Intelligenza artificiale ancora al palo, aziende troppo diffidenti

Spesso si parla di intelligenza artificiale, anche con grande entusiasmo ma, per adesso, resta ancora una sorta di diffidenza che ne rende marginale l’adozione, sopratutto per l’impatto che queste tecnologie avranno sulla vita privata e lavorativa delle persone. Secondo una recente ricerca di SAS, The Enterprise AI Promise, la reazione da parte delle aziende è, infatti, ancora molto timida.

Dall’indagine emerge che i casi concreti di utilizzo dell’Intelligenza Artificiale risultano essere pochi e per lo più embrionali e non tanto per una mancanza di tecnologia. Nella maggior parte dei casi, a rallentare l’adozione dell’Intelligenza Artificiale è, piuttosto, una carenza di competenze per massimizzare il valore della tecnologia, unita a ostacoli organizzativi e sociali più complessi.

Le domande ai manager europei

La multinazionale leader negli analytics, ha svolto un sondaggio su dirigenti di 100 aziende europee nel settore bancario, assicurativo, manifatturiero, retail e governativo, per dare una risposta ad alcune domande:



  • Qual è il livello di maturità delle aziende nei confronti dell’Artificial Intelligence
  • Quali sono i requisiti necessari per ricavare valore dall’AI
  • Quanto tempo ci vorrà perchè l’AI esca dall’alveo dei progetti pilota per diventare mainstream

Poche competenze e scarsa fiducia, ecco i nodi da sciogliere

A intimidire le aziende, secondo il sondaggio, sono la mancanza di casi d’uso diffusi, benchmark e best practice, che portano a una situazione tendenzialmente di attesa, con le aziende che aspettano di vedere come si sono mosse altre realtà e con quali risultati.

Per il 49% dei dirigenti intervistati, la fiducia è una delle principali sfide da affrontare: adottare gli advanced analytics non solo significa fidarsi degli strumenti, ovvero fidarsi degli output dei sistemi ‘black box’, senza conoscere le procedure seguite per arrivare all’output, ma anche cambiare il modo di lavorare (in un’ottica di team allargati e multidisciplinari), con un approccio organizzativo ‘a network’ che implica un cambiamento culturale importante.

Un altro freno è rappresentato dalle competenze, il 20% ritiene infatti che le proprie persone siano pronte ad affrontare la sfida dell’AI, mentre il 19% non dispone in azienda di un team di Data Scientist, questo si riflette sulla progettualità e la velocità di adozione delle nuove tecnologie. Assumere Data Scientist per portare nuove competenze all’interno dell’azienda rientra nei piani del 28% degli intervistati, mentre il 32% afferma di voler sviluppare competenze AI nell’ambito dei team esistenti.

L’intelligenza artificiale e la questione etica

Quando si parla di Intelligenza Artificiale è inevitabile affrontare il tema dell’etica e degli impatti che si avranno sulle vite delle persone. Il 50% degli intervistati ritiene infatti che la più grande sfida legata all’Intelligenza Artificiale riguardi il cambiamento del lavoro svolto dall’uomo. Questo potenziale effetto include la perdita di posti di lavoro, ma anche lo sviluppo di nuove professionalità, che richiedono nuove competenze specifiche legate all’Intelligenza Artificiale.

Circa l’11% dei dirigenti intervistati afferma che sia troppo difficile stimare un lasso di tempo entro il quale poter vedere effetti concreti e diretti sulle nostre vite personali. Tuttavia, il 39% dei dirigenti aziendali intervistati stima un’adozione molto rapida ed esponenziale dell’Intelligenza Artificiale con impatti diretti sulle persone già nei prossimi cinque anni.

La conoscenza è ancora troppo limitata

La ricerca SAS mostra un quadro di conoscenza dell’AI ancora piuttosto limitato. La maggior parte dei dirigenti intervistati cita come esempi naturali di applicazioni le self-driving car o le connected car (26%), o gli assistenti vocali (24%).

Al momento, in pochi vedono l’AI applicata a contesti più ampi come il decision making automatizzato (16%), la personalizzazione dei servizi di customer care (12%), il supporto di ambiti come quello della Supply Chain (6%) o della Sanità (15%).

Le piattaforme sono pronte per l’Intelligenza Artificiale?

Scopo della ricerca è stato anche indagare lo stato delle infrastrutture richieste dall’Intelligenza Artificiale. Il 24% degli intervistati ritiene di disporre di un’infrastruttura adeguata per l’Intelligenza Artificiale, il 24% pensa di dover aggiornare e adattare la propria piattaforma per l’Intelligenza Artificiale e il 29% non dispone invece di alcuna piattaforma specifica per l’Intelligenza Artificiale

Fabrizio Cerignale

Giornalista professionista, con in tasca un vecchio diploma da perito elettronico. Free lance e mobile journalist per vocazione, collabora da oltre trent’anni con agenzie di stampa e quotidiani, televisioni e siti web, realizzando, articoli, video, reportage fotografici. Giornalista generalista ma con una grande passione per la tecnologia a 360 gradi, da quella quotidiana, che aiuta a vivere meglio, alla robotica all’automazione.

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