Intelligenza artificiale e reti 5G, due grandi alleati per sfruttare al massimo le potenzialità dell’Industrial IoT

Nel mondo industriale ben l’80% delle grandi aziende offre servizi a valore aggiunto basati sull’Industrial IoT (+4% rispetto al 2020), innanzitutto legati all’invio di notifiche in caso di evento avverso, guasto, emergenza (87%) o all’energy management (50%), ad esempio per monitorare i consumi energetici e prevedere eventuali picchi di richieste.

Guardando al futuro, gli interessi delle aziende si estendono verso servizi di manutenzione preventiva e sempre di più anche predittiva, in grado di sfruttare algoritmi di Intelligenza artificiale (IA) per prevenire guasti e malfunzionamenti.

L’IA, insieme alle reti 5G, sono infatti i due grandi alleati a cui guardare e dai quali trarre benefici e risorse per sviluppare ulteriormente e appieno tutte le potenzialità e le prospettive dell’Industrial IoT. Che nel Paese sta viaggiando – come accade nella gran parte dei casi quando si tratta di nuove tecnologie – su un doppio binario, a due diverse velocità: da un lato le grandi aziende, che sono più avanti e più strutturate per l’implementazione dell’Industrial IoT. Dall’altro, il grande ventaglio delle PMI, che procedono in ordine sparso: prevale ancora un certo ritardo, poca conoscenza delle opportunità, competenze spesso non adeguate, con l’eccezione di realtà di eccellenza, che non hanno nulla da invidiare alle grandi imprese e ai colossi di ogni settore.

Il contesto generato dalla pandemia ha portato con sé sfide e opportunità, tra cui la crisi legata alla produzione industriale di chip a livello mondiale e le risorse previste dal PNRR, con impatti diretti sul mercato dell’Industrial Internet of Things in Italia. In particolare, secondo l’analisi annuale del settore realizzata dall’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, il contesto legato al Covid-19 ha avuto ripercussioni sulle decisioni di investimento in nuovi progetti di Industrial IoT in circa due aziende su tre.

Tra queste, la percentuale di imprese che ha incrementato il budget dedicato a queste iniziative (36% grandi aziende, 40% PMI) è superiore rispetto alla quota di imprese che lo ha ridotto (31% grandi imprese, 23% PMI). Un segnale incoraggiante, che può essere attribuito in parte anche agli ingenti investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) in area Industria 4.0.

Se da un lato, tuttavia, le grandi aziende hanno ben chiare le potenzialità di tali misure (il 70% ritiene che il PNRR porterà grandi opportunità per investire in tecnologie IoT), dall’altro le PMI non sanno fornire un parere in relazione a tale tematica (28% del totale), dimostrando ancora una certa distanza rispetto a questi temi.

Più in generale, il 2021 è stato un anno importante per l’Internet of Things in Italia. Si registra una forte crescita del mercato, +22% rispetto al 2020, che raggiunge 7,3 miliardi di euro, al di sopra dei livelli pre-Covid (valeva 6,2 miliardi di euro nel 2019). E, in parallelo, evolve l’offerta di soluzioni IoT con nuovi servizi di valore, grazie alle grandi quantità di dati raccolti da oggetti connessi: non a caso, il valore dei servizi raggiunge quota 3 miliardi di euro, circa il 40% del mercato IoT complessivo, +25% rispetto al 2020.

Le opportunità dell’Internet of Things si aprono ora

Ma grandi opportunità per l’Internet of Things si aprono ora con il PNRR. Molti degli investimenti previsti all’interno del Piano – dalla Smart Factory alla Smart City, passando per lo Smart Building e l’Assisted Living – riguardano ambiti in cui l’Internet of Things può giocare un ruolo chiave, per 30 miliardi di euro di risorse complessive.

“Nei prossimi anni siamo chiamati ad una sfida che determinerà il futuro delle prossime generazioni”, rimarca Angela Tumino, direttore dell’Osservatorio Internet of Things: “la transizione ecologica potrà essere supportata da processi più efficienti, strumenti smart che permettano di ridurre i consumi di energia e di prevedere quando un macchinario ha bisogno di manutenzione, prima che questo si guasti. Su tutti questi fronti l’Internet of Things può svolgere un ruolo importante e la riprova di questo sta nei quasi 30 miliardi di euro contenuti nel PNRR che riguarderanno progetti basati su tecnologie IoT”.

Forti aspettative per lo slancio del PNRR

In totale le risorse all’interno del PNRR che potranno interessare il settore dell’Internet of Things ammontano a 29 miliardi di euro. Di questi, 14 miliardi sono stanziati per ambiti che riguardano la Smart Factory, 4 miliardi per l’Assisted Living, in particolare per quanto riguarda la telemedicina. Il tema Smart City è toccato all’interno di varie Missioni, con 2,5 miliardi di euro in Rigenerazione Urbana (Missione 5), altri 2,5 miliardi per la Gestione del rischio di alluvione e del rischio idrogeologico (Missione 2). 900 milioni per una Rete idrica più digitale, con l’obiettivo di ridurre le perdite e ottimizzare i consumi.

Anche l’ambito Smart Building è presente in maniera trasversale: i temi toccati sono l’efficienza energetica e la sostenibilità. E sempre all’interno di questo ambito rientra parte degli investimenti destinati alle Smart Grid: 3,6 miliardi per migliorare l’efficienza della rete e aumentarne la capacità, così da favorire, ad esempio, il passaggio a riscaldamento e raffrescamento con pompe di calore e, in generale, una migliore gestione della produzione distribuita di energia elettrica.

Le reti 5G saranno un forte alleato nello sviluppo dell’IoT

Accanto a questi ambiti principali, ulteriori interventi sono legati indirettamente alle tecnologie Internet of Things, per consolidarne l’infrastruttura abilitante, come i quasi 7 miliardi di euro previsti per le reti ultraveloci (banda ultra-larga e 5G), agli 8,4 miliardi destinati al rinnovo di mezzi di trasporto quali treni, autobus e navi, o ancora ai 4,8 miliardi per la digitalizzazione della logistica.

Le tecnologie per connettere il mondo

Le tecnologie Low Power Wide Area (LPWA) in banda non-licenziata sono sempre più adottate per lo sviluppo di soluzioni IoT in virtù di una maturità tecnologica che si sta consolidando e di una diffusione sempre più ampia. “Il 2021 è stato un anno rilevante per le tecnologie LoRaWAN e SigFox – spiega Antonio Capone, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Internet of Things -. LoRaWAN è stato formalmente riconosciuto come standard dall’International Telecommunication Union (ITU-T), il principale ente di standardizzazione delle tecnologie di comunicazione, mentre SigFox ha lavorato per consolidare la sua presenza sul mercato e sul dispiegamento di nuove reti”.

Sul fronte dell’interoperabilità, prosegue l’evoluzione delle tecnologie abilitanti e il rafforzamento degli ecosistemi. In particolare, nel corso del 2021 si è consolidato lo sforzo delle aziende membri della Connectivity Standard Alliance (CSA) verso la stesura delle specifiche di Matter, il nuovo protocollo per l’interoperabilità della Smart Home, seppur in ritardo sulla timeline definita nel 2020. Le prime dimostrazioni, presentate al CES di Las Vegas a inizio 2022 testimoniano il buon livello di avanzamento delle specifiche definite ad oggi e la crescente maturità della tecnologia a supporto degli standard presenti sul mercato.

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Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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