Confindustria, inizia ufficialmente l’era Bonomi: “Ripartire da Industria 4.0”

Carlo Bonomi, nuovo Presidente di Confindustria, ha fissato i punti cardine su cui si concentrerà il suo mandato, che si svolgerà negli anni “della sfida più impegnativa dal secondo dopoguerra”. L’obiettivo è dichiarato: “recuperare in due o al massimo tre anni non solo i 9-10 o forse più punti di Pil, che si prevede l’Italia perda in questo 2020, ma anche i tre punti che a fine 2019 ancora ci separavano dal 2008”.

Nella visione di Bonomi, espressa in un intervento sul Sole 24 Ore, la strada dei “bonus a tempo” e degli “interventi a margine nel sistema fiscale” (che riempiono in larga parte le pagine del Decreto Rilancio) non è quella giusta. Servirà infatti “riprendere il cammino dello sviluppo”.

La “seconda considerazione” nel discorso di Bonomi riguarda infatti gli investimenti che dovranno essere fatti, “senza i quali non c’è futuro”, secondo due caposaldi: “la ripresa e il potenziamento di Industria 4.0 e l’affiancamento di analoghi incentivi per Fintech 4.0″. Temi sui quali si concentrerà anche il Piano Strategico 2030/50, che Confindustria presenterà in autunno a istituzioni, politica e “a tutte le forze della società civile”. In particolare, il rafforzamento del Piano Transizione 4.0, così come immaginato dal Ministero dello Sviluppo Economico, è stato messo nero su bianco in una delle prime bozze del Decreto Rilancio, salvo poi scomparire dalla versione definitiva del testo. Se l’intenzione politica è di intervenire sugli incentivi all’innovazione nell’industria, il piano dovrà quindi rientrare in uno dei prossimi provvedimenti su cui lavorerà il Governo.

Le “priorità essenziali”

Il Piano Strategico 2030-2050 di Confindustria inviterà le imprese a concentrare le risorse sulle “priorità essenziali: investimenti in innovazione e ricerca, capitale umano, sostenibilità ambientale e sociale delle nostre produzioni, nuove forme organizzative e contrattuali, qualificazione e sostegno alle filiere dell’export”.

Sarà la politica, come scrive Bonomi pensando alla prossima legge di bilancio, a dedicare le risorse agli investimenti pubblici (che dovranno “raddoppiare”), in particolare “nel campo delle infrastrutture di trasporto e logistiche, nella digitalizzazione e produttività dei servizi non solo pubblici, nella ricerca e nella sanità”.

Anche nel campo della formazione (scuola e università), Bonomi chiede che non si dedichino voci di spesa solo all’assunzione di personale, ma ci si concentri sul percorso formativo, in modo da orientarlo sempre più alle esigenze del mercato del lavoro. “Le imprese ci sono anche per questo – scrive – sono pronte a offrire tutto il sostegno organizzativo e tecnico per rendere la formazione una sfida prioritaria da vincere nel prossimo decennio”.

Meno burocrazia e centralità delle imprese

Bonomi si dedica anche ad altri due punti su cui si concentrerà il suo mandato, per dare “all’agenda nazionale una visione di profonda e positiva discontinuità“. Il primo è quello che riguarda lo Stato e la Pubblica Amministrazione.

Ricordando tutti gli interventi normativi messi sul piatto dal Governo per affrontare l’emergenza Covid-19 (dai bonus per gli autonomi alle garanzie sui prestiti, dai DPCM sulle misure restrittive alle agevolazioni fiscali “settore per settore”), il Presidente di Confindustria chiede un cambio di metodo.  “L’obiettivo deve essere uno Stato equilibrato nelle competenze, non antagoniste tra centro e autonomie”, scrive. “Con un fisco che sia leva di crescita, non ostacolo al suo procedere; con un welfare concentrato davvero su chi ha meno e su giovani, donne e famiglie, lavoratori a minor reddito e quelli da riorientare al lavoro”.

Si tratta di riforme che vanno agganciate all’obiettivo di ridurre il debito pubblico e rendere così l’Italia un Paese meno esposto alle prossime crisi che potranno arrivare e poter ricevere dall’Europa gli investimenti necessari per crescere.

“Dieci, cento, mille Alitalia”. È questa la frase simbolo dell’ultimo punto toccato da Bonomi, che sintetizza il rischio che lo Stato si proponga come unico soggetto in grado di dare alle imprese “risposte di reddito e lavoro”, tornando “gestore dell’economia” e “raccogliendo sempre più tasse”. Alle imprese, dice il Presidente di Confindustria, “toccherà continuare a dire no”. Senza mai pensare di diventare un partito, Bonomi invita gli imprenditori italiani a continuare a rappresentare la principale fonte di reddito e lavoro per milioni di italiani.

Francesco Bruno

Giornalista professionista, laureato in Lettere all'Università Cattolica di Milano, dove ha completato gli studi con un master in giornalismo. Appassionato di sport e tecnologia, compie i primi passi presso AdnKronos e Mediaset. Oggi collabora con Dazn e Innovation Post.

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