La manifattura italiana apre il 2026 con segnali contrastanti, muovendosi lungo un sentiero di risalita che resta lento e incerto. Nonostante il dato positivo del PIL nel quarto trimestre 2025, cresciuto dello 0,3% grazie alla spinta degli investimenti del PNRR, l’attività industriale continua a risentire della debolezza dei consumi, con vendite al dettaglio calate dello 0,9% in volume a dicembre.
L’export risente inoltre della svalutazione del dollaro, arrivato a 1,18 sull’euro a febbraio, chiudendo l’ultimo trimestre dell’anno precedente con una flessione dell’1,9%.
Il ritorno a una moderata crescita previsto per l’anno in corso si configura più come un parziale riassorbimento delle perdite accumulate dopo tre anni negativi che come una netta inversione di tendenza.
È quanto emerge dall’ultimo report del Centro Studi Confindustria che sottolinea come l’effettiva ripresa della competitività rimanga legata all’evoluzione dei costi energetici.
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Manifattura, le dinamiche di settore: farmaceutica e metallurgia trainano il recupero, moda e automotive in crisi
L’andamento dell’industria italiana nel corso del 2025 evidenzia una progressiva ma faticosa uscita da una fase di caduta produttiva, evolvendo verso un debole recupero che non costituisce ancora una netta inversione di tendenza.
Nonostante la produzione aggregata abbia registrato una contrazione media annua dello 0,2%, dopo i cali più marcati del biennio precedente, il panorama interno appare fortemente frammentato.
Un segnale di mutamento arriva dal numero di comparti in crescita, saliti a 9 rispetto ai soli 4 rilevati nel 2024. La farmaceutica e la metallurgia guidano questa timida risalita, con incrementi rispettivamente del 3,8% e del 4,0%.
Nello specifico il settore farmaceutico ha beneficiato di una performance dell’export senza precedenti, segnando un +28,5% su base annua, spinto da un balzo delle forniture verso gli USA pari al 54% legato all’accumulo di scorte.
Anche il settore metallurgico (+4,0%) è stato sostenuto moderatamente nel
2025 dal canale dell’export, nonostante gli elevati dazi imposti dagli USA (su acciaio e alluminio).
Al polo opposto ci sono settori storicamente trainanti per il sistema Paese che continuano a mostrare segnali di profonda sofferenza, con ben 12 comparti che hanno registrato cali sia nel 2024 che nel 2025.
L’automotive ha chiuso l’anno con una flessione del 10,3%, appesantito dall’incertezza normativa, dall’aumento dei prezzi e dalla pressione delle importazioni.
Anche il comparto tessile-abbigliamento-pelli riflette la debolezza del contesto economico, con un calo aggregato del 5,5% condizionato dalla fiducia contenuta delle famiglie e dal rallentamento della domanda estera.
Di particolare rilievo è la situazione della chimica, che in controtendenza rispetto ad altri settori ha visto peggiorare la propria caduta arrivando a un -2,6% nel 2025.
Il comparto risente di criticità strutturali legate ai costi energetici elevati, che in tutta Europa stanno portando alla chiusura di impianti o alla loro conversione verso nuove produzioni come le bioraffinerie e i sistemi di accumulo.
Beni strumentali e PNRR: il motore della resilienza tecnologica
Nonostante il quadro generale rimanga incerto, il comparto dei beni strumentali si conferma l’asse portante della resilienza industriale italiana.
A gennaio 2026, la fiducia delle imprese che producono macchinari e impianti ha mostrato un miglioramento significativo, segnalando una propensione all’investimento che funge da ammortizzatore contro la debolezza dei consumi interni.

Una dinamica sostenuta in larga misura dall’accelerazione dei progetti legati al PNRR, che nel quarto trimestre del 2025 hanno contribuito in modo determinante alla crescita dello 0,3% del PIL nazionale.
La domanda di tecnologie per l’ammodernamento dei processi produttivi e per l’efficienza energetica rimane solida, nonostante le condizioni di accesso al credito mostrino segnali di irrigidimento.
Dopo una fase di discesa, il tasso pagato dalle imprese per i nuovi prestiti è infatti risalito al 3,58% a dicembre 2025. Tuttavia, la ripartenza del credito per le imprese e la necessità di adeguare gli impianti agli standard di sostenibilità continuano a generare flussi di ordini costanti per i costruttori di macchinari.
Consumi e fiducia delle famiglie: un miglioramento che non si traduce in spesa
Migliora anche la fiducia dei consumatori che, tuttavia, non si traduce ancora in un aumento degli acquisti. A dicembre, infatti, le vendite al dettaglio hanno segnato una flessione dello 0,9% in volume, confermando una fragilità della domanda che zavorra l’attività industriale, in particolare nei settori legati ai beni di consumo.
La cautela negli acquisti è alimentata da una quota di risparmio che rimane elevata, sintomo di un’incertezza persistente nonostante la discesa dell’inflazione.
A frenare la dinamica dei consumi contribuisce anche la debolezza del mercato del lavoro, che nell’ultimo trimestre ha mostrato segnali di rallentamento.

Lo scenario internazionale: l’impatto del cambio e delle materie prime
Il percorso di recupero dell’industria italiana deve confrontarsi con un quadro globale caratterizzato da spinte contrastanti.
Sul fronte valutario, la svalutazione del dollaro – arrivato a 1,18 sull’euro a febbraio – esercita una pressione negativa sulla competitività dell’export, che ha già chiuso l’ultimo trimestre del 2025 in flessione dell’1,9%.
Sebbene un euro forte attenui parzialmente l’onere delle importazioni di materie prime, il beneficio è controbilanciato dal rialzo dei costi energetici: il prezzo del petrolio è salito a 71 dollari al barile a febbraio, mentre il gas si mantiene stabile a 33 euro/MWh dopo la fiammata registrata a gennaio.

Dinamiche che contribuiscono a mantenere elevata l’incertezza per le imprese esportatrici, limitando la capacità di agganciare la ripresa della domanda mondiale, che nel primo trimestre del 2026 mostra ancora segnali di debolezza.
Competitività e bollette: lo strumento del decreto energia per stabilizzare i margini industriali
In un contesto di costi operativi che restano elevati, l’attenzione della manifattura è rivolta alle possibili misure di mitigazione dei prezzi energetici.
Il decreto “bollette” varato dal Governo è indicato come uno strumento in grado di incidere sulla spesa di famiglie e imprese, ma la sua effettiva operatività rimane sospesa in attesa dell’autorizzazione della Commissione Europea.
L’impatto di tali norme rappresenta dunque una variabile di scenario: se confermate, potrebbero contribuire a stabilizzare i margini operativi, ma al momento la competitività del sistema industriale continua a dipendere dalla capacità delle imprese di compensare autonomamente i rincari di petrolio e gas e la volatilità dei cambi.
Il consolidamento del sentiero di crescita previsto per il 2026 resta quindi legato al superamento di questi ostacoli trasversali che continuano a frenare l’attività manifatturiera.

















