Le città del futuro saranno più intelligenti, ma anche più sostenibili: cambierà il modo di spostarsi, quello di vivere le proprie abitazioni, grazie anche alla sensoristica, alla connettività, alle informazioni che arrivano dai big data. Le evoluzioni dello Smart building sono state al centro della puntata di questa settimana di Italia 4.0, la trasmissione di Class CNBC andata in onda sul canale 507 di Sky. A tracciare un quadro di questo futuro, assieme ad Andrea Cabrini, sono stati Sabina Belli product marketing director di ABB, Alessandro Bruschini, infrastructure manager di Aruba, Cristian Pulitano, managing director e strategy group del Politecnico di Milano e Jacopo Toniolo, Industry & Consulting Director di Enerbrain.

ABB, un ecosistema per rendere le città più sostenibili

A tracciare una prima fotografia della città intelligente è ABB, gruppo che opera da 130 anni in 100 paesi, con quasi 150 mila dipendenti, 6 mila in Italia, nei comparti di electrification, industrial automation, motion e robotics & discrete automation.

“Per fare una città intelligente bisogna pensare a infrastrutture – spiega Sabina Belli – a edifici che possono essere aziendali, ma anche abitazioni, e poi si deve pensare alla mobilità smart. Per noi si tratta di proporre un’ecosistema per rendere la città sostenibile e più vivibile anche in ottica prospettica. Anche perché oggi sappiamo che il 75% della Co2 è prodotta dalle città e i dati proiettano un trend che, nei prossimi 20 anni, vedrà l’80% della popolazione mondiale vivere nelle aree urbane”.


Visti questi presupposti, quindi, diventa un dovere pensare a città che siano sostenibili nel futuro. “L’integrazione tra hardware, software e servizi è la chiave del futuro”, prosegue Belli. “Con una piattaforma case, palazzi e trasporti diventeranno informazioni che entrano nel mondo di Industria 4.0. Non parliamo di fantascienza, perché ci sono già molte applicazioni nel residenziale, dalla domotica, allo smart building, che sono già una realtà e un futuro da cui non si può tornare indietro”.

Una piattaforma digitale per governare gli smart building

Secondo Cristian Pulitano del Politecnico di Milano,

“Immaginiamo che alle 9 del mattino, nella casa intelligente, stiamo lavorando in smart working e sappiamo che alle 14 dovremo andare dall’altra parte della città a far visita a un cliente. Abbiamo la nostra auto elettrica parcheggiata in garage e vorremmo, attraverso lo smartphone, gestire i nostri desiderata come la carica della batteria, che vogliamo al 70%”.

Qui entra in gioco la piattaforma di governo della casa intelligente. “La piattaforma dialogherà con la stazione di ricarica – spiega – e consentirà, attraverso un algoritmo di ottimizzazione, di prelevare energia dalla rete, oppure di cederla dalla batteria dell’auto, con l’obiettivo di ottimizzare il costo della ricarica e, al tempo stesso, di bilanciare la rete, con la domanda e offerta di energia. In futuro ci sarà un sistema ancora più intelligente che non avrà più bisogno dei desiderata dell’utente ma leggerà direttamente l’agenda sul telefono, calcolerà la necessità di energia per raggiungere il luogo dell’appuntamento, ma ci avviserà anche di quando sarà meglio partire per arrivare in tempo”.

Intelligenza artificiale, big data e cloud, la ricetta di Enerbrain

A puntare sull’intelligenza artificiale e sui big data è Enerbrain, startup torinese nata nel 2015 all’interno dell’incubatore imprese innovative del Politecnico, che ha sviluppato soluzioni di energy saving per i grandi edifici e che, nei mesi scorsi, è intervenuta su 90 edifici pubblici a Torino riducendo di quasi il 25% il consumo energetico.

“Oggi la cosa più interessante è quella d riuscire a raccogliere tutta una serie di dati, che restavano in locale e metterli in cloud”, spiega Jacopo Toniolo. “Questo permette, ad esempio, a un’industria di capire cosa produce, su quali turni di lavoro, quanto consuma per fare un pezzo o per produrne molti”.

La stessa cosa può valere per l’efficienza energetica degli edifici che ospitano gli insediamenti industriali. “Il sistema di controllo di Enerbrain, basato sul cloud, si può avvalere di algoritmi di intelligenza artificiale, in modo che l’utente debba solo dire in che modo vuole utilizzare l’edificio e a che temperatura vuole stare. In un prossimo futuro l’utente potrà dire ho un po’ caldo o un po’ freddo, e l’intelligenza artificiale analizzerà come cambia il sistema e si regolerà di conseguenza. Se fuori ci sono -10 °C non ha senso tenerne 22 gradi all’interno alle 8 del mattino. La temperatura si alza dopo un’ora di lavoro e poi si potrà riabbassare in pausa pranzo. Tutte cose che si possono fare se il sistema manda i dati sul cloud, la piattaforma li analizza e gli algoritmi sono efficaci”.

Il Global cloud Aruba, un modello di data center sostenibile

Tra gli esempi virtuosi quello di Aruba, prima società in Italia per i servizi di data center, che mantiene 1,6 milioni di domini, gestisce 8,6 milioni di mail, 1,4 milioni di siti attivi in hosting e 130 mila server. Il suo Global Cloud Data Center di Ponte San Pietro è, infatti, considerato tra i primi al mondo in tema di sostenibilità sia ambientale che energetica.

“Si tratta di una struttura molto grande – spiega Alessandro Bruschini – con una potenza di 10 MW che serve per dare sia alimentazione elettrica che raffreddamento. La prima deve essere garantita in ogni condizione, e questo porta ad un aggravio dei consumi perché per questo dobbiamo aumentare gli impianti, che sono doppi o addirittura tripli. La seconda, invece, serve per smaltire il calore delle decine di migliaia di server che sono all’interno di una stanza”.

“Nell’individuazione del sito dove costruire il data center, quindi, abbiamo cercato un’area dove fosse possibile attingere a risorse energetiche naturali. Il global cloud di Ponte San Pietro, che potrà generare fino a 60 MW, ci consente di avere energia green – prosegue Bruschini – con pannelli fotovoltaici in ogni superficie utile, per un totale di circa 8 MW. In questo sito abbiamo anche una centrale idroelettrica privata e abbiamo messo a punto un sistema molto performante per il raffreddamento delle sale dati. Siamo in una zona dove c’è tanta acqua di falda, che ha la temperatura ideale per il raffreddamento dei server, noi pompiamo acqua dal sottosuolo dove la immettiamo nuovamente una volta utilizzata. E questo impianto, che abbiamo fatto noi, ci permette di avere un Data Center sostenibile, altamente performante“.

Le auto elettriche crescono e la smart mobility diventa circolare

Nelle future smart city una grande attenzione anche al tema della mobilità che deve essere intelligente è che, se gestita bene, può anche diventare opportunità di risparmio energetico. “La smart mobility, di per sé, è già rivoluzionaria – spiega Belli – rispetto all’automobile tradizionale, dove si fa il pieno di gasolio, si consuma e non è possibile rinnovarlo. È qui che entra in campo un meccanismo di circolarità: dove ci sono le batterie c’è accumulo energetico e, attraverso l’auto elettrica, l’utente può essere sia consumatore di energia, che sarà prodotta in modo pulito, attraverso l’eolico o il solare, sia produttore visto che la batteria permette di consumare energia, ma anche di conservarla e riutilizzarla”.

Abb si sta muovendo con le ricariche per i veicoli elettrici, sia autobus che auto – prosegue Belli -, anche perché, secondo le stime del Politecnico il parco di auto elettriche circolanti, che oggi è di 22 mila unità, nel 2030 vedrà due possibili scenari: uno base di 2,5 milioni, e un secondo che potrà accelerare fino a 7 milioni di veicoli. Vedere questa crescita esponenziale così alta, con la possibilità di accumulare attraverso le batterie e diventare produttori di energia pulita renderà la città più smart anche a livello di sostenibilità. Abb sta lavorando sulla parte di ricarica, ma questo è un settore che si deve costruire tutti assieme”.

Il quadro normativo, in Italia la situazione è positiva

Le tecnologie dunque ci sono, ma adesso bisogna capire come potranno essere applicate e, sopratutto, quali sono gli strumenti che i governi mettono a disposizione per facilitare gli investimenti in smart building.

“Abbiamo provato a ricostruire il quadro normativo che regolamenta gli smart building a livello nazionale”, sottolinea Cristian Pulitano. “Abbiamo suddiviso queste iniziative in tre categorie – obblighi, incentivi e certificazioni – e abbiamo provato a vedere se queste cose fossero già presenti nelle due anime tecnologiche – gli impianti e le tecnologie digitali – che costituiscono gli edifici intelligenti. Gli impianti possono essere suddivisi in energetici, come illuminazione o condizionamento, o di sicurezza delle persone e quindi sorveglianza e antintrusione. La tecnologia digitale, invece, è suddivisa in tre macro blocchi che sono attuazione, connettività e piattaforme di raccolta e elaborazione dati”.

Il quadro che emerge, secondo Pulitano è positivo: “In ognuno di questi quadri è presente almeno un’iniziativa, dagli obblighi per nuovi edifici, dove si prevede l’installazione della fibra ottica, agli incentivi come l’ecobonus che consente la detrazione fiscale dal 50 all’85% per gli interventi di riqualificazione. E poi le certificazioni, come la norma che consente di classificare i livello di efficienza che i sistemi di building automation sono in grado di raggiungere. Al Politecnico abbiamo un osservatorio dedicato a mappare gli investimenti in efficienza energetica e abbiamo visto come ci sia una diretta correlazione tra la presenza e il corretto funzionamento degli incentivi e gli investimenti in efficienza energetica”.

Potete rivedere la puntata qui.

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Fabrizio Cerignale

Giornalista professionista, con in tasca un vecchio diploma da perito elettronico. Free lance e mobile journalist per vocazione, collabora da oltre trent’anni con agenzie di stampa e quotidiani, televisioni e siti web, realizzando, articoli, video, reportage fotografici. Giornalista generalista ma con una grande passione per la tecnologia a 360 gradi, da quella quotidiana, che aiuta a vivere meglio, alla robotica all’automazione.

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