Green Energy Storage, la società che vuole rivoluzionare le energie rinnovabili

Le energie rinnovabili promettono diversi vantaggi, non solo ambientali. La recentissima notizia che persino le centrali nucleari francesi sono state costrette a ridurre la potenza perché l’acqua dei fiumi è troppo calda (viene impiegata per raffreddare i reattori) conferma la validità dell’energia ‘verde’. Rimane però lo scoglio della non prevedibilità della produzione, ma una società di Trento, GES – Green Energy Storage, sta studiando un sistema di accumulo innovativo e sostenibile per usi residenziali e industriali con capacità scalabili fino ai MWh.

Gli storage GES possono contare su una tecnologia innovativa sulla quale la società mantiene uno stretto riserbo ma che non usa materiali rari e ‘geopoliticamente’ sensibili.

Queste caratteristiche hanno permesso a GES di far parte dell’IPCEI EuBatIn, l’Important project of common european interest che è lo strumento per la creazione di una filiera europea per le batterie innovative. L’azienda è stata selezionata insieme ad altre realtà di primo piano quali Solvay, BMW, FCA ed Enel X e il suo progetto ha ricevuto 53 milioni di euro.

Materie prime e chimiche, una sfida verso la sostenibilità

Lo storage di GES usa una tecnologia ibrida Idrogeno/liquido e comprende sia la fase della conversione dell’energia in Idrogeno sia il passaggio inverso, dal gas all’energia. Le chimiche usate sono green e impiegano materiali attivi di facile reperibilità, non critici dal punto di vista dell’approvvigionamento e a basso impatto ambientale.

Questa batteria è inoltre progettata secondo i principi dell’economia circolare e della riciclabilità per facilitare la gestione del fine vita e il riutilizzo dei materiali.

Anche la sicurezza sembra essere tenuta in debito conto, dato che il processo avviene a temperatura ambiente; la chimica non corrosiva e non tossica non solo è ‘sicura’ ma non richiede materiali anticorrosivi per la costruzione della batteria.

GES promette inoltre ampia flessibilità, con soluzioni adattate alle singole esigenze, dato che il modulo che eroga la potenza e quello che immagazzina l’energia sono indipendenti.

Buone notizie anche sul fronte della durata: l’azienda la dichiara essere di almeno 12.000 cicli, cosa che equivale a 15/20 anni di esercizio. Questo dato, insieme all’impiego di componenti accessibili e facilmente smaltibili, promette un Levelized Cost of Storage competitivo.

Asset importanti

Fra gli asset di GES è presente un brevetto del 2015 presentato dalla Harvard University mentre i risultati delle attività di R&D saranno protetti da ulteriori brevetti. L’azienda dichiara che “rispetto alle tradizionali batterie a flusso, un unico elettrolita rappresenta un vantaggio anche in termini di costo di produzione, dimezzando la quantità di materia prima”.

Le batterie a flusso si chiamano così perché usano elettroliti liquidi, uno caricato positivamente e uno caricato negativamente, messi in circolazione da pompe e separati da una membrana permeabile agli ioni: il movimento di questi ultimi genera una corrente elettrica.

Il brevetto di GES usa invece un solo elettrolita e l’Idrogeno gassoso; la batteria appartiene alla famiglia delle AQDS, chiamate così da quell’AnthraQuinone DiSulfonic acid sul quale si basa l’elettrolita. Non sappiamo quali sono gli elementi usati insieme all’AQDS ma sono promessi essere di facile reperibilità.

In nome dell’industria 4.0

La batteria di GES è diversa dalle classiche fuel cell, che necessitano sistema separato di alimentazione dell’idrogeno, perché autoproduce l’idrogeno necessario con un circuito chiuso di carica/scarica.

Green Energy Storage dichiara che “la nostra competenza nella chimica computazionale ci consente di essere all’avanguardia nella scoperta di ulteriori elettroliti che miglioreranno l’innovatività e la sostenibilità delle nostre soluzioni” e in effetti sono stati brevettati anche gli elettroliti per flow battery classiche di tipo liquido/liquido.

L’attenzione ai dettami di una produzione moderna si vede poi dal fatto che queste batterie avranno una sensoristica avanzata che, insieme ad algoritmi di Intelligenza Artificiale, machine learning e a tecniche di IoT e Blockchain, abilita indicatori di stato quali State of Health e State of Safety, rilevazione tempestiva dei guasti, manutenzione predittiva ed evoluti protocolli di comunicazione.

Ricercatori e partner

Lo staff vede come Fondatore e presidente Salvatore Pinto, già amministratore delegato di Telespazio, manager di Olivetti negli anni ‘90 e oggi presidente della filiale italiana di Axpo, utility nel settore del gas e dell’elettricità.

Il giovane CEO Matteo Mazzotta ha maturato esperienze nel settore dell’IoT e delle utility.

Interessante anche la storia di Ilaria Pucher, Head of R&D: laureata in Fisica sperimentale a Trento, ha conseguito un PhD presso la University of Florida, nella quale ha avuto un incarico di postdoctoral researcher fino al suo ritorno in Italia, nel 2017, intraprendendo ricerche sulle Redox flow battery in GES.

Fra i partner segnaliamo l’agenzia Trentino Sviluppo e la Fondazione Bruno Kessler guidata da Francesco Profumo.

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Nicodemo Angì

Metà etrusco e metà magno-greco, interessato alle onde (sonore, elettriche, luminose e… del mare) e di ingranaggi, motori e circuiti. Da sempre appassionato di auto e moto, nasco con i veicoli “analogici” a carburatore e mi interesso delle automobili connesse, elettriche e digitali.

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