Digitalizzazione, Italia quartultima in Europa. Ma il vero dramma sono le competenze

Trasferimento tecnologico

Nonostante i grandi sforzi e qualche miglioramento tangibile l’Italia resta ferma al 25° posto fra i 28 Stati membri dell’UE, nella classifica DESI che misura l’Indice di digitalizzazione dell’economia e della società. Peggio di noi ci sono soltanto Bulgaria, Grecia e Romania. Cinque le categoria analizzate: connettività, dove siamo 26esimi, peggiorando rispetto al 2017, capitale umano, 25esimi, uso dei servizi internet, penultima posizione, integrazione delle tecnologie digitali 20esimi, e servizi pubblici digitali 19esimi. 

Qualche segnale di progresso, comunque, c’è stato con l’integrazione delle tecnologie digitali e i servizi pubblici digitali, ma la sfida principale, rappresentata dalla carenza di competenze digitali, non è stata ancora vinta. Nonostante il governo italiano abbia adottato alcuni provvedimenti, la Strategia per la crescita digitale 2014-2023 e la Strategia per la Banda Ultralarga nel marzo 2015 le misure appaiono ancora insufficienti, con conseguenze penalizzanti per la performance degli indicatori DESI che vedono l’Italia all’interno del gruppo di paesi dai risultati inferiori alla media sotto tutti e cinque gli aspetti considerati. 

Competenze digitali, Italia perde posizioni per mancanza di strategia

Sul fronte del capitale umano, l’Italia perde punti, scivolando ulteriormente verso il fondo classifica. La percentuale di utenti Internet è rimasta stabile, il numero di specialisti TIC ha registrato un lieve incremento mentre la percentuale di laureati in discipline scientifiche, tecnologiche e matematiche ha subito una flessione.  Nel 2018 sono stati introdotti crediti d’imposta sulle spese per formazione su discipline Industria 4.0, per colmare le carenze nelle competenze digitali della forza lavoro.



Il 2017 ha visto la conclusione del programma “Crescere in digitale”, dedicato ai “Neet”, i giovani inoccupati, che in due anni ha provveduto alla formazione di 105.000 giovani, occupati presso più di 6.500 imprese. Più di recente, inoltre, nell’ambito del Piano Nazionale Scuola Digitale, il ministero dell’istruzione ha varato collaborazioni con partner industriali finalizzate all’offerta agli studenti delle scuole superiori di tirocini, inerenti alle discipline correlate a Lavoro 4.0. Infine, al termine del 2017 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha lanciato un progetto di rafforzamento delle competenze digitali di base dei dipendenti pubblici

L’Italia, però, manca ancora di una strategia globale dedicata alle competenze digitali, lacuna che penalizza quei settori della popolazione, come gli anziani e le persone inattive, che non vengono fatti oggetto di altre iniziative in materia.

Le performance per la connettività secondo l’indice DESI

Con un punteggio complessivo in termini di connettività pari a 52,8, l’Italia retrocede di un posto rispetto al 2017 e si piazza al 26esimo posto fra gli Stati membri dell’UE. Punti di forza sono la percentuale di copertura fissa, attestata a quota 99%, e un ulteriore incremento della copertura della banda larga veloce (NGA), che è passata dal 72 all’87%, superando dunque la media UE. A questo, però, si devono sommare i risultati  critici della banda larga ultraveloce (100 Mbps e oltre) dove l’Italia appare ancora in ritardo con una percentuale pari al 22% in confronto a una media UE del 58%.

Per quanto riguarda le percentuali di utilizzo, con 86 abbonamenti ogni 100 persone la banda larga mobile si piazza leggermente al di sotto della media europea mentre la banda larga fissa ha registrato un lieve incremento anche se resta tuttavia ancora al 28o posto. Salgono gli abbonamenti alla banda larga veloce, passati dal 7% del 2016 al 12% del 2017, mentre quella di utilizzo di Internet veloce rimane ridotta in termini assoluti e relativi e l’Italia si riconferma al 26o posto nell’UE.

Il 2017, inoltre, ha segnato l’inizio della fase di attuazione della Strategia nazionale per la banda ultra-larga. I primi due appalti sono stati assegnati a Open Fiber mentre il terzo è previsto per i primi mesi del 2018 e il CIPE ha completato la distribuzione delle risorse mettendo a disposizione 1,3 miliardi al Fondo di sviluppo e coesione per un importo complessivo delle risorse di 3,6 miliardi.

L’Italia, infine, si colloca tra i pionieri della tecnologia mobile 5G, grazie alle iniziative di test intraprese in varie città sia dal governo sia, a livello privato, dagli operatori. In particolare, il piano governativo “5G in 5 città” ha visto, nel mese di settembre 2017, l’assegnazione di 100 MHz nella porzione di spettro 3,6-3,8 GHz9.

Italia in chiaroscuro nei servizi Internet

L’Italia non è riuscita a fare progressi nella classifica riguardante l’utilizzo di Internet, confermandosi al penultimo posto in classifica. L’utilizzo di servizi online come shopping online, eBanking e social network ha segnato un lieve aumento, ma la lettura delle notizie online si colloca al di sotto della media europea. Cresce, anche se a ritmo ridotto, l’utilizzo di chiamate e videochiamate e, pur avendo fatto qualche progresso sul fronte dell’integrazione delle tecnologie digitali da parte delle imprese, l’Italia è comunque retrocessa dal 19esino al ventesimo posto in classifica, in quanto altri paesi hanno registrato un’evoluzione più rapida. 

Le imprese italiane si collocano al di sopra della media per soluzioni eBusiness ma, sul fronte dell’e-commerce, il quadro si presenta contraddittorio: a un incremento della percentuale di PMI che si dedicano ad attività di vendita online fa da contrappeso una flessione delle vendite elettroniche. 

L’Italia ha, inoltre, ha lanciato il Piano Impresa 4.0 che prevede detrazioni fiscali su beni strumentali, software, macchinari e attrezzature per industria 4.0, prorogate fino alla fine del 2018. Si è, inoltre, provveduto alla creazione di 18 poli di innovazione digitale che costituiscono il principale punto di accesso al mondo di Industria 4.0 per le imprese. 

Il Piano Impresa 4.0 manca ancora di un elemento importante, i “Centri di competenza“. Si tratta di poli di innovazione,  no partnership fra università, centri di ricerca e aziende, che hanno l’obiettivo di fornire trasferimento e formazione tecnologici soprattutto alle PMI, diventare banco di prova per progetti di ricerca e incrementare le competenze della forza lavoro. Una volta che tutti gli elementi del Piano Impresa 4.0 saranno finalmente operativi, è probabile che il processo di digitalizzazione delle PMI proceda a un ritmo accelerato.

Ritardo sull’eGovernement ma migliorano gli open data

Sul fronte eGovernment, l’Italia sta procedendo lentamente e si è confermata al 19esimo posto in classifica, anche se negli open data migliora la posizione in classifica di 11 posti e superando la media UE. La disponibilità di servizi eGovernment è al di sopra della media anche se non mancano problemi per quanto riguarda l’utilizzabilità dei servizi pubblici. Per quanto riguarda l’utilizzo dei servizi di sanità digitale, invece, l’Italia si posiziona bene, collocandosi all’8° posto fra gli Stati membri dell’UE.

Nel maggio 2017 il governo italiano ha varato la nuova strategia triennale relativa alle tecnologie dell’informazione nella pubblica amministrazione per accelerare iniziative eGovernment in ritardo sulla tabella di marcia, con particolare riferimento agli uffici anagrafici locali e al sistema di identità elettronica. Quest’ultimo, per adesso è a 2,2 milioni di utenti, molto al di sotto dell’obiettivo dei 10 milioni,  beneficerà certamente della prevista adozione da parte dei fornitori di servizi privati, come le banche. Al momento, la cartella clinica elettronica è stata adottata da 16 regioni italiane su 21 mentre 11 sono pronte per l’introduzione dell’interoperabilità.

Il Team per la Trasformazione Digitale, nominato dal precedente governo al fine di coordinare le iniziative di digitalizzazione della pubblica amministrazione, ha introdotto metodologie gestionali moderne ed efficienti, contribuendo a una più rapida attuazione di vari progetti di ampia portata. Ora che il mandato del team è in fase di conclusione, la prossima sfida per il governo italiano consisterà nel fare tesoro delle lezioni apprese grazie a questa iniziativa, applicandole su una scala più ampia.

Fabrizio Cerignale

Giornalista professionista, con in tasca un vecchio diploma da perito elettronico. Free lance e mobile journalist per vocazione, collabora da oltre trent’anni con agenzie di stampa e quotidiani, televisioni e siti web, realizzando, articoli, video, reportage fotografici. Giornalista generalista ma con una grande passione per la tecnologia a 360 gradi, da quella quotidiana, che aiuta a vivere meglio, alla robotica all’automazione.

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