I dati dell’Osservatorio Excelsior: nelle aziende digitalizzate meno licenziamenti

Nei primi sei mesi dell’anno, complice anche il “divieto di licenziare” per motivi economici operativo dal 17 marzo, tre imprese su quattro hanno mantenuto stabile il numero dei propri occupati. Circa 290.000 invece, pari al 21,3% delle aziende italiane con dipendenti, hanno dovuto ridurre i livelli occupazionali mentre altre 36.000 (il 2,6%) li hanno aumentati. Il saldo negativo tra chi licenzia e chi aumenta gli occupati è però molto diverso tra le aziende digitalizzate e quelle che non lo sono.

I dati dell’indagine Excelsior condotta tra il 25 maggio e il 9 giugno 2020 da Unioncamere in accordo con Anpal, mostrano un saldo negativo tra imprese che hanno ridotto e imprese che hanno aumentato il numero dei propri dipendenti pari al -18,7. Il saldo è superiore, toccando il massimo di -22,7 punti, per le imprese con 10-49 dipendenti.

Vanno meglio le imprese esportatrici (-15,2 punti di differenza tra imprese in flessione e imprese in crescita rispetto al -19,1 delle non esportatrici).

Digitalizzazione e occupazione

Ma la notizia più interessante è, come anticipavamo, che le imprese già dotate di piani integrati di digitalizzazione mostrano una maggiore resistenza occupazionale rispetto a quelle che non ne hanno: il saldo negativo tra chi aumenta e chi diminuisce l’occupazione è infatti pari a -17,4, decisamente meno accentuato rispetto alle imprese non ancora digitalizzate (-19,3).

La prima risposta all’attuale situazione di crisi le imprese la stanno trovando proprio nell’accelerazione dei processi di digitalizzazione: sono infatti 1.036.000 quelle che stanno pianificando in questi mesi interventi di digitalizzazione (circa il 75% dell’universo di riferimento), segnando una crescita di circa 7 punti percentuali rispetto al periodo precedente l’emergenza sanitaria (+91.000 imprese).

I nuovi investimenti puntano soprattutto sugli ambiti che si sono rilevati strategici nella gestione dell’emergenza: soluzioni digitali per una innovativa organizzazione del lavoro e delle relazioni con clienti e fornitori; reti digitali integrate favorite anche da una maggiore diffusione del cloud, internet ad alta velocità e tecnologie IoT; utilizzo dei Big Data, Digital marketing e più avanzata personalizzazione di prodotti/servizi.

Si prevedono in ogni caso tempi lunghi per la ripresa: tra le imprese con almeno un dipendente (circa 1,4 milioni), al di là di una quota minoritaria (180.000) che dichiara di non aver subito perdite in questa crisi, la maggioranza, cioè circa 580.000, stima che la propria attività potrà tornare ai livelli pre-crisi non prima di giugno 2021; mentre solo poco meno di 219mila imprese vedono più vicino, tra luglio e ottobre, il ritorno ad una situazione accettabile e 381.000 traguardano tale obiettivo per fine del 2020.

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