Industria 4.0, gli otto Competence Center in attesa delle “pagelle”: ecco risultati e prospettive di sviluppo

Competence center BI-REX: una veduta dall’alto della Linea Pilota

Arriverà dopo Pasqua la risposta del Ministero dello Sviluppo Economico che delineerà il futuro dei Competence Center. Si avvia a conclusione infatti il primo triennio dei partenariati pubblico-privato parte del piano Industria 4.0, nati nel 2019 per aiutare le imprese nel cammino verso la trasformazione digitale, che avevano ricevuto una dotazione di 72 milioni di euro per finanziare le infrastrutture, le azioni di orientamento e informazione e i progetti di innovazione delle imprese.

La nuova fase si aprirà quest’anno grazie alle risorse previste dal PNRR, che prevede uno stanziamento di 350 milioni per tutto il periodo 2021-2026 per una “revisione e razionalizzazione del sistema” composto dai centri di competenza, dai digital innovation hub e dai punti di innovazione digitale delle Camere di Commercio.

Il punto sulla situazione è stato fatto in settimana alla fiera A&T in occasione di una tavola rotonda che ha visto presenti rappresentanti di tutti gli otto Competence Center presenti sul territorio nazionale. 

Competence Center, i risultati raggiunti ad oggi

Partiamo proprio dai risultati raggiunti in questi tre anni. Agli otto Competence Center diffusi sul territorio nazionale – che, ricordiamo, sono Made 4.0, Smact, Artes 4.0, Bi-Rex, Start 4.0, CIM 4.0, MedITech e Cyber 4.0 –, il Mise aveva assegnato una dotazione di 72 milioni di euro.

Di questi, 27 milioni erano dedicati al co-finanziamento dei progetti di innovazione presentati dalle aziende in risposta a bandi. Sei Competence Center hanno già esaurito la dotazione a loro disposizione, in quanto hanno realizzato già due o tre bandi, mentre altri due – quelli con sede a Roma e Napoli – sono partiti più in ritardo e stanno concludendo le attività previste.

Tra i Competence Center che hanno avviato la loro attività prima rispetto agli altri vi è Bi-Rex, il centro con sede a Bologna presso la Fondazione Golinelli. Attraverso tre call, il Competence Center ha già distribuito i 5,4 milioni di euro che gli erano stati assegnati per questa attività, riuscendo a co-finanziare 35 progetti che coinvolgono circa 88 aziende, il 78% delle quali PMI. Bi-Rex, che ha inaugurato la sua sede già nel 2019, ha completato anche la sua linea pilota a vanta un catalogo di attività formative che nel corso di questi anni ha offerto 90 corsi di formazione.

Già operativi anche i progetti finanziati con i due bandi del Competence Center Start 4.0, con sede a Genova. Start 4.0, che differisce dagli altri Competence Center in quanto non ha un focus prettamente industriale, ma è incentrato sull’uso delle tecnologie 4.0 per il monitoraggio delle infrastrutture, ha già completato il progetto di linea pilota e installato anche i laboratori, con laboratori “dedicati ai digital twin che speriamo di poter inaugurare presto”, come spiega Cristina Battaglia, Responsabile Esecutivo del Centro.

Stessa situazione per Smact, Competence Center del Triveneto con focus sulla digitalizzazione. Questo centro che ha una struttura più “diffusa”, in quanto ha ben sei sedi: quattro dedicate alla produzione e due laboratori. A breve, il prossimo 5 maggio, il Competence Center presenterà un’altra live demo, a Padova.

Anche il Competence Center Artes 4.0 ha adottato un modello che abbraccia 13 macro-aree e coinvolge ben sette regioni. Con tre bandi realizzati in un anno, anche questo centro ha esaurito la dotazione a disposizione dei bandi destinati alle imprese (3,5 milioni di euro).

Pienamente operativo anche Cim 4.0, il Competence Center del Piemonte con sede a Torino e dotato di due linee pilota. Anche Cim 4.0 ha finito la dotazione a disposizione, 3,4 milioni di euro, sostenendo in totale 140 progetti. Sul fronte della formazione la sua Academy giunge quest’anno alla terza edizione.

Anche il Competence Center Made, con sede a Milano, ha esaurito le risorse che sono state assegnate attraverso tre bandi. La nuova edizione del Bando 2021 si è recentemente conclusa (la scadenza dell’invio delle candidature era fissata per l’11 marzo 2022). La prima edizione del bando 2021 aveva premiato 22 progetti in totale, presentati prevalentemente da PMI (per il 64%) provenienti da Nord e Centro Italia.

Tra le attività portate avanti in questo anno e mezzo di piena attività, il Competence Center vanta oltre 20 mila ore di formazione erogata attraverso la sua Scuola di competenze 4.0, inaugurata nel maggio 2021.

La scuola offre un’offerta formativa ricca, con circa 78 moduli formativi offerti tra corsi singoli, esperienze e percorsi formativi. I corsi singoli, della durata variabile da 4 a 32 ore, possono essere frequentati singolarmente oppure all’interno di un percorso o esperienza di più lunga durata. Si dividono tra strategici – della durata variabile da 4 a 16 ore, che offrono una panoramica completa della tematica scelta– e tecnico-operativi, della durata di 24 o 32 ore, più pratici ed esperienziali.

Un’offerta formativa che il Competence Center ha presto rafforzato siglando, nel settembre 2021, un accordo con CNA Lombardia, l’ente di formazione Ecipa Lombardia, che ha permesso di aggiungere ulteriori percorsi formativi incentrati su cinque filoni tematici: prodotto e processo 4.0; manutenzione 4.0; big data 4 small business; automazione, robot, cobot ed ottimizzazione di processo; transizione sostenibile ed economia circolare.

Vi sono poi i due Competence Center che sono attualmente in una situazione di ritardo rispetto agli altri: uno è MedITech, il Centro di Competenza ad alta specializzazione istituito nelle Regioni Campania e Puglia che chiuderà il prossimo 15 aprile il suo secondo bando; l’altro è Cyber 4.0, il Competence Center del Lazio divenuto operativo nel 2021, con un focus sulla cyber security.

Rifinanziamento e riorganizzazione dei Competence Center

A conclusione di questa prima fase della costituzione e dell’avvio delle attività, i Competence Center hanno inviato al Ministero dello Sviluppo Economico un “fact sheet” per consentire al Governo di valutare le attività svolte e definire le possibilità di rifinanziamento e di riorganizzazione con risorse a valere sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Il documento cita – nella missione 4, componente 2 intitolata “Dalla Ricerca all’impresa” – una riorganizzazione e razionalizzazione dei soggetti incaricati di erogazione dei servizi tecnologici alle imprese e del trasferimento tecnologico.

Una riorganizzazione che, da un lato, è volta a superare l’attuale situazione di frammentazione, che vede “tanti attori senza una missione chiara e uno scopo definito”, ma che dall’altro suggerisce la creazione di “una rete di 60 centri tra Competence center, digital innovation hub e punti di innovazione digitale”.

La valutazione dei Competence Center avverrà, come anticipato, sulla base di una serie di KPI per valutare l’impatto dei centri sulle varie linee di intervento, tra cui il focus del centro, il disegno delle linee pilota o del concetto di dimostratore, quanto è stato fatto per orientamento e formazione, l’impatto sui servizi, il numero di aziende raggiunte, la percentuale PMI, la loro provenienza geografica e molto altro.

Oltre a queste “auto-pagelle” ci sono state, in questi mesi, visite in loco da parte di funzionari del Mise. Il risultato di questa valutazione, rendono noto dal palco della fiera i responsabili degli otto Competence Center, dovrebbe essere diffuso dal ministero dopo Pasqua.

Quali prospettive per il futuro?

Nel breve termine, ciascun Competence Center ha progetti di innovazione in atto legati anche a quelle che sono le condizioni di operatività: come abbiamo visto alcuni, infatti, devono concludere la costruzione delle linee pilota. Ma ora che si è superata la fase iniziale, con i primi progetti operativi, i centri guardano a una maggiore integrazione delle loro attività, in un’ottica di complementarietà e coordinamento in Italia e all’estero.

I responsabili dei Competence Center hanno comunque ben chiara la direzione che si dovrebbe prendere in futuro e hanno lavorato su proposte condivise, già presentate al Governo.

“In primo luogo, ci auguriamo che venga rifinanziata l’attività dei bandi, vista la domanda da parte delle imprese. Abbiamo anche proposto di lavorare per bandi di filiera, grossi progetti che vadano ben oltre quei limiti di co-finanziamento della prima”, spiega Stefano Cattorini, General Manager di Bi-Rex.

Per superare la frammentazione del sistema attuale, suggerisce Cattorini, si potrebbe adottare un modello “hub & spoke” in cui i Competence Center già costituiti svolgeranno il ruolo di hub con spoke dedicati alla copertura di territori o filiere.

“La storia dei Competence Center ha mostrato la fatica, anche per i centri più virtuosi, di rendere operative realtà nuove che devono essere costruite dalle fondamenta: avviare nuove strutture da zero vorrebbe dire rischiare di perdere gli stessi fondi del PNRR a causa dell’impossibilità di rispettare le tempistiche”. Il messaggio trova concordi tutti gli otto responsabili dei centri.

“Avendo già un sistema in piedi, questa potrebbe essere l’opportunità per lavorare sui verticali. Tutti noi stiamo iniziando a interagire con i Digital Innovation Hub, possiamo efficientare chi già c’è sul territorio e chi sta dimostrando di saper fare il suo”, suggerisce Luca Fabbri, Direttore Tecnico di Smact.

L’idea quindi è di lavorare sull’integrazione dei Competence Center con gli altri soggetti già esistenti che si occupano di trasferimento tecnologico, ma anche sul rafforzamento dell’attività dei centri.

“Ora siamo pronti per lavorare insieme, perché a questo punto siamo partiti tutti. Interessantissimo sarebbe coordinare l’attività formativa, perché la digitalizzazione è un tema trasversale a tutte le iniziative del PNRR”, aggiunge Cristina Battaglia, Responsabile Esecutivo di Start 4.0.

A queste proposte, il Competence Center Cyber 4.0 ha aggiunto quelle relative alla creazione di un laboratorio di certificazione – che servirebbe ad assicurare che le aziende che sono nel perimetro della cyber sicurezza nazionale devono usare tecnologie certificate –  e l’intensificazione dei percorsi di formazione dedicati alla sicurezza informatica, con simulazioni di attacchi e risposte di difesa.

Una cosa è certa: in questi anni i Competence Center hanno dimostrato di saper camminare sulle proprie gambe, grazie alle risorse raccolte dai privati e alla partecipazione a iniziative europee. “La logica più sensata per il futuro è seguire il modello dei Catapult e dei Fraunhofer – dice Cattorini (Bi-Rex) – che prevede un finanziamento per un terzo pubblico, per un terzo privato e per un terzo da bandi di gara”.

European Digital Innovation Hub: le proposte dei Competence Center

Già nel corso di questi anni di attività, i Competence Center hanno guardato ben oltre i confini nazionali, cercando di cogliere le opportunità messe in campo dall’Europa.

Europa che, nell’ambito della strategia di digitalizzazione dell’UE – che prende il nome di Digital Europe Programme – ha previsto la costruzione di una rete europea di European Digital Innovation Hub (EDIH), a cui è stato affidato il compito di assicurare la transizione digitale dell’industria, con focus su PMI e Pubblica Amministrazione e facendo leva su Intelligenza Artificiale, Calcolo ad Alte Prestazioni (High Performing Computing, HPC) e sicurezza informatica.

Un’opportunità che ha raccolto l’interesse non solo dei Competence Center, ma anche di altri centri di ricerca e di innovazione e di Digital Innovation Hub non appartenenti al sistema confindustriale. I DIH di Confindustria, invece, hanno siglato nell’aprile 2020 un accordo con i Competence Center che ha portato alla nascita del “network italiano dell’innovazione 4.0”.

Dopo la (a dire il vero molto larga) selezione fatta dal Mise, 41 poli o consorzi italiani si sono presentati alla call ristretta indetta dalla Commissione europea per diventare EDIH, a fronte di una ventina di posti disponibili. Tra maggio e giugno la Commissione europea dovrebbe comunicare l’esito della gara. I poli che dovessero ricevere il seal of excellence, ma non rientrare nelle disponibilità di finanziamento europeo, potranno comunque essere co-finanziati dal Governo con le risorse del Recovery.

Per quanto riguarda Start 4.0, il Competence Center è coordinatore di una proposta che si concentra su tutte e tre le tecnologie e focalizzata sul tema della blue economy, quindi incentrata sulla tutela dell’ecosistema marino, con riferimento a quello ligure.

“L’idea di fondo è tradurre le risorse in servizi per le PMI, sulla scia di quanto abbiamo già fatto, quindi laboratori, formazione, servizi di tipo finanziario. Tutti o gratuiti o a prezzo molto scontato, con un meccanismo di premialità sul tema green e con un focus su progetti con potenziale impatto su cluster di imprese o intere filiere” spiega Battaglia.

Bi-Rex ha invece presentato un progetto che guarda oltre i confini regionali, presentandosi in due consorzi. La proposta si chiama Bi-Rex++ ed è incentrata sulle tecnologie dell’HPC e Big Data processing per l’industria manifatturiera, mentre un altro progetto portato avanti con il Digital Innovation Hub dell’Emilia Romagna riguarda prevalentemente la Pubblica Amministrazione.

Le due proposte del Bi-Rex sono state presentate con l’ottica di fare rete, già da queste fase, con gli altri soggetti e strutture che hanno obiettivi e progetti simili, sia a livello europeo che territoriale.

Ha invece un focus territoriale la proposta di Made, che intende replicare il concept del Competence Center integrando tutte quelle altre realtà che il Piano Industria 4.0 originale aveva previsto fossero integrate, a partire dai digital innovaiton hub. Altra iniziativa lanciata è quella di creare un report di EDIH con specifica propensione verso la manifattura, creando un EDIH Manufacturing Network, insieme a Cim 4.0 e Smact e altre realtà europee.

Focus sui consorzi territoriali anche per MedITech, che si presenta come partner (e non capofila) in quattro diverse proposte per Campania, Puglia e Basilicata (con una proposta orientata sul tema delle tecnologie abilitanti per l’industria culturale e creativa), a cui si aggiunge la proposta in partenariato con Artes 4.0 e incentrata sull’Intelligenza Artificiale.

La proposta di Cyber 4.0 guarda al 100% sulla sicurezza informatica, con l’obiettivo di creare un European Network for Security and Trust (NEST). Un’evoluzione dell’accordo che il Competence Center aveva preso con i Digital Innovation Hub di Lazio, Umbria ed Abruzzo e propone attività in linea con l’esperienca acquisita dal Competence Center ad oggi.

Cim 4.0 si è presentato alla call con una proposta incentrata sul tema dell’AI e della cyber security e guarda alle regioni Piemonte e Valle d’Aosta, con focus su industria e PA. Circa il 75% dei servizi che saranno proposti, anche per le PMI, saranno a pagamento.

Artes 5.0 Restart Italy è invece il nome della proposta presentata dal Competence Center Artes 4.0 a cui partecipano più consorzi con tre focus specifici: centralità delle persone, sostenibilità e digitalizzazione come strumento abilitatore delle trasformazioni che caratterizzano l’Industria 5.0. Una proposta nazionale che coinvolge attori nazionali, associazioni, ricercatori, CNA, Confindustria e molti altri, per “essere pervasivi e creare una nuova economia basata sulla valorizzazione del Pianeta, della PA, della cultura, del Mediterraneo e molto altro”, spiega Paolo Dario, Direttore Scientifico ed Esecutivo ad Interim Artes 4.0.

La proposta di Smact guarda al Veneto e al Friuli Venezia Giulia, con un’ambizione europea, quel “passo in più che manca ai Competence Center”, spiega Luca Fabbri, Direttore Tecnico di Smact. “La sfida è riuscire a diventare credibili anche a livello europeo”, conclude.

 

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Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ membro del Consiglio Direttivo di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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