La Commissione europea cambia la tassonomia: “Gas naturale e nucleare vanno considerate fonti di energia sostenibili”

Stimolare gli investimenti privati in forme di energia sostenibili, delineando quale ruolo possono rivestire gas naturale e nucleare nella decarbonizzazione del settore energetico europeo: è questo lo scopo del secondo atto delegato (“Complementary Climate Delegated Act”) sulla tassonomia europea, presentato oggi dalla Commissione europea.

Il testo, frutto di una lunga e non facile mediazione tra le posizioni contrapposte di alcuni Stati membri, definisce quali investimenti possono essere considerati sostenibili dai mercati finanziari. L’obiettivo è quello di guidare gli investimenti privati verso attività che sono necessarie per raggiungere la neutralità climatica, obiettivo che l’Unione europea si è prefissata per il 2050.

La tassonomia europea è un sistema di classificazione che stabilisce una lista di attività economiche sostenibili a livello ambientale per fornire agli Stati membri e alle aziende private un quadro normativo chiaro e certo, in grado di stimolare gli ingenti investimenti di cui ci sarà bisogno per passare a un’economia circolare.

Un quadro normativo che sta ancora prendendo forma: al regolamento sulla tassonomia sostenibile, entrato in vigore il 12 luglio 2020, si è infatti poi aggiunto un primo atto delegato, che è entrato in vigore il 1° gennaio 2022.

La difficile mediazione tra gli Stati membri su nucleare e gas naturale

Il testo adottato dal consiglio dei Commissari stabilisce che, a determinate condizioni, anche gas naturale e nucleare possono essere etichettate come forme di energia sostenibile. Un compromesso che giunge dopo una difficile mediazione, che ha visto scontrarsi posizioni contrapposte.

Da un lato vi erano le posizioni contrarie di Spagna, Austria e Lussemburgo, che si opponevano all’inserimento di gas naturale ed energia nucleare tra le fonti energetiche green.

Posizione che, tra l’altro, era stata adottata anche dalla piattaforma sulla finanza sostenibile – un gruppo di esperti che fornisce consulenza tecnica alla Commissione europea sul mercato della finanza sostenibile – che il 21 gennaio aveva bocciato la bozza del testo presentata dalla Commissione.

Opposta, invece, la posizione di altri Stati membri, come la Francia, che ha particolari interessi sul nucleare. Anche la Germania, dopo la bocciatura del 21 gennaio, aveva presentato una lista di richieste per allentare le restrizioni sul gas naturale, disapprovando pubblicamente l’inclusione del nucleare (posizione che tuttavia non trova riscontro nel testo presentato). Posizione non troppo distante da quella dell’Italia, che ha forti interessi per quanto riguarda il gas naturale.

Tassonomia europea, anche nucleare e gas naturale tra gli investimenti sostenibili

Una mediazione necessaria, secondo la Commissione, per allineare gli obiettivi europei sulla lotta ai cambiamenti climatici alla realtà dei fatti: la transizione, infatti, dovrà contare su ingenti investimenti privati, perché i governi degli Stati membri non sono in grado di mettere sul piatto i 350 miliardi all’anno di investimenti necessari.

“Aumentare gli investimenti privati nella transizione è la chiave per raggiungere i nostri obiettivi climatici. Oggi stiamo stabilendo condizioni rigorose per aiutare a mobilitare i finanziamenti per sostenere questa transizione, lontano dalle fonti di energia più dannose come il carbone”, commenta Mairead McGuinness, Commissario responsabile dei servizi finanziari, della stabilità finanziaria e dell’Unione dei mercati dei capitali.

“E stiamo aumentando la trasparenza del mercato in modo che gli investitori siano in grado di identificare facilmente il gas e le attività nucleari in qualsiasi decisione di investimento”, aggiunge.

L’atto adottato, infatti, intende proprio stabilire condizioni chiare e rigorose (ai sensi dell’articolo 10, paragrafo 2, del regolamento sulla tassonomia), in base alle quali alcune attività nucleari e del gas possono essere aggiunte come attività transitorie a quelle già coperte dal primo atto delegato sulla mitigazione e l’adattamento al clima.

Tra le condizioni indicate troviamo:

  • contribuire alla transizione verso la neutralità climatica (applicabile sia al nucleare che al gas naturale)
  • per le attività nucleari, vi è l’obbligo di soddisfare i requisiti di sicurezza nucleare e ambientale, in linea con il principio europeo “do not significantly harm” (DNSH, ovvero non arrecare danno significativo all’ambiente)
  • contribuire alla transizione dal carbone alle energie rinnovabili (riferito unicamente al gas)

L’atto adottato dalla Commissione, inoltre, introduce requisiti specifici di divulgazione per le imprese in relazione alle loro attività nei settori del gas e dell’energia nucleare.

Una scelta che intende contrastare qualsiasi forma di greenwashing – una strategia di marketing adottata da alcune aziende che presenta ai consumatori un’immagine sostenibile (e non veritiera) delle attività aziendali – come spiega Valdis Dombrovskis, Vicepresidente esecutivo della strategia europea “per un’economia che funziona per le persone”.

“L’atto delegato di oggi mira ad accompagnare l’economia dell’Ue nella transizione energetica, una transizione giusta, come un ponte verso un sistema energetico verde, basato su fonti di energia rinnovabili. Accelererà gli investimenti privati di cui abbiamo bisogno, soprattutto in questo decennio. Con le nuove regole di oggi, stiamo anche rafforzando la trasparenza e la divulgazione delle informazioni, in modo che gli investitori prendano decisioni informate, evitando così qualsiasi greenwashing”, commenta.

Per una maggiore trasparenza, la Commissione ha anche modificato la legge delegata sulle informazioni fiscali, in modo che gli investitori possano identificare quali opportunità di investimento includono attività nel settore del gas o del nucleare e fare scelte informate.

I prossimi passi per l’approvazione dell’atto delegato della tassonomia climatica

Nonostante il compromesso raggiunto, l’iter dell’atto è ben lontano dalla conclusione. Il testo passerà ora per revisione agli organi legislativi dell’Unione, quindi Parlamento europeo e Consiglio, che avranno quattro mesi di tempo (ciascuna istituzione può richiedere due mesi aggiuntivi) per scrutinare l’atto.

Né il Parlamento né il Consiglio potranno apportare modifiche, ma dovranno decidere se accettare il testo della Commissione o obiettarlo. Il Consiglio avrà il diritto di opporsi votando con maggioranza qualificata rafforzata, che significa che almeno il 72% degli Stati membri (cioè almeno 20 Stati membri) che rappresentano almeno il 65% della popolazione dell’Ue sono necessari per rifiutare l’atto delegato.

Per il Palamento europeo, invece, serviranno almeno 353 voti contrari (quindi il 50% +1) per opporsi al testo. Una volta terminato il periodo di scrutinio e se nessuno dei legislatori ha obiettato al testo, l’atto entrerà in vigore dal 1° gennaio 2023.

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Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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