Dall’AI al futuro green: quattro libri da leggere (anche) in vacanza

In vacanza o al lavoro, sulla sdraio open air e anche alla scrivania, sono sempre molti i titoli e gli argomenti di libri e novità editoriali interessanti e utili da leggere o consultare.

Ecco una breve rassegna di quattro pubblicazioni che trattano i temi dell’innovazione, delle nuove tecnologie e soluzioni per fare tutto meglio, più velocemente e – magari – più profittevolmente di prima. Ma anche in maniera più green e sostenibile.

La macchina dell’immaginazione

Con l’era dell’intelligenza artificiale a caratterizzare il futuro che ci aspetta, in ‘La macchina dell’immaginazione’ (edizioni Egea) Martin Reeves, presidente del BCG Henderson Institute, e Jack Fuller, esperto di neuroscienze, fanno un viaggio tra scienza, psicologia e filosofia, alla scoperta della capacità di immaginare applicata al mondo delle aziende (e anche alle nostre vite quotidiane).

A differenza di quanto avvenuto nelle precedenti ondate tecnologiche, l’AI minaccia di sostituire non tanto la routine del lavoro fisico quanto quella del lavoro cognitivo. La domanda che aleggia un po’ ovunque è: che cosa faranno, a quel punto, le persone? Secondo Reeves e Fuller diventeranno sempre più importanti tutte le abilità prettamente umane che ci contraddistinguono, capacità di immaginare su tutte. Saranno proprio le aziende in grado di fare nascere – costantemente – nuove idee a creare un futuro che sia ancora a misura d’uomo.

Che sia per scovare opportunità inesplorate, ripensare i modelli di business e scoprire nuovi percorsi di crescita, oggi più che mai abbiamo bisogno di immaginazione. Eppure troppe aziende – e le persone che vi lavorano – sembrano avere perso la capacità di immaginare.

Medicina, beni di consumo, trasporti, finanza, agricoltura, intrattenimento, comunicazioni: le imprese hanno cambiato radicalmente il mondo in tantissimi settori. E lo hanno fatto combinando le capacità organizzative con la facoltà di immaginare propria degli umani: l’abilità di vedere e creare cose che prima non esistevano. L’immaginazione, insomma, è uno degli ingredienti meno compresi ma più cruciali per il successo di un’impresa. È ciò che fa la differenza tra un cambiamento incrementale e quei cambiamenti di paradigma così essenziali per la trasformazione, specialmente nei momenti di crisi.

La cultura del dato

Per fare innovazione Data-driven e corroborata dall’intelligenza artificiale, “partite da domande di business a impatto significativo ma soprattutto risolvibili o migliorabili, attraverso l’uso di dati e algoritmi, in maniera oggettivamente dimostrabile e dalla durata temporale non superiore ai 6-9 mesi”, consigliano Stefano Gatti e Alberto Danese nel loro libro ‘La cultura del dato’, pubblicato da FrancoAngeli.

Questo approccio ‘quick-win’ è molto utile per creare un trend positivo su queste tematiche all’interno di tutta l’azienda e l’organizzazione. E porta con sé la possibilità di avere risorse umane ed economiche per i passaggi successivi.

Altro suggerimento: “concentratevi non tanto sulla quantità dei dati ma sulla qualità e sulla semantica del dato. Avere un datawarehouse aggiornato e affidabile è un miglior punto di partenza di un Datalake poco usabile. Sempre di più, con l’estendersi su Industries più diversificate, la componente quantità (big data) lascia spazio, come importanza, alla capacità di ‘trovare’ all’interno dell’organizzazione i dati ‘corretti’, semanticamente chiari, e gli algoritmi più adatti a risolvere le domande di business”. Facile, no?

Carbon Almanac

In ‘Carbon Almanac’, un ottimo libro di oltre 350 pagine su Sviluppo sostenibile e cambiamento climatico, a cura di Seth Godin (Roi Edizioni), tra i tanti temi trattati, dalla decarbonizzazione all’idrogeno, si ricorda che lo studioso Everett Rogers nel 1962 formulò la sua ‘teoria della diffusione delle innovazioni’.

Egli descrisse come si propagano le idee all’interno di una popolazione. Non arrivano mai tutte allo stesso momento e non sono mai accettate da tutti allo stesso tempo o nello stesso modo. Gli esseri umani cambiano lentamente convinzioni e comportamenti, ma qualcuno è più pronto di altri a farlo. Non dappertutto, non sempre, ma ci sono persone sono più aperte e preparate a nuove idee. Questo accade indipendentemente dall’efficacia della novità o dell’affidabilità dei fatti su cui si basa una nuova idea.

Rogers suggerì che per ogni tipo di idea o area di interesse le persone possano essere divise in cinque categorie: gli innovatori, gli Early adopters, la maggioranza iniziale, la maggioranza tardiva, i ritardatari. Gli innovatori sono persone a cui piace andare per prime. Si aggrappano a una nuova idea o innovazione semplicemente perché è nuova, non perché si dimostri corretta o utile. Gli Early adopters, in un particolare momento culturale, prendono il ruolo di guida e abbracciano il cambiamento. Devono prima verificare che l’idea o la tecnologia siano effettivamente migliori. E, poiché amano essere leader sono coloro che più facilmente convertono gli altri alla nuova idea.

La maggioranza iniziale sceglie di adottare le nuove idee prima della gente comune. La maggioranza tardiva è più scettica verso le novità, ma dopo un po’ di tempo e di riflessioni si adegua al cambiamento. I ritardatari non cambieranno molto facilmente idea su un determinato tema, e in alcuni casi non lo faranno mai. Sono passati sessant’anni tondi dalla nascita di questa teoria sulla diffusione delle innovazioni, dall’epoca delle prime Tv in bianco e nero siamo passati a quella della realtà artificiale, e la visione di Rogers è ancora di grande attualità.

L’economia di domani

Una nuova ondata di trasformazione è appena iniziata: l’innovazione verde che cavalca la digitalizzazione. Questa ondata tecno-economica inaugurerà un’era definita dalla transizione alle fonti rinnovabili e dai flussi economici circolari. Ma si realizzerà pienamente solo quando consumatori, aziende e politica procederanno nella stessa direzione.

Lo spiega Per Espen Stoknes nel suo volume ‘L’economia di domani’, pubblicato in Italia da FrancoAngeli. Nell’opera di Stoknes si rileva che un recente progetto di ricerca ha identificato ventuno importanti innovazioni di consumo che hanno una potenzialità dirompente. Sei di queste, ad esempio, riguardano la mobilità: e-bike, bike-sharing, taxi-bus, ride-sharing, car-sharing, mobilità come servizio.

Molte altre riguardano l’ambito energetico: impianti fotovoltaici come i pannelli solari sul tetto con immagazzinamento dell’energia, elettricità P2P (peer-to-peer, cioè la vendita dell’energia prodotta in eccesso al vicino), la tecnologia vehicle-to-grid (V2G), che consente di mettere l’energia prodotta dalle batterie degli autoveicoli al servizio della rete elettrica, home sharing (come Airbnb),, l’internet delle cose in casa, elettrodomestici e case intelligenti con sistemi di autoapprendimento e pompe di calore.

Le trasformazioni “possono guadagnare slancio grazie alla forte pressione del mercato della nuova tecnologia, come nel caso della auto elettriche o di quelle a guida autonoma”, fa notare l’autore, “ma senza una risposta politica e senza l’aggiornamento e l’orientamento delle regole, le innovazioni sono spesso incapaci di penetrare in velocità e in profondità”.

Le nuove ondate di innovazioni devono essere abbastanza forti per superare gli ostacoli posti da strutture e infrastrutture preesistenti, fino a quando mercato e consumatori, aziende produttrici e politica procedono nella stessa direzione.

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Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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