Industria 4.0 e legge di bilancio, Confindustria ancora perplessa: manca una strategia

“Il paradigma di Industria 4.0 rigenera la manifattura perché cambia i fattori della competizione, mettendo la tecnologia al centro al posto del costo del lavoro; ma rigenera anche il rapporto delle imprese con il territorio e aiuta la sostenibilità ambientale. E il piano Industria 4.0 ha riconosciuto la centralità della manifattura per il Paese e ha avuto il grande merito di non essere solo un set di incentivi, ma di favorire uno sforzo comune di impresa, ricerca, governo e sindacati a remare nella stessa direzione”.

A parlare è Andrea Bianchi, Direttore delle Politiche Industriali di Confindustria, che già pochi giorni fa si era espresso in maniera molto critica valutando i numeri contenuti nel Documento Programmatico di Bilancio.

Mettere al centro il capitale umano e le relazioni di filiera

In occasione del Connected Manufacturing Forum di Milano, Bianchi torna a parlare della necessità di non smontare il Piano Industria 4.0.

“Per rispondere alle sfide che il Paese è chiamato ad affrontare – dice – bisogna dare continuità al programma, migliorandolo dove possibile e dando maggiore attenzione al capitale umano: perché industria 4.0 non è solo tecnologie ma un incrocio tra tecnologie e capitale umano. Nella prima fase il piano ha spinto sul piano delle tecnologie abilitanti, ora dovrebbe essere potenziato sul versante della qualificazione dei lavoratori”, dice.

“La seconda direzione su cui puntare è il tema delle filiere. Se fino ad oggi l’attenzione è stata al mondo delle macchine interconnesse, ora bisogna mettere le imprese in condizione di potersi collegare all’ambiente che le circonda. Certo non è facile, perché ci vogliono strumenti complessi e non automatici come super e iperammortamento. Avevamo proposto di supportare le reti di impresa, il temporary innovation manager, di incentivare maggiormente i software introducendo l’iperdeducibilità dei canoni per i servizi fruiti in Cloud, che oggi rappresentano già la maggior quota di spesa delle aziende”.


Nella Legge di Bilancio manca una visione di sistema

Bianchi non nasconde la perplessità su come la bozza della legge di bilancio risponde a queste sfide. “Rispetto alle sfide che abbiamo davanti e all’impegno che le imprese hanno profuso finora, la risposta della politica è deludente. Le anticipazioni sulla manovra dicono che ci sarà un ridimensionamento delle misure, con un depotenziamento di iperammortamento e credito d’imposta per la ricerca e sviluppo. Ma la cosa più grave è che manca una strategia, una visione di insieme. Mi aspettavo un approfondimento su alcune misure, l’integrazione con altri strumenti, mentre la sensazione è che si sia agito in un’ottica di taglio di risorse da destinare ad altre finalità”.

Bianchi poi conclude lanciando un segnale agli imprenditori: “Siamo in mezzo al guado e da parte della politica registriamo un arretramento, ma noi non dobbiamo dipendere dal Governo. Industria 4.0 è iniziata nelle imprese prima dell’arrivo delle misure del Piano. Certo, gli incentivi sono stati dei forti catalizzatori, ma oggi l’alleanza tra imprese, mondo della ricerca e sindacati deve procedere a prescindere dal supporto del Governo”.

Andrea Bianchi


Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ segretario e membro del Consiglio Direttivo della sezione milanese di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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