No, non si tratta di un viaggio nel futuro in cui andremo a vivere sulla Luna o sfrutteremo i minerali marziani. La Space economy è qualcosa di molto più concreto e attuale, in grado di offrire benefici “terrestri” sfruttando i dati satellitari nelle attività agricole, in meteorologia, nella pesca, ma anche nelle assicurazioni, nella finanza, nell’energia e nella sanità.

Non solo: “le tecnologie spaziali possono contribuire agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda Onu 2030”, come osserva Luigi Pasquali, amministratore delegato di Telespazio, “ad esempio aiutando a sviluppare l’internet satellitare che potrebbe creare opportunità di sviluppo inclusivo ed eliminare il divario digitale fra aree ad alta e bassa connettività”.

Se ne è discusso in un convegno dedicato alle tecnologie e servizi dell’industria aerospaziale, organizzato dal gruppo IlSole24Ore, al quale hanno preso parte manager e specialisti del settore, per rispondere alle (numerose) incognite e confrontarsi sui progetti in corso.

Space economy e digitalizzazione

La cosiddetta Space economy, vale a dire tutte le attività economiche che hanno a che fare con lo Spazio, è un ambito nel quale l’Italia svolge – da decenni – un ruolo di primo piano, e al tempo stesso è un mondo che comprende, utilizza e aiuta a sviluppare molte tecnologie usate anche dalle aziende manifatturiere: robotica, intelligenza artificiale, internet of things, software, big data, analytics, digital twin.

In un certo senso si può dire che Space economy e Industria 4.0 siano come due vasi comunicanti, in cui le innovazioni e le migliorie tecniche e tecnologiche di un settore finiscono inevitabilmente per riversarsi nell’altro. Diversi strumenti, soluzioni, fornitori di tecnologie per l’Aerospace sono gli stessi o sono molto simili rispetto a quelli al servizio della digital transformation del manifatturiero e dell’industria italiana. Occhi puntati, dunque, su due universi complementari, dove le tecnologie digitali rappresentano il cuore dell’innovazione e il motore dello sviluppo.

L’unione fra le tecnologie spaziali e digitali produrrà trasformazioni radicali a livello industriale, innovando processi, prodotti e servizi, modelli di business, e portando alla nascita di nuove imprese e all’ingresso di nuovi attori tradizionalmente non legati all’industria dello spazio. Le imprese che riusciranno a coglierne le opportunità aumenteranno la propria competitività sui mercati globali e saranno più capaci di rispondere ai bisogni futuri della società.

Ma le imprese che fanno parte dell’ecosistema dello spazio – la tradizionale industria spaziale, i fornitori di servizi digitali e le aziende end user interessate alle applicazioni finali – hanno appena iniziato a coglierne il potenziale.

I diversi ambiti della Space economy

Gli operatori che compongono l’ecosistema della Space economy operano principalmente in quattro ambiti.

  • Il primo è la Earth observation, l’infrastruttura e i servizi che consentono agli utenti di monitorare la Terra e la sua atmosfera grazie all’elaborazione di dati ottenuti da satelliti, con i quali si possono definire servizi a valore aggiunto in settori prima non toccati da queste tecnologie, come agricoltura, meteorologia, pesca, assicurazioni, finanza, energia, sanità.
  • La Satellite navigation è invece composta dall’infrastruttura e dai servizi che permettono agli utenti di determinare la propria posizione, velocità e tempo attraverso i dati satellitari di posizione, particolarmente utilizzata nei trasporti.
  • La Satellite communication, cioè infrastruttura e servizi che permettono la trasmissione di segnali delle telecomunicazioni radio.
  • L’Accesso allo Spazio, infine, è l’insieme delle attività per l’esplorazione spaziale, a partire dal lancio di satelliti e sonde fino al controllo delle operazioni.

In Europa circa un centinaio di aziende si occupa di data processing e sfruttamento dei dati satellitari, concentrate soprattutto in Gran Bretagna e Francia.

“I settori più coinvolti da queste attività sono produzione e distribuzione di energia, agricoltura, trasporti terrestri e marittimi, protezione ambientale”, sottolinea Bruno Tabacci, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, con delega all’aerospazio: “inoltre, molte aziende si occupano di consulenza specifica per sviluppare servizi ad hoc partendo dalle richieste del cliente, operando in maniera trasversale tra i diversi mercati”.

Una sfida da vincere all’insegna della collaborazione

Nonostante l’Italia rappresenti da tempo uno dei Paesi più evoluti e attrezzati in termini di attività aerospaziali, come si vince questa sfida che ha ripercussioni dirette e importanti su tutto il livello tecnologico a livello nazionale e internazionale? Dirigenti delle aziende più tecnologiche e addetti ai lavori non hanno dubbi: “Si vince se si collabora”, taglia corto Giovanni Soccodato, Chief strategic equity officer in Leonardo, una delle principali grandi aziende italiane del settore.

Soccodato rileva: “Le imprese e le persone che vi lavorano devono aprirsi verso collaborazioni e contaminazioni esterne, creando e poi concretizzando anche nuovi modelli di business per gli operatori – vecchi e nuovi, grandi e meno grandi –, agendo secondo una logica di filiera sempre più integrata”. Perché, in questo settore (ma non solo in questo settore), nessuno può fare tutto da solo, occorre un mix di competenze, specializzazioni, risorse diverse, e complementari.

È (anche) la Space economy che “spinge a lavorare coinvolgendo, in vario modo e a vario titolo, i distretti specializzati, i territori, dal Piemonte alla Calabria, i centri di ricerca e le università”, osserva Giorgio Saccoccia, presidente dell’Asi (Agenzia spaziale italiana). Che sottolinea: “l’Italia, insieme a Francia e Germania, è uno dei Paesi più sviluppati in questo ambito, a livello europeo e mondiale. E quello aerospaziale è un settore anti-ciclico, che non conosce crisi, in grado di dare un contributo molto importante alla ricerca e innovazione del nostro Paese”.

La Space economy spinge la digitalizzazione

A livello globale gli investimenti governativi nella Space economy sono pari a circa 90 miliardi di dollari l’anno, di cui poco meno della metà negli Stati Uniti. Cresce anche il numero di satelliti in orbita: circa 6.000, di cui quasi 2.800 operativi, il 54% a uso commerciale, il 16% governativo, il 13% militare, il 5% civile; la metà sono satelliti di telecomunicazione (49%), il 29% è attivo nel monitoraggio del pianeta e della sua atmosfera, il 12% nello sviluppo tecnologico e il 6% nella navigazione satellitare.

L’Italia è quinta al mondo e seconda in Europa per spesa in Space economy in rapporto al Pil (0,55%, poco oltre un miliardo di euro) ed è il terzo contribuente dell’Agenzia spaziale europea nel 2020, con 665 milioni di euro, dietro a Germania (1,3 miliardi) e Francia (980 milioni). Per spingerne ulteriormente lo sviluppo il governo italiano ha varato di recente il Piano strategico nazionale Space economy, del valore di 4,7 miliardi di euro.

L’economia ‘spaziale’ spinge la digitalizzazione, “creando l’infrastruttura necessaria all’innovazione digitale in molti ambiti e contribuendo a ridurre il digital divide attraverso l’Internet satellitare”, fa notare Massimo Comparini, amministratore delegato in Thales Alenia Space Italia. E poi, “innova i modelli di business, attirando un numero crescente di startup capaci di raccogliere 4,8 miliardi di dollari di finanziamenti a livello internazionale nel solo 2020”, sottolinea Comparini. Consente, inoltre, di offrire nuovi servizi innovativi, con sperimentazioni in diversi settori tradizionali come sanità, agricoltura, utility, assicurazioni, logistica e trasporti, e in altri di frontiera, come lo space mining e il turismo spaziale.

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Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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