della produzione. «Il MES, ad esempio, è un passo importante;se però non viene integrato con sistemi di lettura/ottimizzazione dati o senza un’adeguata protezione cyber, può addirittura risultare controproducente», avverte Pelizzoli. «Per questo insistiamo su un approccio graduale ma strutturato, in cui governance, sicurezza e analisi dati procedono insieme. Il nostro ruolo è accompagnare le aziende nella costruzione di questa visione sistemica».
Efficienza energetica: tagliare i costi operativi
Il tema dell’efficienza non tocca solo la produzione industriale ma si estende alla gestione degli edifici complessi come ospedali, hotel e strutture ricettive. I dati evidenziano un peso preponderante dei costi operativi rispetto all’investimento iniziale. «Se consideriamo che solo il 20% del costo di vita di un edificio è la spesa iniziale, mentre l’80% è legato alla gestione e ai consumi, diventa evidente quanto la componente energetica incida sulla competitività», sottolinea il CEO. «Inoltre, il 40% delle emissioni italiane deriva dagli edifici; nei centri abitati questa quota può arrivare all’80%».
In questo ambito opera REDI, integrando sistemi BMS (Building Management Systems) che coordinano termoregolazione, illuminazione e sicurezza. I risultati sono misurabili e impattano direttamente sul conto economico. «Nella maggior parte dei casi si ottengono risparmi del 15–20%, con ritorni dell’investimento anche in due anni; al beneficio economico si aggiunge quello del comfort, che influisce sulla produttività e sul benessere degli occupanti», spiega Pelizzoli. «Il vantaggio principale è la trasparenza: ogni intervento è misurabile e il cliente può verificarne l’efficacia. In un contesto in cui energia e sostenibilità incidono direttamente sulla competitività, questo tipo di gestione fa la differenza».
Strumenti predittivi e sviluppi futuri
Per garantire che i progetti siano scalabili ed efficienti, il metodo di lavoro si sposta sempre più verso la simulazione preventiva. Nel settore industriale il network utilizza il virtual commissioning per testare macchine e impianti in ambiente digitale prima della costruzione fisica, anticipando eventuali criticità.
Guardando ai prossimi anni la strategia di Diginnova prevede una strutturazione ancora più definita. «La direzione è chiara: integrazione sempre più profonda tra le competenze delle tre aziende e sviluppo di poli tecnologici dedicati a software, cybersecurity, robotica collaborativa e building automation», conclude Pelizzoli. «L’obiettivo è costruire una piattaforma di competenze in grado di accompagnare imprese e infrastrutture italiane con continuità, visione e capacità di adattamento negli anni, coinvolgendo in modo crescente le nuove generazioni delle tre aziende, già impegnate in tavoli di lavoro congiunti».













