L’Intelligenza Artificiale aiuterà la ripartenza del Paese, se le imprese sapranno come usarla

Individuare possibili interventi per la diffusione dell’Intelligenza Artificiale (AI) nell’Italia nella fase di ripresa dopo la pandemia: è questo lo scopo del White Paper Promuovere lo sviluppo e l’adozione dell’Intelligenza Artificiale a supporto della ripresa sviluppato dal tavolo di lavoro sull’Intelligenza Artificiale di Anitec-Assinform.

Il rapporto – a cui hanno partecipato diversi operatori del settore del digitale, come Google, Facebook, Microsoft, Oracle, Nokia, Tim, Liguria Digitale e Cisco – punta, inoltre, a sottolineare le opportunità che l’Intelligenza Artificiale apre alle imprese, grazie soprattutto all’integrazione con altre tecnologie abilitanti, come Cloud, Cybersecurity, Blockchain e IoT.

Tecnologia che hanno trainato il mercato durante la pandemia, abilitando una serie di servizi che hanno permesso alle aziende di mantenere la continuità operativa.


I campi di applicazione sono numerosi, così come i vantaggi per le aziende: oltre alla creazione di nuovi servizi, l’adozione dell’AI da parte delle imprese permette una maggiore efficienza delle filiere produttive, aumenta la funzionalità dei prodotti e si traduce in una maggiore efficienza della Pubblica Amministrazione, migliorando anche il rapporto con i cittadini.

Proprio per questo, i piani di ripartenza post pandemia adottati da molti Paesi stanno puntano proprio sullo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale per semplificare tutto il sistema Paese. Anche il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza italiano non fa eccezione, destinando bene 48,7 miliardi per la digitalizzazione.

Ed è questa una delle sfide che l’Italia dovrà affrontare nella fase della ripartenza, sottolinea il rapporto: cogliere tutte le opportunità che può offrire l’Intelligenza Artificiale in tutti i suoi numerosi campi applicativi, costruendo un ecosistema che coinvolga tutti gli attori sociali (dal Governo alle imprese, anche a livello micro, ai singoli cittadini), in grado di promuovere la fiducia in queste tecnologie e facilitare l’innovazione.

Il ritardo dell’Italia e dell’Europa nello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale

A fronte delle numerose opportunità che possono derivare dallo sviluppo dell’AI, l’Italia si trova ancora in una posizione arretrata rispetto ad altri grandi Paesi. Nel 2020 il mercato UE dell’AI è stato stimato in 5 miliardi di euro con CAGR (tasso di crescita annuale composto) del 40%.

Net Consutling Cube stima il mercato italiano dell’AI nel 2020 a 241 milioni di euro, con una crescita del 12% sul 2019 e prevede che quest’ultimo arriverà a toccare 390 milioni di euro entro il 2022, con una crescita in media del 27%. Numeri che posizionano l’Italia dietro alla media europea: secondo i dati Eurostat, infatti, a livello europeo il 42% delle imprese del campione utilizza almeno una tecnologia di AI, mentre in Italia lo farebbe solo il 35%.

Anche l’Europa si trova in una posizione di ritardo rispetto a Cina e Stati Uniti, che da anni hanno puntato proprio sull’Intelligenza Artificiale per rafforzare la loro posizione economica. Per recuperare questo ritardo, la Commissione ha intrapreso una strada articolata in due linee di azione: da un lato, con il regolamento sull’Intelligenza Artificiale presentato lo scorso 21 aprile si vuole porre come principale regolatore di queste tecnologie, chiudendo il gap tra i produttori comunitari e quelli dei Paesi non UE stabilendo regole universali per la vendita di prodotti che includono sistemi di AI sul proprio mercato.

Dall’altro, sta costruendo un quadro che permetta di incrementare gli investimenti grazie alla sinergia tra gli sforzi della Commissione e quelli dei singoli Stati membri, in un’ottica di sicurezza, interoperabilità e sovranità digitale. Proprio in questa direzione si muove Gaia X, il progetto che punta a costruire un’infrastruttura Europea di Cloud e dati.

I dati europei mostrano, inoltre, che l’Intelligenza Artificiale è più diffusa tra le aziende di grandi dimensione. La situazione italiana è quindi legata anche alle caratteristiche del contesto imprenditoriale della penisola, che vede la prevalenza di micro, piccole e medie imprese.

Proprio su di loro occorre puntare per dar slancio al mercato dell’AI in Italia, sottolinea Marco Gay, Presidente di Anitec-Assinform. “Mai come ora le possibilità offerte dalle tecnologie dell’Intelligenza Artificiale possono essere alla portata di tutti, anche delle micro imprese e delle PMI“, commenta.

I trend che favoriscono l’adozione dei sistemi di AI da parte delle imprese

Possibilità che sono abilitate anche dall’avanzamento di queste tecnologie: accanto a un numero sempre maggiore di imprese in grado di raccogliere dati, negli ultimi anni le tecnologie che consentono l’utilizzo di sistemi di AI possono basarsi su flussi di dati più contenuti, aprendo la strada quindi all’adozione anche da parte delle PMI.

Stanno, inoltre, giocando un ruolo sempre più importante la disponibilità di chip progettati per il supporto dell’Intelligenza Artificiale (processing), in particolare per l’impatto che questi avranno nell’inclusione dell’AI nei prodotti.

Un ulteriore elemento tecnologico, sottolinea il rapporto, è dato dall’evoluzione dei Digital Twin, che facilitano l’interazione delle catene del valore con gli ecosistemi, abilitando quella capacità dell’AI di aumentare le prestazioni dell’uomo, in un’ottica di potenziamento e non sostituzione.

I fattori che frenano lo sviluppo dell’AI

A fronte di questo progresso, persistono diversi fattori che potrebbero rallentare lo sviluppo del mercato dell’AI in Italia. A mancare sono, in primo luogo, le competenze necessarie all’applicazione di questi sistemi.

Costruire queste capacità richiederà un cambiamento nel concetto stesso di formazione, come ha sottolineato un recente rapporto dell’Ocse. Formazione che deve vista come processo continuo che segue il lavoratore e l’individuo lungo tutto l’arco della sua vita.

Si dovrà prestare attenzione anche alla reazione che la presenza sempre maggiore di queste tecnologie avrà sui lavoratori, sottolinea Marco Taisch, Presidente del Competence Center MADE. “Verso l’Intelligenza Artificiale abbiamo notato un’atteggiamento di rifiuto più forte rispetto ad altre tecnologie. Dovremo lavorare su questo, cambiando la cultura dei lavoratori, che sono abituati a ricevere indicazioni da un loro superiore, ma non tutti sono disposti ad oggi ad affidarsi in tale modo a una macchina”, spiega.

Sfide che possono essere affrontate sfruttando le risorse messe in campo dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), costruendo una sinergia in questi ambiti tra tutti gli attori interessati, sia a livello nazionale che internazionale, anche sfruttando le realtà che nasceranno sul territorio, come l‘Istituto per l’Intelligenza Artificiale che nascerà a Torino.

È quanto auspica Emanuela Girardi,  una degli esperti del Mise per l’Intelligenza Artificiale, che tuttavia avverte sul pericolo di cadere in una delle cattive abitudini tutte italiane, ovvero di perdersi proprio nella fase di esecuzione dei progetti. Una preoccupazione condivisa anche dal Deputato Luca Carabetta, membro della X Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo.

Il rischio, sottolinea Carabetta, è che nonostante si sia delineata la governance del PNRR, la molteplicità degli interventi da mettere in atto (con i relativi ministeri di riferimento), combinata con il poco tempo a disposizione rischi di ostacolare la creazione di sinergie tra investimenti pubblici e privati, “che è ciò che abilita l’innovazione e la competitività del sistema Paese”.

Il gruppo di lavoro di Anitec-Assinform continuerà a far evolvere il White Paper ampliando i case study di utilizzo, in sintonia con i lavori sui data spaces di Gaia-X e monitorando le evoluzioni tecnologiche, in modo da continuare ad essere un punto di riferimento per le imprese in questo settore in forte evoluzione.

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Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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