Prezzi bassi, macchine più capaci e domanda in crescita: ecco perché i robot stanno cambiando il mondo

I robot sono in aumento come mai prima d’ora, nella storia della produzione industriale. Uno slancio destinato a continuare nel prossimo futuro, e che impone di affrontare sfide e opportunità che la robotizzazione porterà nei Paesi più sviluppati, e nelle loro economie.

Ci sono tre fattori essenziali alla base dell’impennata, già in corso, dei robot industriali nel manifatturiero a livello mondiale. I tre “jolly” da giocare sul tavolo dell’innovazione sono: prezzi sempre più bassi e convenienti; capacità via via più straordinarie e sofisticate delle macchine; domanda mondiale di manufatti in crescita da parte dei consumatori, che richiede processi produttivi in grado di soddisfarla.

Il quadro emerge dall’analisi di mercato e scenario realizzata dalla società di consulenza Oxford Economics, nel suo Report ‘How Robots Change the World‘. Basta elencare un po’ di dati e cifre per inquadrare la ‘Robot Invasion‘ in corso nelle principali economie: il numero di macchine Hi-tech in uso in tutto il mondo si è triplicato negli ultimi due decenni, arrivando a oltre 2 milioni.

E dal 2010 a oggi l’ammontare globale di robot industriali è più che raddoppiato: negli ultimi quattro anni ne sono stati installati tanti quanti negli otto precedenti. Durante questo periodo, il baricentro del parco robot mondiale si è spostato verso nuovi produttori, soprattutto in Cina, Corea del Sud e Taiwan, ma anche in India, Brasile e Polonia.

Secondo la Federazione Internazionale della Robotica, alla fine del 2016 la produzione rappresentava oltre l’86% del parco operativo mondiale di robot industriali. L’automazione è stata a lungo una componente critica della produzione, in particolare nell’industria automobilistica, che nel 2016 ha rappresentato oltre il 43% del parco totale di robot industriali a livello globale.

Le innovazioni nell’ingegneria e nell’apprendimento delle macchine lasciano presagire per i prossimi 5 anni un’adozione accelerata dei robot non solo nel settore industriale ma anche in quello dei servizi, quindi si aprono nuovi mercati. Tendenze e stime indicano che il numero globale di robot si moltiplicherà ancora più velocemente nei prossimi 20 anni, raggiungendo quota 20 milioni entro il 2030, e almeno un terzo di questi saranno in Cina.

Al contrario, sebbene sia cresciuto di circa 370 mila unità dal 2000, l’inventario complessivo di robot di Stati Uniti ed Europa è sceso al di sotto del 40% della quota globale, dal suo picco di quasi il 50% nel 2009. E il Giappone, qualche decennio fa leader mondiale dell’automazione, ha ridotto il suo stock attivo di robot di circa 100 mila unità dall’inizio del terzo millennio, in linea con un riequilibrio della sua economia, e con la migrazione di molti suoi impianti di produzione offshore, in particolare in Cina. Ma oggi e nei prossimi anni cosa spingerà un po’ ovunque questa impennata Hi-tech?

Trend 1: robot più economici degli umani

La rapida espansione delle installazioni robotizzate è in parte dovuta al crollo dei costi delle macchine. Come per altre tecnologie avanzate, la crescita esponenziale della potenza di elaborazione dei microchip, la maggiore durata delle batterie, e i vantaggi di reti Hi-tech sempre più grandi e intelligenti, hanno aumentato il valore unitario di molti componenti tecnologici, mentre il prezzo unitario medio di un robot è sceso dell’11% tra il 2011 e il 2016.

Tutto ciò mentre l’aumento del costo del lavoro nelle principali economie manifatturiere contribuisce a una dinamica dei prezzi sempre più rilevante: in Cina, ad esempio, i costi unitari del lavoro nell’industria manifatturiera sono aumentati di oltre il 65% dal 2008. I tassi salariali sono aumentati costantemente anche in Corea, Giappone, Stati Uniti e Germania, in parte a causa dell’invecchiamento della popolazione.

Trend 2: macchine sempre più capaci

Man mano che le tecnologie robotizzate migliorano, vengono utilizzate in processi sempre più sofisticati, in contesti più variegati, e possono essere installate più rapidamente.

Le innovazioni hanno reso i robot di oggi più piccoli, più sensibili ai loro ambienti e più collaborativi. Attraverso l’Intelligenza artificiale, possono imparare dalle loro esperienze e prendere decisioni informate dai dati di una rete di altri robot. Questi sviluppi hanno contribuito e contribuiranno a spingere l’adozione dei robot in più settori e diversi da quelli dell’industria tradizionale.

Trend 3: più manufatti e più macchine per produrli

Gran parte della crescita delle scorte di robot nell’ultimo decennio può essere attribuita alla crescente domanda di manufatti. La Cina è al centro di questo cambiamento: è diventata il più grande sito produttivo automobilistico del mondo, e uno dei maggiori produttori di dispositivi elettronici di consumo, batterie e semiconduttori, tutti settori produttivi ad alta intensità di robot. Questa tendenza è destinata a continuare, dato che la Cina è ancora solo all’inizio della sua automazione, e sta investendo in robot per posizionarsi come leader globale di produzione.

Nonostante il suo allestimento Hi-tech in rapida crescita, la Cina utilizza attualmente nella produzione solo 68 robot ogni 10 mila lavoratori, contro i 303 ogni 10 mila del Giappone, e 631 per 10 mila della Corea del Sud. Gran parte della forza lavoro cinese è ancora impegnata in processi manuali, il che significa che rimane un vasto potenziale per un’ulteriore robotizzazione del settore manifatturiero cinese, più che in ogni altro Paese.

Con politiche governative che puntano a espandere l’uso dei veicoli elettrici (che richiederanno una produzione su larga scala di batterie), e la creazione di nuova produzione ad alta tecnologia, c’è da aspettarsi che la Cina continuerà probabilmente ad accelerare gli investimenti in robot per il prossimo decennio. Entro il 2030, se l’investimento in robot industriali continuerà a crescere secondo la sua attuale tendenza, la Cina avrà circa 10 milioni di robot industriali in uso.

L’industria è all’avanguardia nella robotica

Il settore automobilistico è stato a lungo l’utilizzatore predominante dei robot: le innovazioni nella produzione di veicoli autonomi ed elettrici richiedono catene di produzione sempre più sofisticate, e questo ha fatto nascere la domanda di macchine nuove, più potenti e intelligenti per la loro costruzione.

Tuttavia, altre industrie manifatturiere stanno assumendo un ruolo più importante nell’uso dei robot. Ad esempio, la quota di nuove installazioni di robot nella produzione ad alta tecnologia è salita dal 21% del 2000 al 31% nel 2016. I robot sono stati introdotti sempre più spesso anche nella produzione di gomma e plastica, e stanno lentamente trovando la loro strada nell’industria alimentare e delle bevande.

Braccia e cervelli Hi-tech al posto di quelli umani

L’aumento dei robot ha già avuto un profondo impatto sull’occupazione industriale in tutto il mondo: si calcola che ogni nuovo robot installato elimina, o ‘sposta’ ad altra funzione e attività, una media di 1,6 operai di produzione. Entro il 2030 si stima che, con la robotizzazione, potrebbero essere eliminati 20 milioni di posti di lavoro nella produzione industriale in tutto il mondo, una quota pari all’8,5% della forza lavoro globale nel settore manifatturiero.

“È importante notare che, nonostante il ritmo crescente degli investimenti e dell’installazione della robotica, i timori popolari che i robot creino enormi fasce di disoccupazione in tutto il mondo sono in qualche modo fuori luogo”, sottolinea il Report di Oxford Economics. Che rimarca: “questo perché il valore creato dai robot in tutta l’economia compensa ampiamente il loro impatto dirompente sull’occupazione”.

I posti di lavoro sostituiti dall’automazione al 2030. Fonte: Oxford Economics

L’effetto ‘spostamento’ verso altre attività

I produttori automatizzano i loro processi per aumentare la produttività, e ciò crea un ‘effetto di spostamento’ dai posti di lavoro di produzione, poiché la nuova tecnologia può svolgere il lavoro di un lavoratore in modo più economico per un determinato standard di qualità. Riduce anche i costi unitari di produzione che, in un mercato competitivo, si traducono in prezzi più bassi e aumentano efficacemente il reale potere d’acquisto dei consumatori. “Pertanto, gli stessi robot che spostano i posti di lavoro nell’industria manifatturiera creano occupazione anche in tutta l’economia in generale”, è la previsione degli analisti di Oxford Economics.

In pratica, l’innovazione distrugge e rende obsoleti determinati tipi di lavoro e funzioni, ma lo sviluppo e la ricchezza che genera creano altra occupazione in altri tipi di attività. Entro il 2030, comunque, il saldo finale nel settore della manifattura dovrebbe essere in negativo fino a 20 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo. Non sono numeri da catastrofe biblica, ma occorre comunque regolarsi per tempo.

Storicamente, i lavoratori scarsamente e mediamente qualificati che hanno perso il posto di lavoro in un settore manifatturiero sempre più produttivo e tecnologico hanno trovato opportunità nel settore dei servizi. Ma cosa possono fare i lavoratori disoccupati se i robot assumono anche lavori di servizio?

I robot arrivano anche nel settore dei servizi

Mentre l’aumento dei robot industriali ha già ridotto significativamente l’occupazione manifatturiera nelle economie avanzate di tutto il mondo, la produzione rappresenta solo una piccola parte dell’occupazione totale in questi Paesi. Al contrario, la stragrande maggioranza delle persone lavora nel settore dei servizi, circa tre quarti di tutti i lavoratori, secondo le ultime stime dell’Oxford Economics.

Ma le innovazioni nell’Intelligenza Artificiale, nell’apprendimento delle macchine e nella potenza di calcolo portano a una consistente accelerazione nell’adozione dei robot anche nei settori e nelle attività dei servizi, dal carico delle scorte nei magazzini alla movimentazione dei bagagli negli aeroporti. O nella categoria dei sistemi logistici, in parte dovuta all’espansione globale di Amazon e di altre multinazionali del commercio elettronico.

La rapidità con cui si verifica un passaggio diffuso ai robot di servizio dipende da diversi fattori. Mentre alcuni lavori di servizio possono essere considerati standardizzati e relativamente facili da automatizzare, altri richiedono qualità umane uniche come intelligenza sociale, immaginazione, empatia e altre abilità cognitive non facilmente traducibili in algoritmi.

Creatività ed empatia per ora sono poco replicabili

“Sarà difficile per le macchine sostituire gli esseri umani nelle occupazioni del settore dei servizi che richiedono compassione, creatività e intelligenza sociale. I fisioterapisti, gli addestratori di cani e gli assistenti sociali, per esempio, probabilmente rimarranno al sicuro con il loro lavoro, mentre camionisti e magazzinieri sono molto più a rischio”, rileva l’analisi ‘How Robots Change the World‘.

“Sì, i magazzinieri di Amazon saranno probabilmente sostituiti da robot in due o tre anni”, prevede Kai-fu Lee, esperto di Deep learning robotico ed ex dirigente di Google e Microsoft. Che osserva: “ma per il lavoro che si svolge in ambienti non strutturati, non prevedo che i robot sostituiscano effettivamente le persone per altri 20 o 30 anni. Saranno necessarie altre scoperte”.

Gli automi che vendono frigoriferi e Prosecco

L’Ifr (la Federazione robotica internazionale) stima che nel 2017 sono stati installati 69 mila sistemi logistici (quelli utilizzati nei magazzini commerciali), con un incremento del 162% rispetto al 2016. Circa il 90% è stato installato al di fuori degli stabilimenti. Il valore delle vendite dei sistemi logistici ha raggiunto la quota complessiva di circa 2,4 miliardi di dollari.

Oggi anche in alcuni negozi si trovano i primi robot, anche se i ruoli da svolgere sono finora limitati. Il gigante olandese Ahold Delhaize sta collocando 500 robot dotati di sofisticate telecamere nei negozi di alimentari degli Stati Uniti, per assicurarsi che gli scaffali siano stoccati sempre in maniera adeguata, e che le eventuali fuoriuscite di prodotto vengano pulite dai pavimenti.

Nei negozi di elettrodomestici Saturn in Germania, è probabile che un robot a grandezza naturale vi accolga ‘calorosamente’ e vi indichi il modello specifico di Tv che state cercando. E nel negozio di vini e liquori BevMo a Walnut Creek, in California, l’inventario della cantina è monitorato da un assistente a due ruote di nome Norma, che può anche condurvi allo scaffale dello Chardonnay e del Prosecco.

Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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