Industria meccanica, 2017 e 2018 in crescita. Boom degli investimenti 4.0

Nel 2017 il comparto dell’industria meccanica italiana, rappresentato da Anima – Confindustria Meccanica, è cresciuto del 4,7% raggiungendo quota 47,4 miliardi di euro. E le previsioni per il 2018 dicono che la produzione aumenterà di un ulteriore 2,7%. Ma il dato più interessante riguarda gli investimenti, che sono cresciuti del 10,8% e cresceranno ancora dell’8,2%, grazie soprattutto al Piano Impresa 4.0. Bene anche l’export (+4,5% nel 2017 e +2,9% nel 2018), che rappresenta oggi il 60,8% della produzione.

I settori più dinamici

Dal punto di vista del fatturato le tecnologie alimentari sono tra le voci più rilevanti rappresentate da Anima e nel corso dell’anno guadagneranno nuove quote fino a un incremento del +7,2%. Anche le valvole e la rubinetteria investiranno più del 2017 (+14%) così come la caldareria (+12,2% rispetto al 2017). In misura ridotta, anche le pompe scommettono sulla ripresa del mercato (+10,5% di investimenti nel 2018) e, alla stessa velocità, il comparto del sollevamento e della movimentazione (+10,5% di investimenti nel 2018).

Investimenti 4.0 a doppia cifra nel 2018

Nei comparti manifatturieri rappresentati in Anima gli investimenti 4.0 cresceranno nel 2018 da 507 a 558 milioni facendo segnare un +10,2%.

“Il Piano Impresa 4.0 ha accelerato gli investimenti che, in buona parte, alcuni nostri settori avevano dovuto congelare a causa del mercato domestico stagnante e delle incertezze geopolitiche”, spiega Alberto Caprari, presidente di Anima Confindustria Meccanica. “Nei primi mesi del 2017 non era così diffusa la consapevolezza di cosa fosse il potenziale di questa 4.0. Nel corso dei mesi, gli obiettivi e le strategie imprenditoriali si sono chiariti e c’è stata una rinascita degli investimenti tecnologici e un rinvigorirsi degli ordinativi. Abbiamo potuto recuperare una parte del divario competitivo che si era creato con le altre realtà europee e mondiali, acquisendo più forza e soprattutto fiducia”.

“Il Piano Impresa 4.0 – ha aggiunto Caprari – ha giocato quindi un ruolo fondamentale. È stato innanzitutto un segnale positivo da parte delle Istituzioni per supportarci concretamente, in una sfida tecnologica che diversamente ci saremmo trovati a dover affrontare ancora da soli. Il Piano voluto dal governo sta guidando inoltre le aziende italiane nel passaggio cruciale dalla vendita del prodotto al servizio legato alla tecnologia digitale. Gli incentivi premiano chi investe ed in particolare chi vuole migliorare qualitativamente, per crescere nei mercati globalizzati. Il Piano 4.0 ha saputo infondere nuova linfa, prospettive e vera tecnologia, certamente forieri di una prossima migliore occupazione”.


Incentivi “driver psicologico”

Ai nostri microfoni Caprari si è detto preoccupato della possibile fine della stagione degli incentivi. “Al di là del contributo economico di incentivi come l’iperammortamento, c’è stata una spinta psicologica agli investimenti. Molte imprese che non erano sicure di poter fruire di incentivi hanno investito ugualmente. Perdere quest’onda positiva sarebbe un gran danno. Per questo chiederemo al Governo che gli incentivi proseguano, così come sono o anche modificandoli, perché hanno rappresentato un driver psicologico fondamentale per gli investimenti”.

 

Ecco chi ha investito e come lo ha fatto

Paolo Gianoglio, direttore Relazioni industriali di Icim (di cui Anima è socia) spiega che “gli investimenti sono stati direzionati verso le tecnologie tradizionali con un grado di ammodernamento importante”.

“Sono stati molti i settori della meccanica di Anima coinvolti nel Piano Impresa 4.0”, aggiunge. “C’è chi ha compreso dall’inizio l’importanza della formazione, rivolta a chi progetta, a chi produce e fino alla rete vendita. La maturità di un comparto è spesso stata sollecitata dalle richieste dei clienti, come nel caso della finitura con le esigenze dell’automotive. Anche chi è rimasto escluso dall’incentivazione 4.0, come il caso della refrigerazione, ha proseguito lungo la strada dell’innovazione per rimanere al passo con il mercato. Questo ha comportato anche per la voce delle tecnologie alimentari una crescita notevole. La movimentazione, al contrario, ha goduto delle agevolazioni per i magazzini automatizzati. All’interno del comparto alcun tecnologie però hanno ancora bisogno di una specializzazione per rispondere al requisito dell’interconnessione richiesta dal mercato. Infatti, non tutti i carrelli, a oggi, possono godere dell’iperammortamento. Le valvole e la rubinetteria hanno accolto il 4.0 come possibilità di ammodernamento del parco macchine e come opportunità di innovazione di prodotto. Gli investimenti aziendali sono stati cospicui e distintivi”.

Boccia: “Sostenere le imprese in fase di transizione”

Alberto Caprari, presidente di Anima, e Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria

All’Assemblea Anima è intervenuto anche il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. “Le imprese – ha detto – hanno introdotto molte innovazioni digitali, ma abbiamo ancora un grande divario tra un 20% di imprese eccellenti e un 60% potenzialmente pronte a fare il salto di qualità ma ancora in una fase di transizione. Su queste occorre lavorare”.

“Industria 4.0 siamo noi – ha aggiunto – la cultura della customizzazione è insita nel DNA delle nostre fabbriche”.

Sul Piano Impresa 4.0: “La leva fiscale serve per indirizzare le scelte delle imprese nella direzione della competitività. L’impresa cambia se gli imprenditori cambiano, accettando di aprire il capitale, di assumere competenze innovative, di rischiare. A noi questa sfida. Alla politica quella di individuare i meccanismi di accelerazione di questi cambiamenti, per consolidare quanto Impresa 4.0 prevede puntando su un concetto largo di industria: della manifattura, del turismo, delle costruzioni, dei servizi, della cultura, per aziende ad alto valore aggiunto, ad alta produttività e ad alta intensità di investimenti”.

Boccia ha poi chiesto al Governo una maggiore attenzione e ascolto delle proposte delle parti sociali: “Le proposte di chi rappresenta l’industria, che magari qualcosa ne capisce, vanno prima ascoltate prima e poi giudicate”. È poi tornato a chiedere mercati aperti e un’Italia aperta ai mercati grazie a investimenti in infrastrutture che servono al Paese.

Firpo (MISE): “Mai più imprese sole”

“Per troppi anni – ha detto Stefano Firpo, Direttore Generale per la Politica Industriale, la Competitività e le PMI del Ministero dello Sviluppo Economico – questo Paese non ha avuto una politica in grado di aiutare gli imprenditori a fare investimenti. Si è creata una polarizzazione e una frammentazione che non dipende solo dal fattore dimensionale, ma dalla propensione a innovare, dalla proiezione internazionale e dalla capacità di operare in sistemi cooperativi. Da qui parte l’idea di Industria 4.0, da un tentativo olistico di tenere insieme i fattori per la competitività per dare alle imprese una direttrice chiara e continuativa. Un disegno che ha lavorato sugli investimenti, non tanto per aumentarli quanto per qualificarli, e che mi auguro che l’attuale vertice del Ministero decida di proseguire. Anche perché dobbiamo  stare attenti al pericolo di una ulteriore polarizzazione”.

Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ segretario e membro del Consiglio Direttivo della sezione milanese di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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