Cresce l’uso dell’intelligenza artificiale in Italia: il mercato AI vale 380 milioni di euro (+27%)

Dopo un 2020 condizionato negativamente dalla pandemia, il mercato italiano dell’Intelligenza artificiale è tornato a crescere ai ritmi pre-pandemici, facendo registrare un ottimo +27% nel 2021, raggiungendo il valore complessivo di 380 milioni di euro. Sono i dati dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano. Un valore raddoppiato in appena due anni, per il 76% commissionato da imprese italiane (290 milioni di euro), per il restante 24% come export di progetti (90 milioni di euro).

Un terzo degli investimenti per progetti di Intelligent data processing, il 17,5% Natural language processing e 16% a Recommendation system. Nella Computer vision la maggiore crescita (+41%).

Se gli investimenti delle imprese manterranno questa tendenza, in una manciata di anni l’Intelligenza Artificiale diventerà l’attore protagonista della rivoluzione digitale in Italia.

Quello dell’Intelligenza artificiale è insomma un settore in piena e veloce espansione, anche se come spesso accade sono innanzitutto le grandi aziende ad avere le risorse necessarie per sviluppare nuove tecnologie, mentre le realtà più piccole richiedono in genere più tempo per stare al passo con l’innovazione, a parte i casi di eccellenza e più dinamici.

Tra i tanti traguardi ambiziosi – ma a portata di mano secondo gli addetti ai lavori – che il mondo dell’intelligenza artificiale ha davanti a sé per i prossimi anni c’è la sostituzione di tutte le attività di lavoro routinarie, ripetitive e a basso valore aggiunto con sistemi e soluzioni di intelligenza artificiale (AI) entro i prossimi 10 anni. Innanzitutto nelle fabbriche e nelle imprese manifatturiere, nelle linee di produzione, nella logistica e intralogistica aziendale. E utilizzando macchinari programmati e ‘intelligenti’, sistemi di movimentazione smart, robotica collaborativa e mobile.

Lo sviluppo della tecnologia

Lo sviluppo della tecnologia “anche nel 2021 non ha mancato di raggiungere qualche nuovo straordinario traguardo”, sottolinea Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence: “si parla ancora di Narrow AI, ma negli ambiti in cui si sta progredendo maggiormente, come analisi e generazione immagini, analisi e generazione di testo per citarne alcuni, non solo si sono raggiunte prestazioni super-umane nei task più basilari, ma iniziano a ravvedersi dei tratti di creatività e personalità che normalmente vengono collegati al talento umano”. Questi risultati non sono ancora rilasciati in applicazioni per uso aperto, o lo sono con limitazioni e vincoli, ma è una tecnologia che, come nessuna altra, promette di cambiare le nostre aziende, la nostra società, il nostro mondo.

Si evidenzia uno sviluppo per tutte le tipologie di progetti, ma con un’accelerazione in particolare nelle applicazioni nella Computer vision (+41%), nei chatbot e virtual assistant (+34%) e nell’Intelligent data processing (+32%). Emerge però un forte divario nell’adozione per dimensioni di impresa: tra le grandi aziende, sei su dieci hanno avviato almeno un progetto di AI, tra le PMI sono appena il 6%. Si diffonde la conoscenza tra gli utenti: il 95% dei consumatori italiani ha già sentito parlare di AI, anche se solo il 60% ha realmente capacità di riconoscere funzioni di AI nei prodotti/servizi che utilizza. In generale, l’80% esprime un giudizio positivo sull’Intelligenza Artificiale, anche se emergono preoccupazioni legate a privacy, lavoro e etica.

Due linee di evoluzione tecnologica per l’AI

In uno scenario fortemente condizionato dalla crisi dei semiconduttori, che ha portato l’attesa per una scheda o un chip hardware ad alte prestazioni per l’Intelligenza artificiale a una media di 35 settimane, si evidenziano due linee di evoluzione tecnologica per l’AI.

Innanzitutto, la crescita di interesse con la pandemia per la Data analysis, che consente di integrare ed elaborare in tempo reale dati di tipo eterogeneo. E poi l’attenzione alla sostenibilità, alla luce di alcune ricerche che hanno messo in luce come l’1% del consumo mondiale di energia riguardi i Data center su cui sono eseguiti molti algoritmi di Intelligenza Artificiale e, soprattutto, come il training di una rete neurale profonda possa portare alla stessa generazione di CO2 di 5 automobili durante tutta la loro vita.

La sostenibilità energetica entra a far parte del design delle soluzioni di Intelligenza artificiale e nel futuro giocherà un ruolo sempre più rilevante dal punto di vista algoritmico, soprattutto nel mondo del deep learning.

Un terzo del mercato italiano dell’Artificial intelligence (35%) riguarda progetti di algoritmi per analizzare ed estrarre informazioni dai dati (Intelligent data processing), ambito che segna anche una delle crescite maggiori, con un +32% rispetto al 2020. Seguono le soluzioni per l’interpretazione del linguaggio naturale (Natural language processing) con il 17,5% del mercato (+24%) e gli algoritmi per suggerire ai clienti contenuti in linea con le singole preferenze (Recommendation system) con un’incidenza del 16% (+20%).

In forte crescita rispetto all’anno scorso + 34%, i chatbot e virtual assistant che si aggiudicano l’10,5% degli investimenti e le iniziative di computer vision, che analizzano il contenuto di un’immagine in contesti come la sorveglianza in luoghi pubblici o il monitoraggio di una linea di produzione (11% degli investimenti, ma in crescita del 41%).

Il Programma Nazionale Strategico

Nell’ultimo anno la Commissione europea ha presentato la proposta di Regolamento in materia di Intelligenza Artificiale per disciplinare lo sviluppo, l’uso e la commercializzazione di queste tecnologie. E anche l’Italia ha compiuto un importante passo in avanti, approvando dopo un lungo percorso il Programma Strategico per l’Intelligenza Artificiale, che identifica 24 politiche da implementare nel prossimo triennio per potenziare il sistema AI in Italia.

Il programma nazionale indica i macro-capitoli di finanziamento per colmare il divario oggi esistente tra l’Italia e le nazioni europee che sono nostro riferimento.

“Sebbene un documento di strategia non faccia un piano, e un piano non faccia un risultato, riteniamo che questo documento sia comunque un primo importantissimo passo per allineare l’Italia al panorama internazionale. Il Programma, e le risorse che esso destina, riconosce la centralità del tema Intelligenza Artificiale nell’arena scientifica e competitiva”, rileva Giovanni Miragliotta, direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence.

“Il fatto che l’Intelligenza Artificiale sia una tecnologia general purpose, e sarà alla base dei cambiamenti in ogni settore, come mobilità, sanità, manifattura, energia, istruzione, infonde ancora più fiducia sul futuro di questa disciplina”.

Ora è necessario compiere il passo successivo, la creazione di un piano esecutivo, che dovrà prevedere meccanismi di governance e monitoraggio, con il piano temporale degli interventi, bilanciando i prossimi passi tra le direzioni di intervento stabilite dal programma (top-down) e quelle proposte dall’ecosistema industriale e accademico (bottom-up), per orientare le priorità di azione.

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Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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